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Da degrado a parco urbano con un click: l'Oreto in lizza come "Luogo del cuore Fai"

Mentre le istituzioni continuano il balletto per decidere che fare i cittadini di Palermo candidano l'Oreto a luogo del cuore: basta un attimo per salvarlo e il progetto c'è già

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 26 giugno 2018

Il progetto del "Parco Fiume Oreto" per Palermo

A dicembre il videomaker di Palermo Igor D’india, attraverso un video che è diventato virale e che vi invito a guardare, riapriva il dibattito in città sul nostro fiume. Il fiume Oreto.

Sono seguiti vari incontri pubblici che hanno reso evidente quanto sia alto l’interesse della città verso il fiume, quanto sia alto il suo potenziale e quanto il fiume sia incompreso e maltrattato dalla città stessa.

Nelle grandi città attraversate dai fiumi questi diventano luoghi di aggregazione, parchi urbani, attrattive turistiche, oasi verdi che valorizzano la qualità della vita dei residenti e della città tutta.

Nel caso di Palermo un intervento sull’Oreto avrebbe anche il significato di intervenire e riqualificare una delle tante periferie dimenticate. Luoghi che vivono oltre l’orizzonte brillante dell’itinerario arabo normanno e dei siti Unesco.

Sulla scorta di queste riflessioni, un gruppo di cittadini, io tra loro, ha deciso ci ribaltare la prospettiva. Mentre le istituzioni continuano il balletto avviato ormai quaranta anni fa, su come fare e su cosa fare, questi cittadini hanno avviato un processo di riappropriazione collettiva del fiume.



L’idea è che i cittadini si riprendano la città e dettino ad amministrazioni sempre più latenti e distratte l’agenda del cosa e del come.

Quello che proponiamo è un progetto culturale, prima ancora che urbanistico, l’idea è che sia possibile prendersi cura insieme in modo collettivo e condiviso di uno dei cuori identitari della città.

La scommessa è che l’energia di decine di migliaia di persone possano determinare l’operato degli organi deputati ad agire.

Un progetto nel quale ciascun cittadino possa finalmente avere un ruolo, di partecipazione e condivisione, perché il parco del Fiume Oreto non sia calato dall'alto, come troppo spesso accade in questa città ma sia espressione di un processo e di una elaborazione collettiva e che chiunque abbia occasione di contribuire con idee, suggestioni, mente e cuore e possa appartenere all'incanto di questa magia che farà rinascere l'Oreto, e con lui, in fondo è questa la mia speranza, la nostra città.

Sono tutti invitati a essere parte di questo progetto collettivo e il prossimo passo è la partecipazione al concorso del FAI, fondo ambiente italiano, un concorso biennale nazionale che ha come obiettivo quello di puntare l’attenzione su luoghi importanti del nostro Paese che per varie ragioni sono invece dimenticati, sottoutilizzati, trascurati.

Non si deve donare né sostenere economicamente nulla: basta un click e il Fiume è attualmente al quarto posto avendo già raccolto oltre 3200 firme. Ma ne serviranno almeno 50mila entro il 30 novembre.

Aggiudicarsi il premio significa disporre di una somma di 50mila euro per interventi sul parco, ma soprattutto allargare a livello nazionale il dibattito su questo prezioso fiume.

La mia opinione è anche che questo concorso sia un modo per dimostrare che la città vale più di chi amministrando con disinteresse in questi quaranta anni ha reso questo posto straordinario poco più di una discarica.

Gran parte di noi non sa e non immagina che il fiume è un SIC, un sito di interesse comunitario, un luogo naturale protetto dall’Unione Europea e popolato da oltre quartanta tipi di uccelli, pesci, anfibi, e sulle cui sponde esistono ancora preziosi lembi di vegetazione ripariale a Salici e Pioppi.

Ho parlato della cosa con il professore Riggio, ecologo noto in città e mi spiegava come l’ecologia del fiume è tale che di fatto possiede già in se gran parte degli strumenti per rigenerarsi.

In pratica il passaggio dal degrado al parco urbano è più semplice e rapido di quello che si pensa. Forse alcuni di voi potrebbero dire che sono un sognatore. Ma non sono il solo.

Al momento siamo oltre 3mila, e sono certo saremo decine di migliaia entro il 30 novembre. Perché se c’è una cosa che ho imparato dalla mia città, nonostante tutti i vizi e difetti, in alcuni momenti storici trova la forza per segnare la differenza.

Ed io ho come la sensazione che la salvaguardia dell’Oreto sia uno di qui momenti. Per chi vuole dare una mano, si possono fare firmare a quante più persone possibili i moduli cartacei scaricabili e poi consegnarli al comitato "Salviamo l’Oreto" con cui si può parlare via facebook o scrivendo all'indirizzo mail fiumeoreto2018@libero.it.

La foto di copertina è una proposta del team, guidato dal professore Fernando Trapani, è stato composto da Alessandro Corso, Maria Giulia La Piana, Francesca Anzalone e Ester Galioto, qualificate seconde con questo progetto, nello scorso dicembre, ad un concorso nazionale di riqualificazione urbana.

È solo uno dei possibili parchi possibili, l’ho segnalato perché mi piace l’idea che siano tanti quelli che riescono a vedere oltre il degrado e l’abbandono a Palermo.

Palermo è in competizione attualmente con Bologna, Taranto, Chieti. Tutte insieme fanno meno abitanti di Palermo. Segnare o no la differenza sta solo nella voglia che ha ciascuno di noi di vivere in un posto migliore.

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