"Svelamenti della Superficie": la personale dell'artista Nuccio Bolignano a Messina
Opera di Nuccio Bolignano visibile alla mostra "Svelamenti della Superficie"
Il nuovo appuntamento di "Opera al Centro", curato da Giuseppe La Motta, allestita al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, propone "Svelamenti della superficie" di Nuccio Bolignano, artista colto e sicuro dei mezzi espressivi. Il suo percorso è andato arricchendosi attraverso nuove esperienze, fra tutte l’adesione negli anni Ottanta al gruppo de I Mediterranei.
Bolignano si forma con maestri di scuola napoletana, docenti del liceo artistico e dell’accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, che negli anni Sessanta furono portatori di una nuova dialettica artistica in città attraverso la proposta di nuovi linguaggi informali del contemporaneo.
In questa mostra ogni opera fonda un proprio spazio antigerarchico e policentrico nel quale una gamma eterogenea di rette e poligoni spezzati e sincopati galleggiano, scivolando o slittando verso l’esterno, facendo capolino oltre il confine del telaio.
La superficie si configura così come uno spazio pensile, capace di inglobare oggetti reali e illusori come se appartenessero alla stessa dimensione, assottigliando sempre più la separazione tra verità e simulazione.
L'intenzione è quella di sollecitare la percezione dell’osservatore delineando forme volutamente ambigue e incongruenti che lo portino a compiere mentalmente i possibili collegamenti tra le parti: l'opera risulta quindi "aperta", perché il suo completamento è delegato alle più disparate e personali ipotesi integrative.
Bolignano si forma con maestri di scuola napoletana, docenti del liceo artistico e dell’accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, che negli anni Sessanta furono portatori di una nuova dialettica artistica in città attraverso la proposta di nuovi linguaggi informali del contemporaneo.
In questa mostra ogni opera fonda un proprio spazio antigerarchico e policentrico nel quale una gamma eterogenea di rette e poligoni spezzati e sincopati galleggiano, scivolando o slittando verso l’esterno, facendo capolino oltre il confine del telaio.
La superficie si configura così come uno spazio pensile, capace di inglobare oggetti reali e illusori come se appartenessero alla stessa dimensione, assottigliando sempre più la separazione tra verità e simulazione.
L'intenzione è quella di sollecitare la percezione dell’osservatore delineando forme volutamente ambigue e incongruenti che lo portino a compiere mentalmente i possibili collegamenti tra le parti: l'opera risulta quindi "aperta", perché il suo completamento è delegato alle più disparate e personali ipotesi integrative.
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