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Chi trovava l'uscita diventava saggio: alla scoperta del labirinto dei nobili siciliani

Il labirinto del Castello di Donnafugata si trova all’interno di un parco di 8 ettari, che può essere definito una sorta di "giardino ermetico" con tanto di tempietti e grotte artificiali

Simona Russo
Giornalista
  • 14 novembre 2020

Il labirinto del Castello di Donnafugata

La mitologia greca narra che il primo labirinto fu quello costruito dal re Minosse sull’isola di Creta, vicino al palazzo reale di Cnosso, per riuscire ad imprigionare il Minotauro, suo figliastro, un essere mostruoso metà uomo e metà toro.

Minosse ordinò a Dedalo, architetto di corte, di progettare e realizzare una costruzione dalla quale fosse impossibile fuggire, quest’ultima aveva numerose stanze e gallerie, percorsi intricati che creavano confusione in chi li percorreva.

Il labirinto fa dunque parte della nostra cultura da millenni ed anche se la sua forma si è modificata nel tempo, il dedalo ha mantenuto un forte fascino e valore simbolico: è metafora di crescita, di viaggio interiore, della complessità del nostro universo e della nostra psiche.

Lo storico francese Alain Daniélou sosteneva che «il labirinto evoca sempre i misteri iniziatici, le vie devianti che portano all’illuminazione», un simbolo che è stato ripreso nel mondo dell’arte, nel cinema e nella letteratura. Vari architetti si sono cimentati nella realizzazione del labirinto, per offrire un’esperienza unica, un percorso fatto di svolte, dubbi e intrighi.



Il labirinto del Castello di Donnafugata, in provincia di Ragusa, è realizzato in pietra bianca locale, seguendo la tecnica dei muretti a secco tipica della zona e non in bosso, una pianta sempreverde facile da curare e da modellare nelle forme desiderate, con il quale sono realizzati i labirinti più classici.

Altra particolarità di questo labirinto è la forma: invece che quadrata o circolare, ci troviamo a vagare all'interno di un trapezio, ispirato quasi certamente al labirinto di Hampton Court, vicino a Londra. Un labirinto che diverte i visitatori e riporta alla mente i giochi nobiliari di un’epoca ormai lontana e all’ingresso del quale si trova un sorvegliante d’eccezione: un soldato anch’esso in pietra che un tempo doveva lasciare senza fiato.

Il labirinto come lo vediamo oggi non si presenta esattamente come in origine: i muretti erano rivestiti di siepi di rose, che impedivano la vista nella ricerca del percorso d'uscita e rendevano impossibile arrampicarsi, scavalcare e quindi barare.

Il labirinto si trova all’interno di un parco di 8 ettari, che può essere definito una sorta di "giardino ermetico" con tanto di tempietti e grotte artificiali, e nel 2015 è stato anche il set del film “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone: Salma Hayek si aggirava nel labirinto vestendo i panni della regina di Selvascura, personaggio di uno degli episodi del film, giocando a nascondino e rincorrendo il figlio Elias.

Il Castello di Donnafugata è la residenza nobiliare che sorge intorno al labirinto, risale alla fine dell’Ottocento e gli esterni sono in stile neogotico, con due torri ai lati della facciata. La prima costruzione pare sia stata voluta dai Chiaramonte, conti di Modica nel XIV secolo.

Il resto si lega ad un personaggio ben preciso, il Barone Corrado Arezzo de Spuches (1824-1895) studioso e personaggio di spicco nella vita politica della Sicilia Risorgimentale, ma anche amante della bella vita e dotato di una certa vena ironica e comica.

Nel parco infatti inserì anche scherzi e trabocchetti per il divertimento proprio e dei suoi ospiti: sedili da cui sgorgavano zampilli d’acqua al momento in cui ci si sedeva e il fantoccio di un monaco di cartapesta che spuntava improvvisamente dalla porta di una cappella.

Il gioco del labirinto piaceva a giovanissimi e adulti, soprattutto nelle tiepide giornate primaverili e aveva anche un significato simbolico: chi vi entrava portava con sé i propri difetti, le proprie immaturità e un bagaglio di dolore ma chi giungeva all’uscita, invece, doveva essere una persona nuova, più saggia e sapiente.

Il labirinto costituisce una vera e propria metafora della vita e i suoi falsi percorsi sembra vogliano insegnare ad evitare i vicoli ciechi dell’esistenza e a non sentirci mai irrimediabilmente perduti all’interno dei meandri delle nostre quotidiane difficoltà.

Anche perché spesso, svoltando un angolo, ci si può ritrovare inaspettatamente ed improvvisamente, al centro del labirinto (evidenziato da una scritta in ciottoli), cioè alla realizzazione dei nostri progetti e dei nostri sogni. O al contrario, sempre inaspettatamente, si può ritrovare il varco d’uscita (il medesimo dell’ingresso). D’altronde Jorge Louis Borges diceva che “un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine”.

Piccola curiosità: il Barone Corrado Arezzo grazie alle sue amicizie fra i politici del Regno d’Italia (ricoprì anche la carica di senatore) si fece costruire nel 1893 una piccola stazione ferroviaria nelle vicinanze del suo castello. La stazione è ancora attiva lungo la tratta Ragusa - Gela (anche se priva di biglietteria).
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