Che cosa sono diventati i centri sociali di Catania: gli anni delle occupazioni
Se il basolato rovente potesse parlare ai turisti racconterebbe anche una storia di lotte per gli spazi cittadini, cancellati sotto le ruspe della "turistificazione"
Il centro sociale "Liotru" a Catania
Ma dov’è finita la sua anima? I centri sociali catanesi, sorti nei quartieri dagli anni ’80, non erano soltanto luoghi antagonisti o illegali: nascevano dove Stato e privato lasciavano vuoti sociali. La loro storia coincide con la trasformazione urbana dei quartieri popolari dimenticati dalle istituzioni. Tra l’‘89 e il 2009 le esperienze che segnarono il movimento cittadino sono il CPO Experia, il CSOA Guernica e il CSOA Auro.
"Experia" fu il primo centro sociale in Sicilia, nato all’Antico Corso, allora segnato da un “welfare mafioso”. «Nasce come Centro Popolare Occupato, aperto al quartiere e alla città, contro logiche commerciali», sottolinea Giacomo Cacia, ex militante. «Non solo aggregazione giovanile, ma spazio di lotta politica e mutualismo». Le attività andavano dal doposcuola alla palestra popolare, dalla ciclofficina ai concerti, con impegno sul diritto alla casa, lotta alle droghe, antifascismo e solidarietà internazionalista.
Oggi alcuni ex militanti sono attivi nel CPS Graziella Giuffrida a San Cocimo. L’eredità di "Experia" resta nel radicamento territoriale e nelle pratiche di autogestione che hanno ispirato nuove realtà collettive. Dalla scissione del Guernica nascerà nel ’91 il CSOA Auro, nell’ex tipografia del giornale "La Sicilia". «Era un laboratorio controculturale dallo spirito libertario: collettivi liceali, confronto politico, arte e musica. Ha ospitato il FreakNet e il primo meeting hacker in Italia, oltre alla nascita del Catania Pride - ricorda Pietro Pignataro ex militante, dj e nell’organizzazione live-. Sono passati tra gli altri Frankie hi-nrg e Mad Professor».
Dopo lo sgombero dell’Experia nel 2009, l’attivismo cittadino cambia volto insieme agli spazi: teatri, studentati, occupazioni abitative, ambulatori e "spazi liberati". È la fase del Teatro Coppola alla Civita, di Gammazita tra Castello Ursino e San Cristoforo, dei Briganti di Librino nel “Campo San Teodoro Liberato” e di molte altre realtà. Dalla consapevolezza delle macerie del passato nasce il Collettivo Aleph che riaccende la scintilla con l’occupazione simbolica dello Ziqqurat nel 2012, seguiranno il Collegio dei Gesuiti e il CSO Contrasto nel quartiere Picanello, nel 2014 il CSO Liotru nel quartiere Antico Corso riporta la dimensione polivalente dei centri sociali, guardando già a quelle che saranno più tardi la prima occupazione abitativa in Via Calatabiano e lo Studentato Occupato 95100 che ospitava il consultorio “Mi cuerpo es mio”.
«Queste esperienze educano all'autorganizzazione e alla rivendicazione di diritti e spazi - spiega Fabrizio Cappuccio ex militante Aleph -. Sono nati Comitati cittadini che oggi hanno la forza di imporsi alle amministrazioni. I centri sociali sono strumenti, per una politica pratica, non un fine».
Tra le realtà legali e di autogestione il CSA Officina Rebelde attivo a San Berillo dal 2013. «Con Experia ho iniziato a lavorare con i migranti, poi qui abbiamo aperto uno sportello sociale per i bisogni del quartiere - racconta Federico Galletta -. La componente per la maggiore è di migranti e lavoratrici sessuali. Li seguiamo su temi vari come casa, reddito, permessi, casi di violenze. Abbiamo contribuito alla rete antirazzista e durante il covid distribuito pasti nel quartiere. Da qualche mese non abbiamo più una sede, ma abbiamo avviato un crowdfunding per continuare i servizi in uno spazio fisico».
Condensare la storia delle occupazioni di una città così viva è riduttivo. L’Experia oggi è uno spazio dell’Università di Catania, l’Auro diventerà un hub turistico, i locali sgomberati dello Studentato 95100 così come quelli del Colapesce nell’ex Hard Rock Cafè di Catania, sono rimasti dismessi, l’uno dell’ente Ursino Recupero, l’altro di proprietà Unicredit, mentre la palestra Lupo presto sarà un parcheggio privato. Dove non sono sorti nuovi vuoti, insomma, hanno riempito con servizi di cui i cittadini non avevano espresso il bisogno.
Con l’inasprirsi delle politiche repressive, e le recenti interruzioni di esperienze storiche come l’Askatasuna e il Leoncavallo ci si chiede allora se non sia finita la stagione delle occupazioni. «Il centro sociale insegna la risposta collettiva - dice il sociologo politico Gianni Piazza - . L’attivista degli spazi sociali resta un nodo di reti che connettono persone e luoghi. Si parla oggi di individualizzazione dell’azione politica, ma i giovani partecipano ancora, solo in forme diverse. La mobilitazione per la Palestina, ad esempio, ha riportato gli studenti in piazza. Non è finita la stagione delle occupazioni!».
Come sventolava negli striscioni dei centri sociali, ci aspettiamo che il fulmine continui a colpire il cerchio della città.
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