Ci sono piccoli tesori e cose incredibili: il tour per (sette) mercati storici di Palermo
Andare per mercati è uno dei modi più significativi e profondi di entrare in contatto con un luogo, scoprirne l'anima, i colori, i sapori. Ecco la nostra piccola guida
Esistono tante forme di turismo, e poi c’è una fatta di scambi, incontri, qualcosa di più profondo che parla di collettività, di patrimonio culturale, dove i cinque sensi si deliziano e il cervello s’immerge nell’anima profonda del luogo. Si potrebbe coniare un nuovo termine, “Mercatare”, preso a prestito da alcuni venditori di Palermo, che potrebbe voler dire andare per mercati, visita obbligata per me in ogni mio viaggio.
È una immersione profonda che va oltre la semplice compravendita di prodotti. Le piazze, gli antichi palazzi, le chiese li contengono e delimitano come scene teatrali, svelandosi a chi sposta lo sguardo oltre la bancarella. Se una volta si era in pochi ad apprezzare questa tipologia di turismo, oggi i mercati sono diventati parte del viaggio. Ogni mercato nel mondo definisce e connata città e identità, come il Grand Bazaar di Istambul, il mercato Chatuchak Weekend Market a Bankok, il Mercato del pesce di Tsukiji a Tokyo, al Souk di Marrakesh, quello di Delhi in India, o quello Vintage di Camden a Londra Questo diventa ancora più vivo e tangibile in Italia e nei mercati Siciliani. Sull’Isola le condivisioni, le informazioni, i consigli, rafforzano quella che è un valore assoluto: la Sacra Ospitalità.
Avendo avuto modo di parlare su alcuni mercati siciliani, mi concentro su Palermo “città mercato” dai tempi dei Fenici, qui vi sono 6/7 mercati storici, alcuni diventati attrazione turistica. L’invito è di non lasciarsi incantare dalle esposizioni, andate oltre, osservando e apprezzando i dettagli e non la facciata, l’esperienza sarà indimenticabile.
I mercati sono: Ballarò-Albergheria, la Vucciria, Papireto, Lattarini, Il Capo e Borgo Vecchio. Ballarò è sicuramente il più famoso anche per il suo street-food, qualcosa che si era sempre fatto in questo mercato, la differenza è che una volta il cibo veniva acquistato per essere consumato a casa, un food-Home, al posto di una street. Era un luogo di incontri e non solo, qui fino agli anni '90 vi lavoravano anche ragazzini che arrotondavano il magro budget familiare dopo la scuola o addirittura lascandola iniziando la loro vita lavorativa. Tante sono le storie che prestando orecchio e un po’ del vostro tempo sentirete raccontare, avvicinatevi ai banchi, chiedete informazioni sui prodotti, sulle ricette, scoprirete un mondo di consulenze, c’è chi vi racconterà non solo la ricetta ma vi porterà a scegliere tra i banchi i vari ingredienti.
Da Piazza Casa Professa a Corso Tukory, con piazza del Carmine, con la sua bellissima chiesa barocca, lasciatevi trasportare dal luogo e dalle “abbanniate” dei venditori che promuovono la loro merce. Qui vi sono locande popolari, alcune con storie strane come quella di Rosario che nel suo locale ha un fantasma benevolo che lo protegge. Ballarò si dice che provenga da “Balhara” che indicava il villaggio dei commercianti. Per altri invece le origini sarebbero legate al capitano Ferdinand Ballarò, incaricato di riscuotere una percentuale sulle vendite del mercato.
Proseguiamo con la Vucciria, grande mercato negli anni passati, oggi è un luogo particolare, che si anima di notte, zeppo di locali e pub con musica “sparata” in strada. Io lo ricordo con le abbanniate dei venditori di pesce, dove autentici mostri marini venivano esposti su piani di marmo, e sezionati. Il nome Vucciria deriva dal francese “boucherie”, mattatoio, antica attività del mercato.
