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Com'è dolce questo "Cretto di Burri": Walter Musco trasforma le opere d'arte in alta pasticceria

Il pasticciere romano ha voluto rendere omaggio sia all'artista, Burri, che alla Sicilia, in una commistione di sapori, tradizione ed emozioni creando un dolce che racconta una storia

Marta Genova
Giornalista
  • 1 aprile 2021

Se unisci due forme d'arte cosa otterrai? Una torta che rappresenta il Cretto di Burri, ad esempio. Gioia per gli occhi e per il palato. E in realtà anche per il cuore.

Ed è quello che il pasticciere romano, Walter Musco, ha fatto. «Il 2020 è stato complicato - scriveva sulla pagina fb della sua pasticceria Bompiani, alla fine dell'anno -. Ma è stato anche un tempo in cui la nostra creatività ha preso il controllo del nostro percorso professionale, interrotto per causa di forza maggiore. Il tempo ci ha concesso la possibilità di pensare a qualcosa di nuovo e di aderente al nostro modo di concepire la realtà che ci circonda. Nel 2021 saranno molte le torte nuove che proporremo, sempre dedicate ai nostri riferimenti artistici ed umani preferiti».

La prima di queste opere è dedicata alla Sicilia, ai suoi sapori, ed è per questo che gli ingredienti utilizzati sono la mandorla e il gelso e nello specifico Mousse di gelso, Gelèe di gelso, Cremoso alla mandorla di Sicilia, Frolla alla mandorla di Sicilia, Scaglie di mandorla di Sicilia.



Una riproduzione fedele e in miniatura dell'opera realizzata da Alberto Burri - cui Musco ha voluto rendere omaggio - a Gibellina e in cui è forte il legame tra esterno e interno che ha permesso di creare un dolce che racconta una storia. E che storia.

Quasi commuove al sol pensiero e commuove ancora di più se pensiamo che tra migliaia di opere d'arte a cui potersi ispirare, opere degne di nota, la scelta, la prima, è caduta su quella di Burri, che ha una storia profonda alle aspalle che non tutti conoscono. Una storia di morte e di rinascita. Di dolore e di vita.

Il Grande Cretto è una distesa di 80 mila metri quadrati ed è considerata una delle più grandi opere land art al mondo e fu realizzata parzialmente tra il 1985 e il 1989, rimanendo purtroppo incompleta per mancanza di fondi fino al 2015, anno in cui fu completata in occasione del centenario della nascita di Burri.

«Andammo a Gibellina con l'architetto Zanmatti - racconterà Burri -, il quale era stato incaricato dal sindaco di occuparsi della cosa. Quando andai a visitare il posto, in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non ci faccio niente di sicuro, dissi subito, andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese. Era quasi a venti chilometri. Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l'idea: ecco, io qui sento che potrei fare qualcosa. Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest'avvenimento»

Burri decise che non avrebbe cancellato la memoria di quel luogo, la valle del Belìce (sì, con l'accento sulla i) distrutta il 15 gennaio 1968 dal terremoto e che avrebbe ricoperto le rovine con una sorta di grande sudario in cemento liquido bianco che ha compattato i dodici ettari di macerie del centro storico. I vicoli bianchi, percorribili, rappresentano le ferite profonde rimaste in chi è sopravvissuto e in chi ricorda, ma anche i sentieri esistenti un tempo.

Walter Musco ha una sensibilità artistica sia "genertica" in qualche modo se vogliamo, fin da bambino prova attrazione per l'arte e se ne prende cura, essendo cresciuto in un contesto familiare dove l’arte era ben presente, che per formazione, si è è andata affinando nel tempo lavorando per anni come gallerista.

San Francesco diceva che "l'artista è chi lavora con le mani, la testa e il cuore". E quando gli ingredienti sono questi il risultato è visibile.
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