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Aveva acque sulfuree, "strane" e colorate: il lago in Sicilia che ora non si vede (ma c'è)

Secondo gli studiosi la sua origine è connessa ai primitivi fenomeni vulcanici dell’area circostante i Monti Iblei e la Val di Noto. Vi raccontiamo la sua storia

Livio Grasso
Archeologo
  • 22 novembre 2023

Lago di Naftia

Il lago di Naftia custodisce un passato storico degno di essere raccontato. Collocato nei pressi del territorio di Mineo, sito in provincia di Catania, era anticamente denominato con l’epiteto Lago dei Palici.

Secondo gli studiosi, la sua origine è strettamente connessa ai primitivi fenomeni vulcanici dell’area circostante i Monti Iblei e la Val di Noto.

Dalla superficie, oltre all’innalzamento di tre getti d’acqua giallo-verdastra, sgorgano bolle di anidride carbonica, idrogeno e metano. L’ambiente, sorvolato da gas petroliferi, è, altresì, circondato da rocce tufacee e vulcaniche.

Come affermato da Diodoro Siculo, storico del I secolo a.C., «nel lago per prima cosa vi sono dei crateri che, dal punto di vista della grandezza, non sono affatto grandi, ma emettono sorgenti impetuose da una indicibile profondità, ed hanno una natura simile ai lebeti quando vengono arsi da molto fuoco ed emettono acqua caldissima.

E cosa più di queste straordinaria, l’acqua né trabocca né si ritrae, ma presenta un movimento ed una violenza del flusso, nel sollevarsi in alto che suscita una meraviglia».
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Un’ulteriore analisi si ascrive allo scienziato siciliano Francesco Ferrara ( 1767 - 1850) che, al termine della sua indagine scientifica, ha così dichiarato: «All’ordinario, però, in una figura circolare comprende all’intorno lo spazio di 480 piedi francesi, e non ne ha che 14 nel centro di profondità aumentandosi gradatamente dall’orlo.

Quasi nel mezzo del lago sorgono due grossi getti cha fanno saltare l’acqua a più di due piedi d’altezza; un terzo di minor forza ed intermittente si fa loro compagno. Per tutta l’estensione del lago veggonsi numerosi piccioli bulicami.

L’acqua è sempre fredda. Le erbe putrescenti e l’argilla grigia-scura che forma il fondo e che è disciolta in tutto il fluido danno al lago una tinta che partecipa della loro natura.

Esala il luogo un forte odore bituminoso simile a quello della nafta. Nuotante sull’acqua trovasi sovente del petroleo».

In virtù di quanto appena premesso, si è consolidato il mito dei già citati Palici. Prestando fede alla tradizione classica, essi erano una coppia di divinità gemelle della mitologia sicula, greca e romana.

La leggenda narra che, proprio nelle vicinanze dell’odierna "mofeta di Naftia", fu edificato un poderoso santuario. Inoltre, a detta di Diodoro stesso, dopo la rivolta di Ducezio il tempio e il bacino lacustre rivestirono un ruolo di primaria importanza.

Infatti, si mormorava che le esalazioni e le caratteristiche delle acque avessero il potere di smascherare gli spergiuri degli uomini citati in giudizio.

A tal riguardo, Polemone, filosofo greco vissuto tra il IV ed il III secolo a.C., riferiva accurati dettagli sui dettami del rito applicato. A suo dire, i giuranti, in seguito alle parole pronunciate, gettavano in acqua delle tavolette.

Se al momento dell’impatto fossero precipitate nel fondale, la dichiarazione rilasciata sarebbe stata ritenuta falsa e mendace; al contrario, se fossero tornate a galla, il giuramento avrebbe dato prova di assoluta e certa verità.

Nel primo caso, come tramandato da Diodoro, la punizione inflitta prevedeva la morte o la cecità del presunto colpevole. Ad ogni modo, ricaviamo notizia che lo sfruttamento industriale del sito naturale fu minuziosamente pianificato nel periodo compreso fra le due guerre mondiali.

Allo stato attuale, il lago non è più visibile a causa dell’imbrigliamento dei soffioni dell’anidride carbonica prodotto dall’azione industriale.
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