A Catania storie urbane alternative: Andrea Pistorio racconta Metropoliz, il museo abitato
Una questione scottante e attuale: il diritto all’abitare come chiave di lettura dei rapporti sociali e delle disuguaglianze che attraversano la città contemporanea
Il Maam (Museo dell'altro e dell'altrove) di Metropoliz (foto di Andrea Pistorio)
In questo contesto, parlare di “diritto alla casa” risulta limitante. La questione riguarda piuttosto il più ampio diritto all’abitare come chiave di lettura dei rapporti sociali, dei conflitti e delle disuguaglianze che attraversano la città contemporanea. Da questa premessa nasce “Abitare, infinito presente ’26”, rassegna itinerante che da marzo a novembre attraverserà Catania con cinque incontri dedicati alle diverse declinazioni dell’abitare contemporaneo.
Il progetto è curato da Officine Culturali insieme a Claudia Cantale, sociologa dei processi culturali e comunicativi e Teresa Graziano, geografa economico-politica dell’Università di Catania, in collaborazione con Catania Book Festival e Società Geografica Italiana. «Abitare in “infinito presente” è un concetto che nasce per superare quello limitante di città, e mettere al centro l’esperienza dell’abitare - spiega Claudia Cantale -. Le sue declinazioni nel tempo e nello spazio raccontano i processi della modernità e i cambiamenti locali- globali. Attraverso prodotti culturali e testimonianze di autori ed esperti vogliamo riflettere su modelli di housing possibili e futuribili».
Il primo appuntamento del 10 marzo scorso al bookshop del Monastero dei Benedettini, ha affrontato il tema “Abitare fuori dagli schemi”, a partire dal podcast Metropoliz – Il museo abitato, una produzione RAI Radio 1, disponibile su RaiPlay Sound, con la moderazione della giornalista Ornella Sgroi. Al centro del dibattito l’esperienza romana del MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove, nato nell’ex fabbrica Fiorucci: un’occupazione abitativa multietnica che nel tempo si è trasformata in un museo d’arte contemporanea, esempio di abitare collettivo alternativo alla proprietà privata.
«Metropoliz nasce come “liberazione di uno spazio abbandonato” restituito alla comunità in emergenza abitativa» racconta l’autore Andrea Pistorio. «Il museo è arrivato dopo, dall’idea di Giorgio De Finis che l’arte potesse proteggere gli abitanti. E in effetti ha funzionato: artisti e intellettuali nazionali e internazionali hanno trasformato quel luogo in uno spazio culturale riconosciuto. I metropolitani hanno intercettato con consapevolezza un “bug” nel sistema, mostrando la necessità di metterlo in crisi per affermare i propri diritti. Oggi il Comune riconosce il valore dell’esperienza, infatti nasceranno in questo spazio nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica e un museo pubblico. L’esperienza di Metropoliz finirà, ma resterà una potente storia di autodeterminazione e il messaggio dei metropolitani che “Si può fare, perseverando e resistendo, insieme, si può vincere!”».
Per Catania, l’esperienza del MAAM suggerisce una possibile direzione: il riuso sociale dei molti edifici industriali e pubblici inutilizzati, come spazi di housing sociale e produzione culturale, capaci di attivare processi di rigenerazione urbana dal basso. Tuttavia, permane il rischio di gentrificazione involontaria e di conseguenze distorsive, quando gli interventi urbanistici procedono in maniera frammentaria, ignorando la complessità dei fenomeni socio-spaziali.
Il problema, infatti, non è la gentrificazione in sé, ma la mancanza di un’adeguata distribuzione della giustizia spaziale. «Se osserviamo gli effetti della turistificazione a Catania - spiega Teresa Graziano - vediamo che quartieri centrali prima esterni ai circuiti turistici, come San Berillo vecchio, Civita o Antico Corso, stanno vivendo una progressiva estromissione dei residenti, quando non si realizza quella che invece si definisce come estromissione simbolica, dovuta cioè alla trasformazione dei servizi locali, sempre più orientati ai turisti. A Catania però siamo in una fase embrionale rispetto ad altre città, sappiamo quali sono i rischi, e abbiamo ancora margini per scegliere che tipo di città vogliamo diventare».
La rassegna punta a trasformare gli incontri in uno spazio di confronto tra studiosi, cittadini e comitati, per costruire una rete di progettazione partecipata. Sul sito di Officine Culturali il programma con i prossimi incontri. Per contributi e proposte scrivere a abitare.infinitopresente@officineculturali.net.
È solo mettendo in discussione i modelli consolidati e ridefinendo le città a partire dalle esigenze e dall’ascolto di chi le abita che – come ricorda il motto "Melior de cinere surgo", dalle ceneri può nascere qualcosa di migliore.
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