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C'è un teatro palermitano a Parigi: fu il "fimminaro" duca di Camastra a portarcelo

Il teatrino privato era destinato a rappresentazioni teatrali e musicali ma veniva utilizzato anche come sala da ballo o per le feste in costume molto in uso nel periodo della belle époque

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 9 febbraio 2021

Il teatro palermitano a Parigi

Quanti di noi hanno letto con immenso piacere ed orgoglio i diversi articoli sulla Palermo quella bella, quella de La belle époque, con la descrizione delle opulenze di una Città in pieno fermento economico ed artistico.

Quanti di noi hanno sentito la parola "bell’iebbica", tradotto per i lettori settentrionali "bella epoca", appunto la belle époque. In una domenica pomeriggio un po' particolare mi è venuto in mente di recuperare un articolo di Giorgio Longo pubblicato sulla rivista Kalòs nel 2004 e che trattava, appunto, la presenza di un teatro Palermitano in un albergo Francese, della serie "pure i mobili emigravano pì fari furtuna" e devo essere sincero, più fortuna di questa non si poteva sperare, visto che si è salvato un pezzo di storia della Città dai bombardamenti "alleati" (e meno male che erano alleati, immaginate fossero stati nemici).

Nella sede parigina dell’Ambasciata d’Italia in rue de Varenne è stato ricollocato un “teatrino privato” proveniente da Palazzo Butera, di cui oggi, fortunatamente, stiamo recuperando quasi tutto. È interessante e curiosa la storia di questo teatro, partito da Palermo agli inizi del ‘900, ed in seguito ad un accordo di scambio tra Italia e Francia - dove la sede dell’Ambasciata Italiana viene trasferita all’Hotel de Boisgelin che fu l’antica dimora della famiglia de La Rochefoucauld - trovò l’attuale dimora.



Durante i lavori di sistemazione e riadattamento dell’Hotel a sede dell’Ambasciata Italiana vennero acquistati diversi arredi e mobili dai palazzi nobiliari di tutta Italia per l’abbellimento e per completare e realizzare un hotel particulier settecentesco.

Dal professor Rosario La Duca sappiamo che il "teatro – salone", fin dai primi decenni del ‘900, si trovava nell’ala del Palazzo Butera prospiciente Porta Felice e, per intenderci, era il famoso albergo di cui parlavo nel mio precedente articolo su Madame Montaigne pubblicato su Balarm.

Sì, lo avete riconosciuto Palazzo Benso è lo stesso albergo in cui soggiornò Goethe nel 1787 e che tra l’altro apprezzò molto pur essendo l’unico edificio che potesse essere vicino alla definizione di “albergo”, cosa strana visti i suoi gusti particolari.

Nel 1801 sappiamo che la Famiglia Branciforte acquisì Palazzo Benso per accorparlo e acquisire la "sublime vista" che il Goethe descrisse ed il teatro, accorpando entrambi i palazzi, risistemando l’edificio in un'unica soluzione immobiliare per poi procedere alle decorazioni con l’intervento dei pittori Emanuele ed Elia Intergugliemi.

Ma veniamo al teatro privato che era destinato a rappresentazioni teatrali e musicali ma che veniva utilizzato anche come sala da ballo o per le feste in costume oppure per l’esecuzione dei tableaux vivants, molto in uso nel periodo della belle époque.

Proprio sul finire di questo periodo il teatro inizia il suo viaggio per arrivare a Parigi; siamo agli inizi del ‘900, come dicevamo, ed il duca di Camastra, Ottavio Lanza Branciforte, detto Oddo e soprannominato Odò, porta un pezzo della sua Palermo a Parigi.

ll duca di Camastra era un fimminaro di prima categoria ma poi si decise a mettere la testa a posto e si sposa a Parigi Rose-Blanche Ney e si fa costruire una bella villa in rue Michel-Angel nel quartiere residenziale di Auteuil, portandosi il “teatrino” di Palazzo Butera come ricordo della sua amata Palermo.

Poco prima di morire il duca di Camastra, per non far morire quel ricordo, decise di donare allo stato Francese il teatro tanto caro e che a sua volta, negli anni trenta, venne legato all’Ambasciata Italiana di rue di Varenne. Oggi il teatro è lì, presso Hôtel de La Rochefoucauld-Doudeauville, dal nome della famiglia che lo ha posseduto per più di un secolo (noto anche, come abbiamo scritto, col nome di Hotel de Boisgelin), oggi sede dell’ambasciata Italiana a Parigi in un hotel particulier nel cuore di Parigi, tra le Ambasciate internazionali ed i palazzi ministeriali e diciamocelo in fondo in un luogo degno della sua statura sociale.

Che dire miei cari lettori, mi piace pensare che gli oggetti ed i mobili portino con se anche il ricordo di personaggi legati ad ambienti e luoghi particolari, in cui le emozioni si condensano e viaggiano portando con sé una parte importante, completando l’opera del "lascito di una eredità immateriale" per i posteri. Ed oggi sappiamo che a Parigi c’è un pezzo di storia che ci ricorda cosa eravamo e cosa potremmo ancora essere.

- A mio fratello Simone ed alle sue teatrali e coinvolgenti battute, voglio ricordarti così. -
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