50 anni coraggiosi a Palermo, ora il passo in più: il Teatro Libero diventa Fondazione
Un passo importante, all'apparenza solo formale, ma che nei fatti aggiunge un tassello in più nella produzione culturale. L'intervista al direttore artistico Luca Mazzone
Luca Mazzone, direttore artistico del Teatro Libero
Un passo importante e significativo per tutto il panorama siciliano. All'apparenza solo formale, ma che nei fatti aggiunge un tassello in più nella produzione e nell'offerta culturale dell'Isola. L’associazione Teatro Libero Palermo Onlus si trasforma in Fondazione Teatro Libero Palermo ETS per valorizzare il patrimonio materiale e immateriale di oltre cinquant’anni di teatro contemporaneo a Palermo.
«La scelta nasce da un’esigenza burocratica sorta qualche anno fa con l’avvio del codice del terzo settore – spiega il direttore artistico del Teatro Libero Palermo, Luca Mazzone - quando la Corte europea si è espressa sulla definizione di "Onlus". Abbiamo scelto questa forma giuridica perché ci sembrava la più adatta per entrare nel Runts (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) anche alla luce dei nostri 50 anni di storia, che possiamo mettere a servizio della produzione culturale della Sicilia».
Anche quest'anno il Teatro Libero Palermo ha portato avanti una stagione che sperimenta, che vuole andare "Oltre", alzando il sipario sulla sua 58esima stagione internazionale superando i confini, intrecciando tradizione e contemporaneità, grandi maestri e nuove voci della scena. Ancora una volta uno sguardo contemporaneo che si spinge al di là degli steccati ideologici, culturali, di genere, e che nel rispetto di una forte identità non ha paura di confrontarsi con le ibridazioni e con le riscritture della tradizione.
Insomma il Teatro Libero Palermo si conferma e resta un importante centro di ricerca, che sviluppa le arti performative, il teatro, la danza, ma che evolve in una «forma più solida a livello giuridico, anche rispetto ai soggetti culturali – aggiunge Mazzone- dove diventa ancora più riconoscibile sul territorio e in particolare dagli enti locali». Mazzone pensa alla Regione siciliana, «che già riconosce il nostro ruolo come centro di produzione culturale per gli spettacoli dal vivo e ci finanzia» ma soprattutto «al Comune di Palermo, con cui attualmente non c’è alcun tipo di dialogo significativo, anche in termini di progetti».
Nei decenni di attività del teatro a Palermo, la città è stata testimone di diversi cambiamenti che si riflettono poi nell’approccio degli spettatori, sia in termini culturali che di aspettative. «È inevitabile che cambi qualcosa – spiega il direttore artistico- oggi ci sono gusti diversi e più produzione del territorio. Quello che non è cambiato è l’approccio sistemico da parte di enti pubblici e non, nei confronti di un settore che non è solo intrattenimento ma che è strategico per la fruizione della cultura in tutti i suoi aspetti».
In questo ambito una figura su cui il Teatro Libero Palermo intende investire è sicuramente quella di Manlio Marinelli, che oltre a essere socio della Fondazione entra nel consiglio direttivo: «È un drammaturgo che lavora col teatro ormai da tanti anni, dal 2001 - sottolinea Mazzone - e si può dire che un pezzo della sua formazione sia avvenuta proprio al suo interno. Finora era stato inquadrato in modo informale, adesso l'intenzione è quella di affidargli il ruolo di Dramaturg del teatro, che affianca la direzione artistica in termini di estetica e di progettualità della produzione culturale».
Il Teatro Libero Palermo quindi, si diceva, rimane nel solco della ricerca, produzione e programmazione nell’ambito dello spettacolo dal vivo, con l’obiettivo della crescita del territorio, della città e del teatro contemporaneo. E dice grazie agli abbonati storici, al pubblico, ai partner nazionali e internazionali che lo accompagnano da sempre e «a chi sceglierà di far parte di questo ulteriore capitolo del Teatro Libero Palermo. In sostanza non cambierà nulla - conclude - se non una maggiore visibilità e solidità che ci permetterà di ampliare anche l’offerta al pubblico».
«La scelta nasce da un’esigenza burocratica sorta qualche anno fa con l’avvio del codice del terzo settore – spiega il direttore artistico del Teatro Libero Palermo, Luca Mazzone - quando la Corte europea si è espressa sulla definizione di "Onlus". Abbiamo scelto questa forma giuridica perché ci sembrava la più adatta per entrare nel Runts (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) anche alla luce dei nostri 50 anni di storia, che possiamo mettere a servizio della produzione culturale della Sicilia».
Anche quest'anno il Teatro Libero Palermo ha portato avanti una stagione che sperimenta, che vuole andare "Oltre", alzando il sipario sulla sua 58esima stagione internazionale superando i confini, intrecciando tradizione e contemporaneità, grandi maestri e nuove voci della scena. Ancora una volta uno sguardo contemporaneo che si spinge al di là degli steccati ideologici, culturali, di genere, e che nel rispetto di una forte identità non ha paura di confrontarsi con le ibridazioni e con le riscritture della tradizione.
Insomma il Teatro Libero Palermo si conferma e resta un importante centro di ricerca, che sviluppa le arti performative, il teatro, la danza, ma che evolve in una «forma più solida a livello giuridico, anche rispetto ai soggetti culturali – aggiunge Mazzone- dove diventa ancora più riconoscibile sul territorio e in particolare dagli enti locali». Mazzone pensa alla Regione siciliana, «che già riconosce il nostro ruolo come centro di produzione culturale per gli spettacoli dal vivo e ci finanzia» ma soprattutto «al Comune di Palermo, con cui attualmente non c’è alcun tipo di dialogo significativo, anche in termini di progetti».
Nei decenni di attività del teatro a Palermo, la città è stata testimone di diversi cambiamenti che si riflettono poi nell’approccio degli spettatori, sia in termini culturali che di aspettative. «È inevitabile che cambi qualcosa – spiega il direttore artistico- oggi ci sono gusti diversi e più produzione del territorio. Quello che non è cambiato è l’approccio sistemico da parte di enti pubblici e non, nei confronti di un settore che non è solo intrattenimento ma che è strategico per la fruizione della cultura in tutti i suoi aspetti».
In questo ambito una figura su cui il Teatro Libero Palermo intende investire è sicuramente quella di Manlio Marinelli, che oltre a essere socio della Fondazione entra nel consiglio direttivo: «È un drammaturgo che lavora col teatro ormai da tanti anni, dal 2001 - sottolinea Mazzone - e si può dire che un pezzo della sua formazione sia avvenuta proprio al suo interno. Finora era stato inquadrato in modo informale, adesso l'intenzione è quella di affidargli il ruolo di Dramaturg del teatro, che affianca la direzione artistica in termini di estetica e di progettualità della produzione culturale».
Il Teatro Libero Palermo quindi, si diceva, rimane nel solco della ricerca, produzione e programmazione nell’ambito dello spettacolo dal vivo, con l’obiettivo della crescita del territorio, della città e del teatro contemporaneo. E dice grazie agli abbonati storici, al pubblico, ai partner nazionali e internazionali che lo accompagnano da sempre e «a chi sceglierà di far parte di questo ulteriore capitolo del Teatro Libero Palermo. In sostanza non cambierà nulla - conclude - se non una maggiore visibilità e solidità che ci permetterà di ampliare anche l’offerta al pubblico».
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