"Troiane": la messinscena di Matteo Tarasco al Teatro Regina Margherita
L'eroismo delle "Troiane" di Matteo Tarasco in una messinscena tutta femminile: domenica 5 febbraio alle 20.30, lo spettacolo va in scena al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta, per la stagione firmata da Moni Ovadia.
Tratto da Euripide, Seneca e Sartre, lo spettacolo è nato proprio al centro della Sicilia e vede in scena un cast siciliano tutto al femminile: Doriana La Fauci (guardia), Aurora Cimino (Cassandra), Giuliana Di Stefano (Andromaca), Clara Ingargiola (Demostea), Grazia Lo Brutto (Polissena) e Rita Fuoco Salonia (Ecuba).
Il mito è indagato, infatti, da un punto di vista tutto femminile, perché ancora una volta sono le donne ad essere al centro del nuovo lavoro di Matteo Tarasco. Si narra che una donna, Elena – moglie di Menelao, re di Sparta – sia stata rapita da Paride, figlio di Priamo, re di Troia.
Per riportare a casa Elena si scatena una guerra lunga e feroce. Ma è concepibile combattere una guerra per una donna rapita, che in realtà si era lasciata rapire, o meglio, era fuggita con il proprio rapitore?
È concepibile radunare un esercito di centomila uomini per assediare una città, che per quanto fosse la città più grande, più ricca, più famosa del mondo, aveva pur sempre un diametro di trecento metri? Ed è concepibile che questa guerra d’assedio duri dieci anni?
Tratto da Euripide, Seneca e Sartre, lo spettacolo è nato proprio al centro della Sicilia e vede in scena un cast siciliano tutto al femminile: Doriana La Fauci (guardia), Aurora Cimino (Cassandra), Giuliana Di Stefano (Andromaca), Clara Ingargiola (Demostea), Grazia Lo Brutto (Polissena) e Rita Fuoco Salonia (Ecuba).
Il mito è indagato, infatti, da un punto di vista tutto femminile, perché ancora una volta sono le donne ad essere al centro del nuovo lavoro di Matteo Tarasco. Si narra che una donna, Elena – moglie di Menelao, re di Sparta – sia stata rapita da Paride, figlio di Priamo, re di Troia.
Per riportare a casa Elena si scatena una guerra lunga e feroce. Ma è concepibile combattere una guerra per una donna rapita, che in realtà si era lasciata rapire, o meglio, era fuggita con il proprio rapitore?
È concepibile radunare un esercito di centomila uomini per assediare una città, che per quanto fosse la città più grande, più ricca, più famosa del mondo, aveva pur sempre un diametro di trecento metri? Ed è concepibile che questa guerra d’assedio duri dieci anni?














