"Palermo nascosta #2": alla scoperta delle cripte della città, dalle logge alla Guilla
Un nuovo appuntamento con gli itinerari organizzati dall'associazione Palermo Cultour: "Palermo nascosta #2" è in programma domenica 13 marzo alle ore 9.30, raduno a piazza San Domenico.
Si inizierà con la visita della chiesa di San Mamiliano in Valverde e della preziosa cripta Lanza di Trabia, la famiglia della donna uccisa nel 1563 in quello che è passato alla storia come il più clamoroso dei delitti d’onore. Laura Lanza, ovvero la baronessa di Carini. Misteriosa è la cripta, scomparsa per secoli e ritrovata per caso vent’anni fa durante lavori di pulizia.
Si proseguirà per il mandamento Castellammare sino alla chiesa di Santa Maria del Piliere, da poco riaperta al pubblico, conosciuta anche come chiesa degli Angelini, fondata nel 1541 dalla nobildonna Giulia de Panicolis.
La sua fama è legata alla presenza di un pozzo dalle acque miracolose che venne scoperto nel 1539 e in cui venne trovata una statua lignea della Madonna col Bambino in braccio.Da un locale adiacente la chiesa , diciotto gradini portano ad un locale sottostante la navata centrale, si tratta di un ambiente a forma rettangolare di circa 70 mq con due altari laterali ed uno centrale.
Attraverso Via Vittorio Emanuele si raggiungerà la chiesa e la cripta di San Matteo al Cassaro, conosciuta come chiesa frequentata dalla famosa setta di Beati Paoli. Per mezzo di una scala posta nell’antisagrestia si accede alla cripta, vasto ambiente a pianta rettangolare di circa 160 mq che occupa la parte sottostante la navata della Chiesa e ricca di loculidisposti a ripiani leggermente inclinati rivestite da variopinte mattonelle di maiolica e particolare non trascurabile, muniti di poggiatesta.
Si raggiungerà infine via del Celso dove visiteremo la chiesa e la Cripta dei tre re, ricostruita, dopo il 1580 ca., dalla Compagnia dei Tre Re, generalmente non accessibile al pubblico, già nota come Confraternita dei Putiari (Bottegai). L'interno a navata unica presenta un addobbo decorativo realizzato nel 1750 da Procopio e Giovanni Maria Serpotta, rispettivamente figlio e nipote del grande stuccatore Giacomo.
Nella parte sottostante si conserva un'interessante cripta, larga tanto quanto il vano superiore. Dalla cripta si accedeva, tramite una scala non più agibile, ai vani sotterranea, probabilmente adibiti a colatoi.














