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L'auto di Falcone a Palermo, Giorgia Meloni: "Controlli straordinari, anche con l'esercito"

La presidente del Consiglio in città in occasione dell'arrivo della Fiat Croma di Giovanni Falcone. Ha annunciato un piano straordinario contro la criminalità

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 14 luglio 2026

Giorgia Meloni

Non è stata una semplice visita istituzionale. Tra le sale del Museo del Presente "Giovanni Falcone e Paolo Borsellino", a Palazzo Jung, la memoria ha assunto ancora una volta un volto concreto, quello della Fiat Croma bianca sulla quale il 23 maggio 1992 viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e l'autista Giuseppe Costanza.

Custodita per 14 anni nella teca sulla Piazza d’Armi della scuola di formazione del Corpo di polizia penitenziaria “Giovanni Falcone di Roma, da oggi quel che resta di quell'auto entra temporaneamente a far parte del percorso museale, trasformandosi in una testimonianza permanente di una delle pagine più dolorose della storia italiana.

Per l'occasione è arrivata a Palermo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha partecipato alla cerimonia di svelamento insieme alla presidente della Fondazione Falcone, Maria Falcone. Presenti anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, Arianna Meloni, i figli del giudice Paolo Borsellino, Lucia e Manfredi, magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine e numerose autorità civili e militari.

Tra gli invitati anche l'imprenditore Tommaso Dragotto e l'ex calciatore del Palermo Fabrizio Miccoli, in una cerimonia che ha riunito istituzioni, cittadini e protagonisti dell'impegno civile nel segno della memoria.

Visibilmente emozionata, la premier ha preso la parola dopo lo svelamento della vettura, ammettendo che neppure la lunga esperienza maturata nei discorsi pubblici l'aveva preparata a quel momento. «Anche per una veterana come me oggi non è facile prendere la parola qui», ha detto, spiegando come trovarsi davanti ai resti della Croma significhi confrontarsi con "la storia con la S maiuscola", quella fatta di vite spezzate, di sangue e di eventi capaci di cambiare il destino di un Paese.

Nel suo intervento Meloni ha ripercorso il significato della strage di Capaci, ricordando come quel 23 maggio 1992 abbia rappresentato uno spartiacque nella coscienza collettiva degli italiani. Da quel momento, ha sottolineato, nessuno avrebbe più potuto fingere che la mafia fosse un problema distante o marginale. Cosa nostra mostrò il proprio volto più feroce nel tentativo di affermarsi come un potere superiore allo Stato, ma proprio quella violenza produsse un effetto opposto, generando una nuova consapevolezza civile e una mobilitazione che coinvolse l'intero Paese.

La presidente del Consiglio ha ricordato il ruolo decisivo di Giovanni Falcone, tra i primi magistrati a dare un nome alla mafia, a processarla e a dimostrare che poteva essere combattuta. Ha evidenziato come il giudice, insieme ai colleghi e agli investigatori che lo affiancarono, abbia sfidato non solo la criminalità organizzata ma anche il muro dell'omertà, pagando con la vita quella scelta.

Particolarmente intenso il passaggio dedicato agli ultimi istanti vissuti da Falcone e Francesca Morvillo a bordo della Croma. Meloni ha immaginato quei chilometri percorsi insieme come un momento di quotidianità, fatto di conversazioni semplici e progetti per il futuro, ricordando che prima di diventare simboli erano persone comuni. «Gli eroi non sono persone dotate di poteri straordinari», ha affermato. «Sono persone che, quando si è presentato il momento di scegliere, hanno saputo da che parte stare».

Un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, perché, ha spiegato, la lotta alla mafia non appartiene soltanto ai magistrati e alle forze dell'ordine, ma passa anche dalle scelte quotidiane di ogni cittadino. Richiamando una celebre frase di Tolkien, Meloni ha ricordato che sono "le piccole mani che cambiano il mondo", sottolineando come il confine tra legalità e illegalità venga tracciato ogni giorno attraverso i gesti di ciascuno.

Ampio spazio è stato dedicato anche al valore del Museo del Presente, nato su iniziativa della Fondazione Falcone. Per la presidente del Consiglio questo luogo rappresenta un esempio di come arte, fotografia, design e memoria possano trasformarsi in strumenti di educazione civica. Ha definito il museo un luogo capace di trasformare il ricordo in energia per il presente, richiamando l'idea che «la memoria è custodire il fuoco, non adorare le ceneri».

