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"C" siamo: il sapore agrodolce dell'aquila rosanero che ora può ricominciare a volare

Il Palermo è ufficialmente in serie "C" dopo lo stop del campionato dovuto al lockdown, il sindaco ha issato la bandiera ma non si è potuti scendere in piazza a festeggiare

Tiziana Pantaleo
Artlover & Palermoaddicted
  • 9 giugno 2020

Lo stadio del Palermo e la sua tifoseria

Il primo marzo duemilaventi uscendo dal Barbera con gli occhi pieni di gioia per la vittoria - conquistata con 4 reti - contro il Nola, che ci teneva saldi al nostro primo posto, mai avrei pensato che quella sarebbe stata l’ultima giornata di campionato.
Restavano ancora 8 partite per difendere la vetta della classifica, lo scontro diretto e importantissimo col Savoia, gli ultimi passi per lasciare l’ultima categoria e poter riapprodare al calcio professionistico.

Ma pochissimi giorni dopo è esplosa l’emergenza. Il virus, il lockdown, la quarantena, il divieto di assembramenti, la chiusura di tutto. Tra la preoccupazione, la paura, il dolore per quello che stava succedendo nel nostro Paese e in tutto il mondo, una piccola parte di malessere era data anche dallo stop inevitabile del campionato di calcio: le domeniche allo stadio, i cori dei tifosi, gli abbracci dopo un goal, tutto finito.

Questo 2020 è certo un anno che non si farà dimenticare, sono successe tante cose che hanno stravolto e cambiato le nostre abitudini, le nostre sicurezze, le nostre vite.



Per noi tifosi dal cuore rosanero questo era l’anno della rinascita, che ci ha visto ripartire da zero, dalla serie D, con una società e una squadra nuove di zecca. In qualche modo sapevamo che sarebbe stato l’anno della risalita, dubbi ne rimanevano pochi, eravamo certi che si sarebbe avverato il sogno della promozione in C, ma nessuno poteva immaginare che sarebbe stata così.

Quando a metà maggio arriva la conferma che i campionati dilettantistici sono definitivamente sospesi, infatti, per il Palermo si comincia a prospettare la possibilità di una promozione "d'ufficio". Giornate lunghe in attesa dell’ufficializzazione da parte della Figc, rumors circa i destini della società, dei giocatori, tra chi andava, chi restava, fino al totonome sul nuovo - fondamentale - allenatore.

E l’8 giugno, pochi minuti dopo le 15, finalmente è arrivato il comunicato: «Il Consiglio Federale della Figc, nel corso dell’Assemblea odierna, ha ratificato la richiesta di promuovere in Lega Pro le prime squadre di ogni girone del campionato dilettantistico e così per i rosanero arriva ufficialmente la promozione».

Nella stessa giornata, dal Palazzo delle Aquile, il sindaco ha issato, accanto a quelle istituzionali, la bandiera rosanero, per celebrare la conquistata promozione; con l’occasione il primo cittadino ha ringraziato la squadra, la società, e soprattutto la tifoseria e i palermitani, che rinunciando ai festeggiamenti confermano la capacità di questa città di saper coniugare l’entusiamo sportivo con il rispetto del diritto alla salute di ciascuno.

Una promozione strameritata ma che ha un sapore agrodolce: senza festa, senza stadio affollato, senza cori e striscioni, senza strade e piazze piene che si tingono di rosanero. L’emergenza sanitaria e le restrizioni di sicurezza ancora attive frenano un po’ gli entusiasmi, ma l’8 giugno 2020 resterà una giornata importante, indimenticabile, un nuovo inizio: il Palermo torna tra i professionisti, riprende la scalata nel calcio che conta, l’Aquila ricominCia a volare, C siamo!

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