Il Mercato del Capo è noto per il suo pesce, che mi raccomando dovrà essere attentamente valutato perché ci saranno sullo stesso banco pesce appena pescato, ma anche "pesci vecchi". È un mercato che amo, qui acquisto le caramelle alla carruba, i cucunci e i capperi, le anciove prese da grandi barattoli di latta. Del Mercato delle Pulci ho avuto già modo di scrivere su Balarm, proseguo con un mercato meno conosciuto quello di Borgo Vecchio, al di fuori del circuito tradizionale delle vie storiche, qui si sente forte un’influenza nord africana, anche qui interessanti e particolari rivendite di frutta, verdura e alimentari. Il Mercato di Lattarini è dedicato ai prodotti tessili e di merceria, benché il suo nome in arabo indica il mercato delle spezie, qui ci sono una serie di negozietti che vendono pelletteria, biancheria, lane, fili da ricamo, maglioni, tele e corde, completi mimetici, stivali e scarponi.
Discorso a parte è il mercato dell’Albergheria, qui i venditori ambulanti, vendono qualunque cosa usata. Per anni fu definito il mercato dell’illegalità, da tempo si prova a istituzionalizzarlo. Definito il luogo della “Povertà e bellezza”, il mercato si sveglia all’alba, ed è all’inizio della mattinata che si possono trovare piccoli tesori e cose incredibili; c’è chi racconta di aver trovato persino inginocchiatoi, abiti da suora e prete…in effetti c’è tutto quello che mai penserete di trovare in un mercato. Che il posto abbia bisogno di una sistemazione è innegabile, così il Comune ha emanato un bando di gara e successivamente affidato l’appalto dei lavori di rigenerazione e decoro dell’Albergheria come “distretto creativo e del riciclo”.
Un discorso a parte sono i “mercatari” i venditori, gente esclusa dal mondo del lavoro, con un reddito esiguo, che arrotondano vendendo quello che raccattano dai cassonetti, dallo “lo svuota cantine”, o dalle donazioni. È questo il mercato del riuso “dell’Economia Circolare”.
I Mercati di Palermo e della Sicilia sono un prezioso “laboratorio culturale” sono l’essenza di una comunità, ma non solo nel caso del cibo è un tornare a mangiare secondo i cicli della natura, ritrovando la “stagionalità” rispettando così la biodiversità. Sono sapori, colori, suoni, sensazioni che uniscono passato, presente e speriamo futuro.
È una immersione profonda che va oltre la semplice compravendita di prodotti. Le piazze, gli antichi palazzi, le chiese li contengono e delimitano come scene teatrali, svelandosi a chi sposta lo sguardo oltre la bancarella. Se una volta si era in pochi ad apprezzare questa tipologia di turismo, oggi i mercati sono diventati parte del viaggio. Ogni mercato nel mondo definisce e connata città e identità, come il Grand Bazaar di Istambul, il mercato Chatuchak Weekend Market a Bankok, il Mercato del pesce di Tsukiji a Tokyo, al Souk di Marrakesh, quello di Delhi in India, o quello Vintage di Camden a Londra Questo diventa ancora più vivo e tangibile in Italia e nei mercati Siciliani. Sull’Isola le condivisioni, le informazioni, i consigli, rafforzano quella che è un valore assoluto: la Sacra Ospitalità.
Avendo avuto modo di parlare su alcuni mercati siciliani, mi concentro su Palermo “città mercato” dai tempi dei Fenici, qui vi sono 6/7 mercati storici, alcuni diventati attrazione turistica. L’invito è di non lasciarsi incantare dalle esposizioni, andate oltre, osservando e apprezzando i dettagli e non la facciata, l’esperienza sarà indimenticabile.