Nel finale del suo intervento Meloni ha ribadito l'impegno delle istituzioni nel contrasto alla criminalità organizzata, ricordando l'importanza di rafforzare gli strumenti della legislazione antimafia, sostenere magistrati e testimoni di giustizia, difendere il regime del 41-bis nelle condizioni previste dalla legge e continuare a fare piena luce sulle pagine ancora oscure delle stragi mafiose. «Il popolo italiano ha diritto di conoscere la verità», ha detto, assicurando che lo Stato continuerà a fare la propria parte "per essere degni di Giovanni, Paolo e di tutte le vittime della mafia".

Ad aprire la cerimonia era stata Maria Falcone, visibilmente commossa davanti all'auto sulla quale viaggiava il fratello nel giorno dell'attentato di Capaci. La presidente della Fondazione Falcone ha ribadito che il ricordo non può essere un esercizio formale, ma deve diventare uno strumento capace di educare e suscitare responsabilità. «La memoria non deve essere morta ma viva e attiva e deve emozionare i ragazzi perché dall'emozione nasce la reazione», ha affermato, definendo il Museo del Presente una "lezione permanente di educazione alla legalità". Davanti alla Fiat Croma, ha aggiunto, «ci si deve inchinare», perché rappresenta il simbolo di un sacrificio che ha cambiato la storia del Paese.

Per il sindaco Roberto Lagalla, la presenza del presidente del Consiglio ha conferito alla giornata un forte valore istituzionale e civile. Il primo cittadino ha ricordato il sostegno della Città Metropolitana al progetto della Fondazione Falcone attraverso la concessione di Palazzo Jung, sottolineando come il Museo del Presente rafforzi il ruolo di Palermo quale capitale della memoria e dell'impegno contro ogni forma di criminalità mafiosa.

Anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha definito il ritorno della Croma a Palermo «la testimonianza viva di una ferita mai rimarginata», evidenziando come custodire luoghi e oggetti della memoria significhi offrire alle nuove generazioni strumenti concreti per comprendere il valore della legalità e della libertà.

La visita della presidente del Consiglio a Palermo è stata accompagnata ieri da un momento di omaggio alle vittime della mafia, deponendo un mazzo di fiori, alla stele dedicata a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, lungo l'autostrada A29, in prossimità di Capaci, nel luogo della strage e con la partecipazione, in Prefettura, a una riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, convocata per fare il punto sulle misure di contrasto alla criminalità organizzata e ai recenti episodi di violenza. Meloni ha ribadito la vicinanza dello Stato al territorio, assicurando che «chi pensa di riportare Palermo indietro, di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà davanti a sé uno Stato determinato, che agisce e colpisce».

Ha quindi annunciato la volontà di avviare un piano straordinario di controllo del territorio, a partire dai quartieri più a rischio, valutando anche il coinvolgimento dell'Esercito, e ha ricordato le operazioni già messe in campo, dal rafforzamento degli organici delle Forze di polizia ai nuovi investimenti per la sicurezza urbana e la videosorveglianza. «Lo Stato qui non ha abbassato la guardia», ha affermato, sottolineando anche i risultati ottenuti nel contrasto alle mafie e nella restituzione dei beni confiscati alla collettività.

Appuntamenti che hanno completato una giornata dal forte valore simbolico, nella quale il ricordo delle stragi del 1992 si è intrecciato con l'impegno delle istituzioni nella lotta alla criminalità organizzata. «A Palermo lo Stato c'è e vuole essere sempre più presente, con determinazione, umiltà, senza mai indietreggiare. È il modo più serio che conosciamo per onorare chi ha dato la vita per la libertà e la legalità in territori come questo».

Più che una cerimonia, quella vissuta al Museo del Presente è stata una riflessione collettiva sul significato della memoria. La Fiat Croma bianca non racconta soltanto la violenza di un attentato che ha segnato la storia d'Italia, ma continua a parlare alle nuove generazioni, ricordando che la legalità non appartiene al passato. È una scelta quotidiana, da rinnovare ogni giorno, proprio come l'eredità lasciata da Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e da tutte le donne e gli uomini che hanno sacrificato la propria vita per uno Stato più libero dalla mafia.
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