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Dal degrado alla rinascita (visionaria): dove sorgerà la "Porta delle Farfalle" di Catania

Dove c’è abusivismo e degrado a volte nascono nuove idee. In uno storico quartiere catanese, grazie alla visione di Antonio Presti, è accaduto proprio questo

  • 15 gennaio 2022

Un particolare della "Porta della Bellezza" inaugurata nel 2009 a Librino

A volte, dove c’è abusivismo e degrado, nascono nuove visioni e idee per generare bellezza. A Catania, nel quartiere Librino, è accaduto proprio questo. La passione e il cuore hanno lavorato per combattere il degrado.

Le periferie delle nostre città, sia al Nord che al Sud, sono spesso dei ghetti alienanti, da cui è difficile uscire con un destino favorevole, perché il grigio delle costruzioni, i muri di cemento imprigionano cervelli, anime e sogni.

Eppure in queste periferie, ci sono persone che hanno un punto d’osservazione differente e riescono a trovare nuovi sbocchi di vita, anche attraverso la creatività. Librino è un quartiere alla periferia di Catania.

I suoi palazzi alti e grigi sono i primi che si vedono mentre si atterra in aeroporto. Il quartiere nasce negli anni ’70 sul progetto dell’architetto giapponese Kenzo Tange e doveva essere un modello di città satellite, con un grande parco. Ma l’idea utopistica dell’architetto giapponese viene presto meno.



Infatti, Librino conosce subito l’abbandono e diventa un quartiere dormitorio. L’assenza dei servizi e il grigio del cemento lo fanno diventare una terra desolata e gli atti di criminalità, iniziano a riempire le pagine dei giornali.

Oggi il quartiere è conosciuto non solo per le sue difficoltà, ma anche per delle opere artistiche che lo hanno messo al centro dell’attenzione pubblica. Secondo Antonio Presti, artista e mecenate: «Nelle periferie ci vogliono eserciti di insegnanti, di poeti, di artisti, c’è bisogno del cuore».

Quindici anni fa l'artista ha trasformato un lato di un cavalcavia in un’immensa "Porta della Bellezza". Si tratta di una grande opera di street art, 500 metri di parete ricoperta da novemila formelle lavorate a mano dai bambini e dalle mamme del quartiere, è un’opera di terracotta.

Questo grande lavoro è stato condiviso con artisti internazionali, ma anche con le scuole del quartiere, le chiese, e associazioni, è un lavoro della comunità e per questo motivo viene rispettato e non è stato mai segnato o imbrattato.

Antonio Presti crede nel valore etico dell’arte e quest’opera collettiva ha portato bellezza e conoscenza e resterà nei ricordi di chi ci ha lavorato in prima persona, sarà un’opera che sarà raccontata e tramandata ai figli e alle generazioni future.

Nelle formelle di terracotta non ci sono solo immagini, ma vi sono incise parole, versi e frasi. Dall’altra parte del cavalcavia ci sono 1200 ritratti degli abitanti di Librino, il “Cantico delle creature”, visi e occhi sorridenti che guardano passare dal quartiere gli automobilisti. Librino, quindi non è solo difficoltà, ma attraverso l’arte esprime energia e voglia di riscatto.

Attraverso l’arte, il quartiere viene così conosciuto non solo per i fatti di cronaca criminale, ma per argomenti positivi, etici e artistici, che restituiscono dignità e orgoglio. Gli stessi residenti sanno che possono riconoscersi in quel valore che dona la bellezza universale dell’arte.

Di certo l’arte, la musica e la creatività servono e sono segno di rinascita e rigenerazione del quartiere, soprattutto per i giovani, ma la forza di volontà non può mancare per lavorare a tutto ciò.

Antonio Presti non vuole fermarsi alla "porta della Bellezza", ma sta già lavorando a una nuova idea, un nuovo immenso monumento a Librino, un altro cavalcavia che diventerà "La porta delle farfalle".

Lo stesso Presti spiega il motivo del nome: «La farfalla in nome della leggerezza, della sospensione, delle ali che restituiscono i sogni. Forse ai bambini delle periferie manca il sogno e quindi l’artista può contribuire a restituire il sogno.

Il male della nostra società è la cecità. Quando gli occhi non sono collegati al cuore guardano e non vedono. Per togliere la cecità bisogna parlare al cuore, così si manifesta l’invisibile».

La nuova opera di Land Art sarà lunga oltre un chilometro e vede coinvolti più di cinquemila studenti di venti licei artistici siciliani, circa diecimila bambini delle scuole di Librino con le loro famiglie e oltre cinquanta tra artisti e architetti selezionati dalla Fondazione Antonio Presti.

In molte scuole del quartiere ci sono già molti studenti che stanno lavorando all’opera e i laboratori didattici sono stati realizzati grazie al sostegno del Fondo di Beneficienza di Intesa San Paolo.

La “porta delle farfalle” avrà come tema principale i simboli dell’acqua, aria, terra e fuoco.

Ogni bambino lavorerà alla propria formella di terracotta e il singolo lavoro farà parte dell’immenso lavoro. Ognuno ci dedica del tempo e della passione e la responsabilità che serve per portare a compimento il progetto. L’arte torna così al suo valore di azione e condivisione, innestando una nuova coscienza civile e una nuova identità.
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