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Da qui si affacciavano per la prima volta i Re: una cappella dimenticata a Palermo

È storicamente uno dei più importanti monumenti. Ancora oggi, la parte esterna è visibile su un lato della Cattedrale. Un tempo si raggiungeva dalla “Via Coperta”

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 22 luglio 2019

Santa Maria dell'incoronazione a Palermo

È storicamente uno dei più importanti monumenti di Palermo, tuttavia, non è valutato per ciò che merita. La Cappella e la Loggia di Santa Maria dell'incoronazione esiste ancora oggi, la parte esterna è visibile sul lato settentrionale della Cattedrale. Un tempo si raggiungeva percorrendo la “Via Coperta” (dal Palazzo reale si estendeva sino alla Porta di Sant’Agata alla Guilla).

Anche se da essa i Re Normanni appena eletti facevano la prima apparizione pubblica, è probabile che fu costruita dai Musulmani. La sua denominazione deriva dalla lettera del Papa San Gregorio Magno a Giovanni, Arcivescovo di Palermo, dove chiedeva di consacrare la nuova Cattedrale alla Beata Vergine Maria (quae Incoronata a regum Coronatione post est appellata).

Il gesuita Giovanni Maria Amato, nel suo “Principe Tempio Panormitano” scrisse che al portico principale, costruito nel 603 furono in seguito aggiunti altri due: quello di destra, costruito nel 1129 da Re Ruggero mentre quello di sinistra fu costruito nel 1130 dalla Regina Albira.

Nel XII secolo, questi due portici furono abbattuti dall’arcivescovo Gualtiero Offamilio durante la costruzione della nuova Cattedrale. Lo stesso Arcivescovo lo separò dalla nuova Basilica (Cattedrale) apponendo un muro con una porta all’arco che restava aperto e tagliato dal resto della fabbrica del Vecchio Duomo. A tal proposito Antonino Mongitore scrisse: "…avendo Gualtiero come s’è scritto, gittato a terra l’antico Duomo, lasciò in piedi sol questa Cappella, per venerazione e memoria del luogo dove si coronavano i Re di Sicilia".

E poi, "lasciò soltanto una Cappella, che tutt’ora esiste in parte attaccata al monastero della Badia Nuova, sotto il nome di Santa Maria l’Incoronata. Nome che prese perché ivi coronossi Re Ruggero e gli altri sovrani posteriori".

Dopo la morte di Re Martino (25/7/1409), l’unico portico rimasto fu denominato “tocco” (come un altro della Cattedrale) cioè un portico sul quale la strada stessa attestava.

Questo portico "rispondeva" cioè s'affacciava, sulla bassura del Papireto e si estendeva per un largo tratto nella valle del Papireto fino alla torre campanaria occidentale e serviva ai nobili per godere la frescura ed ammirare quella bella vista. Fino al XV secolo la struttura fu perciò alterata da diverse sovrapposizioni. Nel XVI secolo fu usato come cimitero. In seguito ospitò la scuola di canto dei chierici della Cattedrale.

Poiché i Re di Sicilia abitarono nell’Isola sino al 1410, si stimò di convertirla in Archivio del Duomo (Maramma). L’intera struttura fu distrutta da un incendio appiccato qualche giorno dopo il 27 Maggio 1860 nelle stanze sottostanti il portico. Bruciò tutto: le volte ed i muri cedettero, affreschi, iscrizioni, dipinti, archivi, furono distrutti. Si salvò soltanto la lapide: "HIR REGI CORONA DATUR". Ai tempi dei Mongitore si parlava di ripristinarlo.

A causa dei contrasti tra la Maramma della Cattedrale (Archivio), il Demanio, e la Commissione di Antichità e belle Arti fu abbandonata per molti anni. In questa Cappella furono incoronati 16 Re e 4 Regine. Oggi è dimenticata! Fuori dai circuiti turistici locali, nazionali ed internazionali; non gode il giusto riconoscimento.

Se le mura potessero parlare…

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