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All'alba, in piena notte o sotto il sole: a ognuno il suo sentiero su Monte Pellegrino

Ci sono il sentiero classico e quello medievale: un percorso che si divide tra sport, escursionismo e fede o nella magia di vedere il sole sorgere su tutta Palermo

Dario La Rosa
Giornalista
  • 31 luglio 2018

Un tratto del cammino medievale verso il Santuario su Monte Pellegrino a Palermo

Il Monte Pellegrino di Palermo si divide tra sacro e profano: conserva il Santuario di Santa Rosalia ed è anche, tradizionalmente, un santuario per gli sportivi.

"Viva Palermo e Santa Rosalia". Il grido risuona tra le orecchie delle caldi notti del Festino (il 14 luglio di ogni anno) mentre ogni atleta cittadino pensa alla sua personale "acchianata" (salita in dialetto) a quel connubio tra fede e gesto atletico che, giorno dopo giorno, per trecentosessantacinque giorni l’anno, si perpetua tra i tornanti e i sentieri del monte che alimenta la fede per la patrona di Palermo.

A ciascuno la sua salita: dall’alba al tramonto, come in una diretta che racconta di quanti muscoli si scolpiscano fra quelle salite e quante calorie si brucino come un cero infuocato che prende le sembianze della fiamma olimpica.

A piedi, in bici o in mountain bike, l’importante è che sia di corsa. È così che Monte Pellegrino, con i suoi seicento metri di splendida altezza, accoglie decine e decine di sportivi che ogni giorno affrontano le sue asperità e si sfidano a colpi di secondi su chi è più veloce.



Ci sono il sentiero classico e quello medievale per i runner più esperti che tagliano dritto alla vetta. Ci sono zig zag continui e discese fuoripista mozzafiato per chi, in mountain bike, vuole sfidare pietre e pendenze.

Ci sono i tornanti di pavé, che esaltano i ciclisti corsaioli. L’asfalto un tempo ospitava anche cronoscalate di bolidi a quattro ruote.

Infine ci sono quelli che salgono in silenzio, tantissimi di origine Tamil oltre ai palermitani più fedeli, che affrontano la salita con un cero acceso, ma senza che ci sia una sfida o una gara in corso. Giusto perché qui sacro e profano, lacrime e sudore sono un tutt’uno.

È lì che ci si incontra, sulla vetta: al cospetto di quella grotta sacra a cui tutti, prima di riprendere fiato, regalano un grazie.

Basta fare un giro su Strava.com, il social degli atleti, per rendersi conto di quanta gente scelga il monte per il suo allenamento quotidiano, li si incontra tutti lì, al bar della piazzetta per un caffè o una granita ristoratrice.

Perché questo monte ha qualcosa di magico, oltre la splendida vista sulla città. Mille sentieri e tante notizie che si legano al mistico, come ben racconta il blog Il “Rifugio di Tanit”.

Gli ex voto, le postazioni militari, le cappelle abbandonate e i balconi nascosti che ispirarono Goethe. Un mix di carica energetica che fa bene a tutti gli sportivi.

Per lo scatto si ringrazia @Morrismata78.
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