Un'intervista "impossibile" a Marinetti: lo spettacolo sul padre del Futurismo a Palermo
Francesca Barbi Marinetti, Oscar Bonelli e Marco Prosperini
La figura di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, rivive al chiostro della GAM - Galleria d’Arte Moderna “Empedocle Restivo” di Palermo con “Spariamo! (contro ogni mefitica mediocrità)”, in scena venerdì 12 e sabato 13 giugno alle ore 21.00 per la stagione estiva del Teatro Biondo.
Scritto e diretto da Corrado Veneziano, lo spettacolo assume la forma di un'intervista immaginaria che attraversa la vita, il pensiero e le opere di Marinetti, tra ricordi personali, provocazioni artistiche e riflessioni sul Futurismo. Sul palco Marco Prosperini e Francesca Barbi Marinetti, con le musiche composte ed eseguite da Oscar Bonelli.
Lo spettacolo è diviso in quattro sezioni: nella prima, le domande vertono sull’infanzia di Marinetti e sugli ultimissimi anni della sua vita, quando, quasi settantenne, decide di arruolarsi come volontario nella guerra contro “i Bolscevichi”. Ne viene fuori un senso di dolcezza e allo stesso tempo di orgoglio nell’affermazione di un concetto di esistenza che non ammette titubanze e regressioni.
Nella seconda parte, le domande sono incentrate sulle basi fondamentali del Futurismo e soprattutto sui concetti di “paroliberismo” e di “dinamicità-velocità-simultaneità”. Grazie alle domande dell’intervistatrice, Marinetti esprime con grande chiarezza la straordinaria tensione verso una dimensione ludica, creativa, libera, felice, impegnata però sempre a connettersi con una responsabilità etica.
Nella terza parte, l’artista ripercorre i suoi lavori drammaturgici, poetici, letterari, filosofici, politici. Li enumera, li descrive, li chiosa. In tal modo realizza un excursus completo della sua produzione intellettuale, toccando aspetti artistici ed editoriali ma anche momenti legati alle figure con cui aveva avviato i suoi scambi più profondi, da D’Annunzio a Mussolini, tanto nelle luci quanto nelle contraddizioni e prese di distanza.
L’ultima parte è la più prorompente: cinque minuti di lettura del celebre Manifesto del febbraio 1909, resa come una fiera affermazione di identità e una lucida dichiarazione di intenti. La lettura restituisce anche il senso di un passaggio di testimone alle nuove generazioni: a noi che ci immergiamo-ascoltiamo-vediamo le sue parole.
Scritto e diretto da Corrado Veneziano, lo spettacolo assume la forma di un'intervista immaginaria che attraversa la vita, il pensiero e le opere di Marinetti, tra ricordi personali, provocazioni artistiche e riflessioni sul Futurismo. Sul palco Marco Prosperini e Francesca Barbi Marinetti, con le musiche composte ed eseguite da Oscar Bonelli.
Lo spettacolo è diviso in quattro sezioni: nella prima, le domande vertono sull’infanzia di Marinetti e sugli ultimissimi anni della sua vita, quando, quasi settantenne, decide di arruolarsi come volontario nella guerra contro “i Bolscevichi”. Ne viene fuori un senso di dolcezza e allo stesso tempo di orgoglio nell’affermazione di un concetto di esistenza che non ammette titubanze e regressioni.
Nella seconda parte, le domande sono incentrate sulle basi fondamentali del Futurismo e soprattutto sui concetti di “paroliberismo” e di “dinamicità-velocità-simultaneità”. Grazie alle domande dell’intervistatrice, Marinetti esprime con grande chiarezza la straordinaria tensione verso una dimensione ludica, creativa, libera, felice, impegnata però sempre a connettersi con una responsabilità etica.
Nella terza parte, l’artista ripercorre i suoi lavori drammaturgici, poetici, letterari, filosofici, politici. Li enumera, li descrive, li chiosa. In tal modo realizza un excursus completo della sua produzione intellettuale, toccando aspetti artistici ed editoriali ma anche momenti legati alle figure con cui aveva avviato i suoi scambi più profondi, da D’Annunzio a Mussolini, tanto nelle luci quanto nelle contraddizioni e prese di distanza.
L’ultima parte è la più prorompente: cinque minuti di lettura del celebre Manifesto del febbraio 1909, resa come una fiera affermazione di identità e una lucida dichiarazione di intenti. La lettura restituisce anche il senso di un passaggio di testimone alle nuove generazioni: a noi che ci immergiamo-ascoltiamo-vediamo le sue parole.
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