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Chi era Santa Lucia: oltre alle arancine un tour fra le chiese di Palermo a lei dedicate

La storia della Santa e del bastimento di grano che sfamò i palermitani e fece nascere la cuccìa si intreccia con un itinerario fra le chiese cittadine che riguardano la sua storia

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 12 dicembre 2019

Il quadro di Lorenzo Lotto "Santa Lucia davanti al giudice"

Come ben sappiamo, riguardo al giorno in cui si commemora Santa Lucia, tradizionalmente si racconta che nel 1646 qui a Palermo imperversava una terribile carestia. Finché il 13 dicembre, festa della Santa, giunse in città un bastimento carico di grano. La gente affamata non perdette tempo a ridurlo in farina per il pane e lo consumò subito dopo averlo semplicemente lessato.

Nacque così la famosa "cuccìa" che i palermitani, caratteristicamente golosi di dolci, nel tempo si premurarono ad arricchire con crema di ricotta, di latte o di cioccolato dando vita ad un dolce al cucchiaio fra i più tipici ed apprezzati della città. In questo giorno per tradizione non si consumano né pane né pasta e così la cucina palermitana si è sbizzarrita con altre alternative gustosissime. A scelta panelle, cazzilli (crocchette) e gateau di patate o di riso. Comunque sia, lo scettro gastronomico di questo giorno va sicuramente dato all'arancina di riso preparata in mille modi, uno più appetitoso dell'altro.



Ma chi era Santa Lucia e perché è tanto venerata? Naturalmente anche sulla sua figura storia e leggenda si confondono, ma di base si sa che ella era una bellissima ragazza nata a Siracusa alla fine del III secolo d.C. in una nobile e ricca famiglia cristiana. Dopo aver ottenuto, per intercessione di Sant'Agata, la guarigione di una malattia che tormentava la propria madre Eutichia, volle votarsi a Dio. Avendolo saputo, il suo promesso sposo la denunciò al tribunale dell'Impero romano, facendole così subire un processo durante il quale lei fermamente professò la sua religione.

Venne pertanto martirizzata, per tradizione anche con l'asportazione degli occhi che però le si ricrearono. Infatti ufficialmente viene rappresentata con un piccolo vassoio sul quale regge gli occhi che le furono strappati durante il martirio. Infine fu decapitata oppure, secondo altre fonti, trafitta da un colpo di spada alla gola. La venerazione per Santa Lucia si diffuse rapidamente scegliendo per la sua festa il 13 dicembre, ritenuto il giorno più corto e buio dell'anno in cui era necessaria più luce (Lucia=luce).

La Santa è patrona di Siracusa, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e viene invocata contro le malattie degli occhi. A Palermo le sono state dedicate diverse chiese e ne vorrei ricordare qualcuna. Fra quelle più famose ed antiche, pur se oggi non più esistente perché bombardata nel 1943 e poi definitivamente demolita, quella di Santa Lucia al Borgo merita un posto di riguardo. Si trovava proprio al Borgo Vecchio nel piano dell'Ucciardone, in quel molo che prese quindi il nome di Santa Lucia.

Nel 1577 avevano cura di questa chiesa i Padri Carmelitani. Poi nel 1581 i Padri dell'Ordine della Trinità, pervenuti in città il 27 maggio 1580, costruirono il loro convento annesso alla chiesa su concessione dell'Arcivescovo Cesare Marullo. Ma nel 1589 essi si trasferirono nella chiesa di San Demetrio, reputando queste fabbriche sacre troppo lontane dalla città. Difatti si trovavano "extra moenia", ossia al di fuori delle vecchie mura di Palermo. Vi subentrarono così i Padri Conventuali Riformati di San Francesco nel 1593 e il 31 agosto 1600 fu elevata a parrocchia pubblica con il titolo di Santa Maria di Monserrato.

Dopo la distruzione della chiesa di Santa Lucia al Borgo, alcuni dei suoi arredi (come degli altari ed alcuni elementi di marmo) furono traslati nella chiesa di San Luigi Gonzaga in via Ugdulena; mentre il fonte battesimale fu portato nella chiesa di Santa Maria di Monserrato a piazza Croci alla quale fu trasferito anche il suo titolo parrocchiale. Oggi una nuova chiesa di Santa Lucia al Borgo si trova in piazza della Pace, di fronte al carcere dell'Ucciardone. Un'altra chiesa con il suo conservatorio per ragazze orfane si chiamava Santa Lucia al Monte Oliveto e si trovava al Capo, dietro la chiesa della Badia Nuova (che si trova a fianco della Cattedrale), ma fu poi abbandonata a causa dell'aria malsana della zona paludosa del Papireto.

Pertanto le monache si trasferirono nella Chiesa del Gran Cancelliere (ne abbiamo parlato qui) portando con loro un simulacro marmoreo di Santa Lucia per il quale nutrivano molta devozione. Adesso il titolo di Santa Lucia al Monte è tenuto dalla Chiesa di via Ruggero Settimo. Ricordiamo pure che il vecchio titolo del monastero della bellissima chiesa di Santa Maria Valverde in via Squarcialupo è proprio quello di Santa Lucia (qui il nostro racconto), come testimonia la spettacolare cappella al suo interno, opera di Nicola Musca del 1694.

Anche la chiesa non più esistente dell'Infermeria dei Frati Minori Cappuccini, che è sita fra via Biscottari, vicolo Brugnò e vicolo San Tommaso dei Greci, era intitolata a S. Lucia. Ed un'altra bellissima chiesa ottocentesca che invece si può ancor oggi ammirare, ovviamente dedicata alla Santa, è quella all'interno dell'Istituto dei Ciechi in via Angiò (qui l'articolo).

Fra storia e tradizione, auguro a tutti un buon "arancina day", come viene ormai comunemente e profanamente chiamato il giorno di Santa Lucia, riflettendo che un piccolo pensiero da rivolgere alla Santa è quanto meno doveroso, grazie al famoso bastimento di grano che sfamò i palermitani nel giorno della sua festa. E considerando che ancora oggi, secondo l'usanza, essi si dedicano a gustare i tipici e deliziosi manicaretti preparati per questa occasione.

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