I mercati sono: Ballarò-Albergheria, la Vucciria, Papireto, Lattarini, Il Capo e Borgo Vecchio. Ballarò è sicuramente il più famoso anche per il suo street-food, qualcosa che si era sempre fatto in questo mercato, la differenza è che una volta il cibo veniva acquistato per essere consumato a casa, un food-Home, al posto di una street. Era un luogo di incontri e non solo, qui fino agli anni '90 vi lavoravano anche ragazzini che arrotondavano il magro budget familiare dopo la scuola o addirittura lascandola iniziando la loro vita lavorativa. Tante sono le storie che prestando orecchio e un po’ del vostro tempo sentirete raccontare, avvicinatevi ai banchi, chiedete informazioni sui prodotti, sulle ricette, scoprirete un mondo di consulenze, c’è chi vi racconterà non solo la ricetta ma vi porterà a scegliere tra i banchi i vari ingredienti.
Da Piazza Casa Professa a Corso Tukory, con piazza del Carmine, con la sua bellissima chiesa barocca, lasciatevi trasportare dal luogo e dalle “abbanniate” dei venditori che promuovono la loro merce. Qui vi sono locande popolari, alcune con storie strane come quella di Rosario che nel suo locale ha un fantasma benevolo che lo protegge. Ballarò si dice che provenga da “Balhara” che indicava il villaggio dei commercianti. Per altri invece le origini sarebbero legate al capitano Ferdinand Ballarò, incaricato di riscuotere una percentuale sulle vendite del mercato.
Proseguiamo con la Vucciria, grande mercato negli anni passati, oggi è un luogo particolare, che si anima di notte, zeppo di locali e pub con musica “sparata” in strada. Io lo ricordo con le abbanniate dei venditori di pesce, dove autentici mostri marini venivano esposti su piani di marmo, e sezionati. Il nome Vucciria deriva dal francese “boucherie”, mattatoio, antica attività del mercato.
Il Mercato del Capo è noto per il suo pesce, che mi raccomando dovrà essere attentamente valutato perché ci saranno sullo stesso banco pesce appena pescato, ma anche "pesci vecchi". È un mercato che amo, qui acquisto le caramelle alla carruba, i cucunci e i capperi, le anciove prese da grandi barattoli di latta. Del Mercato delle Pulci ho avuto già modo di scrivere su Balarm, proseguo con un mercato meno conosciuto quello di Borgo Vecchio, al di fuori del circuito tradizionale delle vie storiche, qui si sente forte un’influenza nord africana, anche qui interessanti e particolari rivendite di frutta, verdura e alimentari. Il Mercato di Lattarini è dedicato ai prodotti tessili e di merceria, benché il suo nome in arabo indica il mercato delle spezie, qui ci sono una serie di negozietti che vendono pelletteria, biancheria, lane, fili da ricamo, maglioni, tele e corde, completi mimetici, stivali e scarponi.
Discorso a parte è il mercato dell’Albergheria, qui i venditori ambulanti, vendono qualunque cosa usata. Per anni fu definito il mercato dell’illegalità, da tempo si prova a istituzionalizzarlo. Definito il luogo della “Povertà e bellezza”, il mercato si sveglia all’alba, ed è all’inizio della mattinata che si possono trovare piccoli tesori e cose incredibili; c’è chi racconta di aver trovato persino inginocchiatoi, abiti da suora e prete…in effetti c’è tutto quello che mai penserete di trovare in un mercato. Che il posto abbia bisogno di una sistemazione è innegabile, così il Comune ha emanato un bando di gara e successivamente affidato l’appalto dei lavori di rigenerazione e decoro dell’Albergheria come “distretto creativo e del riciclo”.
Un discorso a parte sono i “mercatari” i venditori, gente esclusa dal mondo del lavoro, con un reddito esiguo, che arrotondano vendendo quello che raccattano dai cassonetti, dallo “lo svuota cantine”, o dalle donazioni. È questo il mercato del riuso “dell’Economia Circolare”.
I Mercati di Palermo e della Sicilia sono un prezioso “laboratorio culturale” sono l’essenza di una comunità, ma non solo nel caso del cibo è un tornare a mangiare secondo i cicli della natura, ritrovando la “stagionalità” rispettando così la biodiversità. Sono sapori, colori, suoni, sensazioni che uniscono passato, presente e speriamo futuro.
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