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Trump è una potenza, ormai si sa. Però "la forza di Miccichè" manco cugghiunia

Ci troviamo in presenza di due supereroi: tra chi ce l'ha più grosso, chi cambia la scienza, chi le commissioni antimafia, tutte le somiglianze tra Donald e Gianfranco

Gianpiero Caldarella
Giornalista e autore di satira
  • 18 gennaio 2018

Donald "Bat" Trump e Gianfranco "Super" Miccichè

L'Ammerica e la Sicilia bedda da un po' di tempo riempiono di effetti speciali i tg e le cronache politiche nazionali. A metà dicembre dello scorso anno, l'amministrazione di Trump sanciva che alcune espressioni come evidenced-based, cioè "basate sulle evidenze", o science-based, cioè "basate sulla scienza" non dovevano essere più usate nei documenti ufficiali della principale autorità sanitaria degli Stati Uniti.

Quasi in contemporanea, il presidente Miccichè, dall'altra parte dell'oceano, dichiarava che la Commissione antimafia regionale avrebbe dovuto cambiare ruolo e nome, insomma qualcosa che suonasse come "Commissione anticorruzione".

E come non ricordare il suo desiderio, anni fa, di cambiare il nome dell'aeroporto Falcone-Borsellino?

L'Accademia della Crusca avrebbe dovuto premiarli entrambi, magari dando loro il titolo di "petalosi", il fior fiore della politica mondiale. Ma gli effetti speciali non finiscono qui.

Qualche tempo dopo, dalla Casa Bianca, Mr President dichiarava di avere il bottone nucleare più grosso di quello del presidente nord-coreano.

Dall'altro lato del mondo, da Palazzo dei Normanni, U Presidenti dichiarava che non aveva senso continuare a mantenere il tetto ai superstipendi regionali. Insomma, stipendi più grossi. Gli esempi potrebbero continuare, ma anche il lettore più distratto avrà notato che ci troviamo in presenza di due supereroi.

Adesso immaginate un po' cosa potrebbe accadere se Trump si trasferisse a Palazzo dei Normanni e Miccichè alla Casa Bianca.

In Sicilia si parlerebbe di costruire un muro nel canale di Sicilia, altro che ponte sullo Stretto, una cosa gigantesca che all'occorrenza potrebbe diventare un ponte tra Lampedusa e Malta. Tutto questo per la gioia delle imprese edili che lamentano la mancanza di commesse.

In seguito dovrebbero riaprire le miniere nel nisseno, perché se va bene il carbone non bisogna mica sputare sullo zolfo. Poi faremmo rientrare dall'estero le grandi aziende dell'isola grazie a incentivi fiscali mirati e qui sto pensando alla mafia italo-americana che da tanti decenni non porta reddito in Sicilia.

E che dire della riforma sanitaria? Finalmente ognuno si dovrebbe pagare le cure e i pronto soccorso dell'isola non sarebbero più affollati e caotici. Diventerebbero anche luoghi idonei per organizzare dei tornei di scacchi.

E a Washington cosa accadrebbe con Micciché? Intanto la Casa Bianca dovrebbe cambiare colore ogni due anni, chè non se ne può di questo bianco, e poi nella vita non bisogna avere tante certezze e questo in Sicilia lo sappiamo bene.

Così quando qualcuno chiederà dove si trovi il palazzo del Presedente, ci sarà qualcuno che risponderà: «dovrebbe essere quell'edificio leopardato in fondo alla strada» e qualcuno altro ribatterà «ma non era con le colonne a pois?».

E poi le auto blu sarebbero dieci volte di più e potrebbero finalmente essere posteggiate sul prato della Casa Bianca. E non parliamo della rivoluzione sugli stipendi.

Il barbiere della White House guadagnerebbe più del direttore del Pentagono e l'usciere, pardon, i 528 uscieri - quattro per ognuna delle 132 stanze -, farebbero una protesta sindacale per avere diritto alla diciottesima mensilità.

Purtroppo una realtà del genere non potrà mai avverarsi e ognuno dovrà "accontentarsi" dei presidenti suoi. Certo è che un incontro fra Donald e Gianfranco sarebbe qualcosa di straordinario, meglio del film "Batman contro Superman".

E per vederlo non ci sarebbe neanche bisogno di andare al cinema e pagare il biglietto. Sarebbe trasmesso in mondovisione e soprattutto aggratis.

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