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Chiude Hobby Shop a Palermo: addio a 70 anni di sorrisi, giochi (e modellismo)

Entrare qui significava avere accesso a un mondo con cui costruire mondi, plastici immensi o piccole casette da mettere su, mattoncino dopo mattoncino

Tancredi Bua
Giornalista
  • 14 luglio 2026

Hobby Shop a Palermo

L’odore di legno e cartone, delle vernici Tamiya sigillate nei loro barattolini, delle erbe sintetiche per il modellismo statico e delle plastiche dei vagoni-modellino pronte a essere costruite dalle mani di abili appassionati o di hobbisti ancora in erba. Entrare da Hobby Shop significava avere accesso a un mondo con cui costruire mondi, plastici immensi o piccole casette da mettere su mattoncino di terracotta dopo mattoncino di terracotta. E per un periodo ha indicato quasi le «colonne d’Ercole» di una parte di Palermo, divisa in «via Terrasanta prima di Hobby Shop» e «via Terrasanta dopo Hobby Shop».

Oggi il negozio, nato nel 1956, esattamente settant’anni fa, dall’iniziativa e l’idea di Nicola Mettier, chiude i battenti. Ad annunciarlo è il figlio di Nicola Mettier, Alessandro, titolare adesso sulla via del pensionamento. L’insegna gialla e rossa, preceduta da quello spazio bianco in cui era scritto “Emporio dei modelli”, colorava la facciata del palazzo rivestita da blocchi di marmo elegante ma sterile, e guardando le vetrine lo sguardo del passante non poteva che essere colto, anche solo per un momento, dal desiderio di costruire mondi in miniatura, da ordinare magari un po’ meglio della Sicilia e della Palermo in cui il negozio era stato aperto, con treni che – almeno nei propri circuiti costruiti in casa – avrebbero rispettato orari e attraversato paesaggi mozzafiato.

Ma c’era molto altro. I clienti affezionati, che hanno appreso la notizia nelle ultime ore dai social e dal web, frequentavano il negozio per avere consigli sulle vernici da usare per dipingere miniature di giochi da tavolo come “Warhammer”, “Warhammer 40.000” o “Il Signore degli Anelli”, per comprare aeroplanini telecomandati, modellini di auto da costruire o di navi, sottomarini, motociclette, Lego e monumenti in scala.

La sensazione, per tanti che entravano nel negozio, era quella di entrare quasi in un tempio che tramandava l’arte di inventare, di sperimentare, di prendere confidenza con i materiali e quindi, poco a poco, iniziare a pensare anche a come le cose dovevano essere fatte nella vita vera. È stato il titolare del negozio ad annunciare la chiusura tramite un post sui propri social ufficiali: «Dopo ben settant’anni di attività, il nostro Hobby Shop chiude i battenti. È un momento carico di emozioni e vogliamo prenderci un istante per dirvi un enorme, sincero grazie. A tutti i clienti e agli affezionati amici di tutte le età. Abbiamo condiviso decenni di giochi, sorrisi, passione per il modellismo e momenti indimenticabili. Siete stati voi a rendere speciale questo negozio, accompagnandoci giorno dopo giorno in questa splendida avventura».

C’è chi frequentava personalmente il negozio in cerca dell’ultimo ritrovato in materia di automodellismo o chi veniva al posto del padre o della madre per ritirare degli ordini e s’imbatteva in «uno spazio quasi immune dal tempo che ci circonda, una parentesi - scrive Giorgia Li Greci - nel passato in un mondo che oggi dimentica troppo in fretta».

Di sicuro, Hobby Shop resterà nella memoria dei palermitani e di quella parte di città che un tempo vedeva susseguirsi, uno dopo l’altro, negozi storici – il negozio di dischi, l’edicola con il grande Blek Macigno – oggi scomparsi o la cui gestione è, per ordine naturale delle cose, cambiata. E nella memoria di quei palermitani che legavano con un filo rosso tutti quei momenti: comprare un numero di Dylan Dog e leggere dell’investigatore dell’incubo che costruisce il modellino di galeone che non finisce mai di costruire, per poi passare, qualche metro più avanti, da Hobby Shop a comprarne uno vero, da montare mentre si ascolta un disco in camera.

Non può che venire in mente una delle scene-pilota del film di Steven Spielberg, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, quando il personaggio interpretato da Richard Dreyfuss, Roy Neary, si mette ossessivamente a costruire un modellino in scala della visione che gli è stata impiantata una notte, da un UFO apparsogli sopra l’auto, di colpo, una notte, e pensare che in fondo come Neary prova a dare un senso all’inspiegabile apparizione che gli ha stravolto la vita, anche il modellista-cliente di Hobby Shop in fondo non è altro che qualcuno che prova a dare un senso a un mondo a volte impossibile da raddrizzare. Se non, appunto, in un modellino.
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