"Vorago et vertigo" e "La parola è un rasoio": due presentazioni per "La mafia sai fa male"
Un appuntamento con la casa editrice il Palindromo, questa volta con due libri della collana di letteratura militante "E la mafia sai fa male" con i due libri "Vorago et vertigo" di Marcello Benfante e "La parola è un rasoio" di Salvo Licata. Giovedì 17 maggio la Biblioteca centrale della Regione siciliana ospita per la prima volta un incontro all'aperto in cui si dialogherà sui due testi. Interverranno il direttore della Biblioteca Carlo Pastena, Marcello Benfante e Costanza Licata. Dialogherà con loro il redattore e traduttore Alfonso Geraci.
“Vorago et vertigo” è un racconto metaforico sulla deflagrazione che ha segnato la storia d’Italia. Il 23 maggio del 1992 rappresenta l’anno zero per un intero popolo, quello siciliano, e per la nazione tutta. Marcello Benfante attraverso la letteratura esorcizza una memoria dolorosa, proiettando in una dimensione narrativa onirica il sentimento di smarrimento e di claustrofobia di quei giorni. Un incubo da cui non si riesce a uscire seguendo i principi razionali che guidano le scelte degli individui; una voragine di paura troppo profonda in cui è precipitato l’inconscio collettivo, disintegrato insieme a quel boato immondo.
"La parola è un rasoio" raccoglie una parte significativa della produzione letteraria e militante di Salvo Licata (Palermo, 1937-2000), giornalista, regista, scrittore, autore di teatro. Per la prima volta in volume sono riunite una silloge di poesie, il Codice Levi, e quattro componimenti poetici e teatrali: Il Passero Sbirro, l’Orazione per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Il patto delle tortore e La città Azolo. In questo libro la forma poetica si contamina con il teatro e diventa qualcosa di nuovo. Il filo rosso che lega i componimenti è l’impegno civile, la militanza di un uomo che è stato insieme giornalista, scrittore e artista e che ha raccontato con diversi linguaggi Palermo. Una città in cui – insegna proprio Licata – la parola può assumere di colpo le sembianze di un’arma, tagliente come il più affilato dei rasoi.
“Vorago et vertigo” è un racconto metaforico sulla deflagrazione che ha segnato la storia d’Italia. Il 23 maggio del 1992 rappresenta l’anno zero per un intero popolo, quello siciliano, e per la nazione tutta. Marcello Benfante attraverso la letteratura esorcizza una memoria dolorosa, proiettando in una dimensione narrativa onirica il sentimento di smarrimento e di claustrofobia di quei giorni. Un incubo da cui non si riesce a uscire seguendo i principi razionali che guidano le scelte degli individui; una voragine di paura troppo profonda in cui è precipitato l’inconscio collettivo, disintegrato insieme a quel boato immondo.
"La parola è un rasoio" raccoglie una parte significativa della produzione letteraria e militante di Salvo Licata (Palermo, 1937-2000), giornalista, regista, scrittore, autore di teatro. Per la prima volta in volume sono riunite una silloge di poesie, il Codice Levi, e quattro componimenti poetici e teatrali: Il Passero Sbirro, l’Orazione per Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Il patto delle tortore e La città Azolo. In questo libro la forma poetica si contamina con il teatro e diventa qualcosa di nuovo. Il filo rosso che lega i componimenti è l’impegno civile, la militanza di un uomo che è stato insieme giornalista, scrittore e artista e che ha raccontato con diversi linguaggi Palermo. Una città in cui – insegna proprio Licata – la parola può assumere di colpo le sembianze di un’arma, tagliente come il più affilato dei rasoi.














