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Cosa c'entra una mula (di Misilmeri) con Santa Rosalia: il terremoto del 1726 e il miracolo

La notte del primo settembre 1726, intorno alle ore 23, un violento terremoto scosse la costa tirrenica della provincia di Palermo, causando circa 400 vittime e moltissimi feriti

Marco Giammona
Docente, ricercatore e saggista
  • 22 maggio 2022

“Il miracolo della mula", affresco di Girolamo Tessari, 1515, Basilica di Sant'Antonio a Padova

La notte del primo settembre 1726, intorno alle ore 23, un violento terremoto scosse la costa tirrenica della provincia di Palermo, causando circa 400 vittime e moltissimi feriti, ma il capoluogo rimase miracolosamente in piedi. La paura dovette essere molto forte per il “traballamento veementissimo” come riportato dalle memorie storiche dell’epoca.

Il canonico palermitano Antonino Mongitore, storico erudito, nonché testimone oculare del calamitoso evento, riferiva come le scosse di quella notte furono avvertite tra le città, terre e villaggi intorno a Palermo per circa cento chilometri, arrivando perfino a Marsala, Mazara, Sciacca, ed altri luoghi, che “provarono spavento, però senza alcun danno rilevante”.

Ricordava anche che il terremoto non fu percepito nello stesso modo da tutti nella città: «alcuni intesero cinque violentissime scosse; altri con moto regolato, ma strepitoso, incalzato da quattro scosse; altri intesero forte traballamento, cui successe veemente scotimento, terminato con un continuato ondeggiare, alcuni videro una nuvola infuocata a forma di trave che sprigionava fiammelle seguita da una forte scossa di terremoto». L’accaduto destò vivo interesse nella cultura del tempo come attesta la diffusione di memorie volte alla narrazione del tragico evento, redatte da autori locali e da viaggiatori stranieri.
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Alcuni di questi resoconti caricarono di drammaticità i fatti, altri ne celebrarono il profondo senso di fede e perdono, in quanto il sisma continuava a essere concepito da alcuni quale segno dell’ira divina e manifestazione della punizione inflitta da Dio ai peccati del popolo.

A Terrasini, unico paese in cui permane un relitto di quel momento storico, ogni anno a mezzanotte del primo settembre si ricorda l’evento con i fedeli che accendono dei lumini nel sagrato della chiesa e per le vie del paese, e alle 23,45 le campane suonano a stormo per esorcizzare la paura del terremoto e probabilmente di uno sconvolgimento delle acque che dovette lambire le coste del paese.

Anche nella terra di Misilmeri, distante 15 chilometri da Palermo, nel Ducato di Francesco Bonanno e Bosco, Principe di Roccafiorita, documenti d’archivio registrano che dopo l’orribile terremoto, che scosse senza alcun danno la comunità, poco prima della mezzanotte di domenica 1 settembre del 1726, fu esposto il SS. Sacramento nella Chiesa Madre, affinché tutto il popolo ne rendesse grazie a Dio per non aver patito nessun danno da questo “flagello dell’ira divina”. Terminiate le 40 ore dall’esposizione, si fece una Solenne Processione per le gremite vie del paese e mercoledì 4 settembre, arrivato il sacerdote con il Venerabile vicino la casa del Viceduca o Governatore di Misilmeri, giungeva il contadino Filippo Corso, tirandosi dietro la sua mula per condurla alla fontana.

L’uomo alla vista del SS.Sacramento si inginocchiò, ma senza accorgersene, si inginocchiò dietro di lui anche la sua mula. Alla scena assistettero due donne: Caterina Bocchiara e Agata Romana, le quali, incredule di quanto stava accadendo dissero al padrone di lasciar stare così la sua riverente cavalla, finché essa stessa non si rialzasse.

L’animale restò inginocchiato tanto tempo, quanto la devota Caterina poté con calma recitare per ben quattro volte il “Credo”, simbolo Apostolico. Di tanto prodigio venne avvisato il Principe Bonanno, che ne riferì all’Arcivescovo di Palermo Monsignor Giuseppe Gasch, che nel frattempo convocò in città le tre nominate persone presenti all’accaduto, e ricevendone il giuramento, autenticò il prodigio di Misilmeri con la sua arcivescovile autorità.

L’episodio di Misilmeri del 1726, si ricollega storicamente al miracolo eucaristico "della mula", che dopo un lungo digiuno rifiutò la biada ed il fieno e si prosternò di fronte all'Eucarestia. Secondo la tradizione, il fatto avvenne a Rimini nel 1223, e fu attribuito all'intercessione di Sant'Antonio di Padova, il quale dopo una sfida lanciata dell’eretico Bonovillo, provò con un miracolo la vera presenza di Cristo nell’ostia consacrata.

Dalle più antiche biografie del Santo, episodi analoghi si sarebbero verificati anche a Tolosa e a Bourges. Sarà un caso o una semplice coincidenza che qualche anno prima del prodigio della mula a Misilmeri, esattamente nel 1704 veniva fondata nella piazza principale del paese una Chiesa intitolata proprio a Sant’Antonio da Padova, voluta da Don Filippo Catania al fine di assicurare per sé e per il figlio sacerdote, Don Onofrio Catania, una cappellania per i pii suffragi e la salvezza delle loro anime.

Di sicuro rimane la testimonianza di una storia del territorio che si mescola mirabilmente con una fede profonda che non si chiede se ciò che appare è naturale o soprannaturale, perché sempre l’agire di Dio è “naturalmente” soprannaturale.
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