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Chiuso da 8 anni, l'ex Costes ci riprova a Palermo: nuovo bando per la riapertura

Il Comune ritenta la strada intrapresa un anno fa, che però non è andata in porto, e ripropone un nuovo avviso pubblico per assegnare il locale di Villa Costa

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 13 luglio 2026

Villa Costa, l'ex Costes (Foto di Villa Costa - Verde Terrasi)

Era il 2022 quando Villa Costa tornava a riaprire i cancelli. Dopo anni di chiusura, il giardino tra viale Lazio e via Brigata Verona veniva restituito al quartiere con l’immagine consueta delle riaperture: amministratori, politici, fotografie, parole di fiducia rivolte verso il futuro. Palermo recuperava uno dei suoi polmoni verdi, si diceva allora. Quel luogo intitolato a Gaetano Costa, procuratore capo di Palermo ucciso dalla mafia il 6 agosto 1980, tornava a essere attraversato da bambini, famiglie, anziani e studenti.

Ma dentro quella riapertura, come spesso capita, restava una parte incompiuta. Nel cuore della villa, il vecchio immobile che per anni aveva ospitato rimaneva chiuso. Quella struttura non aveva ospitato soltanto un’attività commerciale, ma aveva avuto anche una piccola funzione pubblica: una biblioteca, una sala studio, una caffetteria letteraria, uno spazio in cui si poteva leggere, fermarsi e incontrarsi. Non era solo un bar dentro un giardino, era uno di quei presidi minimi che nei quartieri fanno la differenza tra uno spazio attraversato e uno spazio abitato.

Da allora sono passati più di quattro anni. La villa è aperta, ma l’ex Costes è rimasto fermo. E mentre fuori il giardino continuava a vivere, seppur con le sue difficoltà, dentro avanzavano il degrado, le intrusioni, i danneggiamenti, i varchi lasciati aperti, l’idea sempre più concreta che il tempo, a Palermo, non sia mai neutro: se un luogo non viene curato, lentamente si consuma.

Adesso il Comune annuncia un nuovo bando per il recupero dell’immobile. La notizia arriva dopo una vicenda lunga e accidentata, cominciata con la manifestazione di interesse pubblicata nel 2024 per affidare la struttura in concessione e proseguita con l’aggiudicazione finita al centro delle polemiche. A suscitare perplessità non era stata soltanto la parentela del soggetto assegnatario con Giovanni Brusca, emersa nelle cronache, ma anche il rischio che quello spazio venisse destinato quasi esclusivamente alla ristorazione, perdendo la sua funzione culturale e sociale.

Dopo le contestazioni, il Comune aveva revocato l’affidamento in autotutela. Da quel momento, però, la ripartenza è rimasta sospesa: il nuovo bando è stato annunciato più volte, atteso dal territorio, sollecitato dalla circoscrizione, chiesto da comitati e cittadini, ma mai indetto. Adesso, secondo quanto riferisce Marcello Longo, presidente dell’Ottava circoscrizione, dall’assessora al Patrimonio Brigida Alaimo sarebbe arrivato un nuovo impegno: la procedura dovrebbe essere pubblicata entro pochi giorni.

Un annuncio che il territorio accoglie con prudenza, proprio perché arriva dopo mesi di attese e rinvii. «È da un anno che si parla del nuovo bando», dice Longo. «Aspettiamo di vederlo pubblicato. La novità, almeno da quanto annunciato, è che questa volta il Comune dovrebbe prevedere somme proprie per la ristrutturazione, mentre nella procedura precedente era il soggetto assegnatario ad anticipare i costi, compensandoli poi con i canoni di locazione».

È qui che si gioca la parte più delicata della vicenda. Perché il tema non è soltanto trovare qualcuno disposto a ristrutturare un locale chiuso, né alzare nuovamente una saracinesca dentro una villa pubblica. Il punto è capire quale funzione dovrà avere: se tornerà a ospitare insieme un’attività di ristoro e servizi per il quartiere, oppure se prevarrà una destinazione esclusivamente economica.

Longo insiste proprio su questo. Il recupero materiale, dice, è indispensabile. Ma da solo non basta. «La ristrutturazione è necessaria, ci mancherebbe, ma non può essere finalizzata esclusivamente a scopi commerciali», spiega. «Quella struttura è stata una risorsa culturale fondamentale. Prima della chiusura convivevano la caffetteria e la biblioteca comunale. C’erano studenti universitari che la frequentavano, persone che studiavano, cittadini che trovavano lì un punto di riferimento».

Il modello da riprendere, secondo il presidente, è proprio quella convivenza, per restituire pienamente la sua funzione a uno spazio pubblico intitolato a Gaetano Costa e collocato nel cuore di un quartiere che chiede servizi, presidi culturali e luoghi di aggregazione. «La priorità è recuperare al più presto il fabbricato e riportare lì la biblioteca comunale», aggiunge Longo. «Un’eventuale gestione privata dovrà comunque prevedere spazi e tempi per iniziative culturali, sociali e di quartiere. Quello non può diventare soltanto un punto ristoro: deve restare un luogo aperto alla comunità».

Nell’attesa, nel frattempo, la struttura resta lì. Chiusa, vulnerabile, sempre più esposta. «Continua a essere vandalizzata e oggetto di accessi abusivi», denuncia Longo. «Ci sono varchi che non sono stati chiusi, nonostante sia stata chiesta più volte la messa in sicurezza, e dentro vengono segnalati anche episodi di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti. Più passa il tempo, inoltre, più aumenteranno anche i costi necessari per ristrutturarla».

Un abbandono che non produce soltanto degrado, ma incide direttamente anche sulla vita quotidiana della villa. Dentro quell’immobile si trova infatti l’unico servizio igienico dell’intero complesso formato da Villa Costa e dal vicino Roseto Balestrieri. Da quando l’ex Costes è chiuso, anche quel servizio manca. E forse basta questo, più di ogni altra cosa, a misurare la distanza tra una villa riaperta e una villa davvero restituita alla città.
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