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Ferrandelli, amico mio (seconda parte)

"Il candidato locali locali", così lo apostrofò un servizio di Zoro nel 2012, era ormai ad un bivio: tornare a lavorare fino alla pensione o cercare una pensione per cui lavorare

Carmelo Di Gesaro
Imprenditore e blogger
  • 10 maggio 2017

"Il candidato locali locali", così lo apostrofò un servizio di Zoro nel 2012 (tolleranza Zoro puntata 82), era ormai ad un bivio: tornare a lavorare fino alla pensione o cercare una pensione in cui andare a lavorare. Optò per la seconda. Organizzò un comitato di persone che rinominò i “coraggiosi”. Preparava così il ritorno al suo primo amore: la carica di Sindaco di Palermo.

Devo fare una piccola nota, probabilmente vi starete chiedendo in che consistesse il coraggio, se nello schierarsi con un deputato dimissionario o nel chiamarsi proprio coraggiosi. Questo però, non lo sapremo mai. Nasce così un nuovo Fabrizio, quello della solitudine coraggiosa, pronto ad investire risorse e persone, nel tentativo di non finire schiacciato dal peso della memoria.

Siamo quasi ai giorni nostri. Si mette in moto una macchina di comunicazione capace di commentare persino il pranzo della domenica di ogni palermitano. Si rivede il "Tony" dei giorni migliori, si organizzano comitati e banchetti di sottoscrizione. Ma si sa, la cittadinanza è sorda quando chi urla ha il peso specifico (politico n.d.r.) di un pacchetto di tic tac.

Colpito, ma non affondato, il giovane coraggioso, coordina, trova consensi e sostenitori. Uno alla volta, alla vecchia maniera, quella della “gente”. Dai locali alle locande, Ferrandelli va alla grande! Erode fette di consenso e crea attorno a sé un clima surreale di partecipazione col cardigan, quello che tradizionalmente vota a destra della sua sinistra.

Eccolo lì, l'orizzonte nuovo: il candidato ideale del centrodestra. Dopo una lunga serie di ammiccamenti dunque, è il centrodestra a lanciare qualche ping di ritorno ai proclami del cuor di leone palermitano.

Dopo i timidi no, i timidi "perché no". Pronto ormai al grande salto, al di là di ogni plausibile immaginazione, a poco a poco prende campo l'idea che il temerario possa essere l'uomo giusto su cui compattare i voti del centrodestra.

E poi è Miccichè l'uomo del dialogo, a gesti, quello del “sessantuno a zero”. I maligni mugugnano, i gufi sorridono. Tra un “cinguettino” e una dichiarazione sfuggita, la voce di corridoio cresce fino a diventare un tunnel a quattro corsie. I coraggiosi diventano “palermocratici”, una crasi tra Palermo e democrazia, nuovo claim della comunicazione ferrandelliana.

Un passo avanti rispetto al vecchio “Amunì” del 2012. Forse un occhiolino ai cristiani, che alla parola democrazia si fanno molli come ostie nei calici. Anche l'immagine cambia. Ferrandelli, da sempre fotografato in giacca e cravatta, suoi abiti anche fuori dal set, passa al girocollo blue e alla camicia azzurra.

You remember? Fabrizio o come lo chiamavano tutti, Fabrizio, l'uomo dei locali, delle comitive, della gente, ora è “solo”, poi “solo coi palermitani”, infine “solo per cambiare”. E allora palermocraziamo! Tutto sembra volgere per il meglio. Persino a sinistra si accorgono di lui, ma soltanto ad un incrocio. Non sempre le storie arrivano ad lieto fine.

Ecco infatti che, nel momento in cui sembravano delinearsi gli schieramenti, proprio nel momento in cui mancavano solo i fiori per sembrare un matrimonio, arrivava la l'inchiesta per voto di scambio politico mafioso. “E che cazzo Fabrizio, cambia gelato!” Ma nulla può fermare l'ascesa di Fabrizio.

Riavutosi infatti dal fuoco incrociato, eccolo riprendere vigore sotto forma di alleanza. Dopo un lungo tira e molla con Miccichè, “simbolo no, simbolo sì”, ecco Ferrandelli coraggioso, fermo nella posizione di non dover accostare al suo nome alcun logo di partito, chiudere finalmente l'accordo: “Forza Italia logo sì”.

E vabbè, solo gli stupidi non cambiano idea. Riflettete! Ed in tema di riflessioni, un nuovo “mentore” si palesa nell'assembramento audace, è Totò Cuffaro, l'ex Presidente della Regione, riabilitato e riabilitante.

L'uomo forte, che seppe baciare un decennio siciliano di potere, ed oggi, con la sua saliva, incoronare Fabrizio quale suo “discepolo”, fornendo, scrive La Repubblica, appunto “riflessioni” emozionandosi. Tu chiamale se vuoi...

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