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A Partinico un passo concreto per il "dopo di noi": 12 disabili avranno una casa

Il progetto è un ponte tra presente e futuro, offrendo ai ragazzi opportunità reali di autonomia e alle famiglie riutilizzando un bene confiscato alla criminalità organizzata

Balarm
La redazione
  • 4 marzo 2026

Da sinistra Dorotea Speciale, assessore alle Politiche Sociali e Vicesindaco, Nadia Vitale. Capo Settore Servizi alla comunità e alla Persona e Pietro Rao Sindaco di Partinico

Un percorso iniziato anni fa e avviato formalmente nel 2022 ha trovato oggi la sua piena concretizzazione con l’inaugurazione, in via Mancuso, di due Gruppi Appartamento destinati all’accoglienza di persone con disabilità. Le strutture sorgono all’interno di un immobile confiscato alla criminalità organizzata e ristrutturato grazie alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Missione 5 "Inclusione e Coesione".

Si tratta di uno dei primi progetti di questo tipo realizzati in Sicilia, se non il primo, e pone Partinico come possibile modello di buona governance nel campo delle politiche sociali e del riutilizzo dei beni confiscati. Un risultato riconosciuto anche dai sindaci del Distretto Socio Sanitario 41, che hanno espresso ammirazione per il lavoro di squadra portato avanti con determinazione e continuità.

Il progetto è il frutto di un impegno pluriennale che ha visto in prima linea l’assessore Dorotea Speciale e il capo settore Nadia Vitale, sotto la guida attenta e la costante promozione del sindaco Pietro Rao. L’iniziativa si è articolata in due distinti momenti di progettazione. Il primo, di natura urbanistica, è stato seguito dal settore competente e in particolare dall’architetto Massimiliano Evola. L’intervento ha previsto la riprogettazione interna degli spazi e l’adeguamento dell’immobile alle esigenze specifiche dei ragazzi che lo abiteranno, trasformando un luogo simbolo di illegalità in uno spazio funzionale, accogliente e pienamente conforme agli standard richiesti.

Il secondo momento ha riguardato la progettazione sociale. Un lavoro complesso di individuazione dei beneficiari, valutazione dei requisiti, avviamento a percorsi di prima autonomia e attivazione di tirocini lavorativi della durata di dieci mesi, alcuni dei quali ancora in corso. In questa fase sono state coinvolte realtà del territorio, tra cui l’associazione Asterisco, che ha curato i percorsi di autonomia e inserimento lavorativo, e la Cooperativa sociale Prometeo, che si occuperà della gestione quotidiana della vita dei ragazzi all’interno degli appartamenti. La progettazione comunale è andata oltre quanto previsto dal PNRR, introducendo una figura di riferimento stabile all’interno degli immobili.

Una scelta che rafforza il sostegno ai ragazzi nel delicato percorso verso l’autonomia e offre alle famiglie maggiori garanzie e serenità nell’affidare i propri cari al progetto. Dodici giovani con disabilità intraprenderanno ora un cammino di crescita personale in un contesto protetto e dignitoso, sperimentando responsabilità e inclusione. Particolarmente significativo il momento della consegna simbolica delle chiavi da parte del sindaco e dell’assessore. Un passaggio carico di emozione, sottolineato dalle parole di uno dei ragazzi già inseriti nel progetto, che ha definito questo percorso "la strada verso la libertà".

La cerimonia è stata arricchita da momenti artistici di forte impatto simbolico: l’esecuzione dell’Inno di Mameli, che ha sancito idealmente l’affermazione dello Stato sul bene confiscato, la sfilata del Tricolore e una rappresentazione musicale che ha narrato la vittoria della legalità sulla criminalità e la rinascita sociale incarnata dalla struttura.

L’inaugurazione segna un passo concreto verso il sostegno al "dopo di noi", tema centrale per molte famiglie. Il progetto rappresenta un ponte tra presente e futuro, offrendo ai ragazzi opportunità reali di autonomia e alle famiglie una risposta strutturata alle legittime preoccupazioni per il domani. Con questa iniziativa, Partinico consolida una linea amministrativa che pone al centro i diritti delle persone più fragili e dimostra come la collaborazione tra istituzioni, terzo settore e comunità possa tradursi in interventi capaci di generare inclusione, legalità e sviluppo sociale duraturo.
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