Dalle piazze al Pride, storie di "avamposti di resistenza": la comunità LGBTQIA+ a Catania
Un viaggio nella memoria tra luoghi emblematici e di costruzione identitaria e politica. Tra cinema, locali, associazioni e spazi informali nella Milano del Sud
Catania Pride 2025 (foto di Miriana Cantarella)
Catania, è stata il primo luogo in cui la comunità LGBTQIA+ della Sicilia Orientale ha trovato forme stabili di aggregazione e rappresentanza politica. Per molti giovani dall'entroterra è stata meta di approdo, dove vivere la propria identità con libertà, ma diverse sono le fasi che si sono succedute sino ad oggi. Prima degli anni Novanta non vi era ancora una comunità organizzata, bensì luoghi pubblici nei quali la diversità era tollerata, purché restasse ai margini. Da Piazza Roma a Piazza Grenoble, detta "Le Lanne", nascevano salotti informali di incontro con appositi codici, mentre nei cinema erotici, come l'Olimpia e il Sangiorgi, nascevano luoghi per una socialità in ombra.
Poi a Taormina, dentro il Perroquet si formano embrioni di comunità, come luogo di incontro riconoscibile e protetto, finché nel '94, anno del primo Pride nazionale a Roma, nasce a Catania il primo locale gay, detto "Pegasino", per distinguerlo dal Pegaso, il grande club che sorgerà poco dopo e scriverà la storia della comunità e del movimento LGBTQIA+ della Sicilia orientale. Locali gay gestiti da gay, con una vocazione ludica, ma soprattutto fortemente politica di rivendicazione per l'intera comunità.
In anni in cui manca rappresentanza istituzionale, diventano spazi comunitari e politici: informazione, prevenzione, contrasto alle dipendenze e assistenza alle persone colpite dall'HIV, attività che contribuirono a far riconoscere negli anni questi luoghi, anche dalle amministrazioni locali, come autentici presidi civici e culturali. «Il Pegaso è stato un punto di riferimento per tutto il Sud Italia. Qui nasce anche Arcigay Catania», racconta il patron del club Giovanni Caloggero, consigliere nazionale Arcigay fino al 2022. «Nel 2004 la Gay Mediterranean Expo ha messo in rete realtà associative, culturali e imprenditoriali dell'intero Mediterraneo. Più tardi anche gli Stati Generali delle associazioni siciliane si sono riuniti, per un dialogo tra le esperienze di Catania e Palermo».
Nel '93 Arcigay Catania organizza in piazza Teatro Massimo una manifestazione per le vittime dell'HIV, mentre nel 2000 l'associazione Open Mind promuove il primo corteo del Pride cittadino come parte del World Pride di Roma. La città, intanto, si era aperta alla comunità, erano nate diverse associazioni, locali e circoli queer, che accoglievano adesso anche esterni alla comunità.
Nei primi anni Duemila la città aveva ormai una sua "gay street" alle Scalinate Alessi e tanti erano i luoghi di incontro e ritrovo che, purtroppo, non sono sopravvissuti al digitale e alla speculazione edilizia. Resta, tuttavia, il bisogno di rivendicarli per costruire comunità e azione politica. Cambiano intanto la società e le lotte della comunità, perchè se la politica italiana era stata in un regime di tolleranza in passato, adesso inizia un "rifiuto programmatico politico" delle persone queer. Sull’esempio politico di Open Mind, nel 2023 nasce Open Catania, associazione queer, transfemminista e intersezionale, rivendicando i nuovi modelli plurali di società e operando in rete con altre realtà locali.
«Open rifiuta un modello di società unico imposto in eredità, e accoglie tutte le istanze plurali e diverse, mettendosi in ascolto - dice l’attivista Dario Accolla-. È possibile un mondo dove tutte le relazioni consensuali siano riconosciute, e non viste come eccezioni a un'unica regola». La modernità sembra sempre più lontana a ogni attacco fascista, a ogni legge cassata, a ogni diritto violato, a ogni negazione di spazi di incontro. Lo sa bene l'avvocato Lele Russo, area diritti Arcigay e responsabile del gruppo trans: «Le persone gender queer e trans non sono previste dal sistema! Città e servizi non sono preparati a questa accoglienza senza stigma, e questo si traduce in gravi sospensioni di diritti, dall'ambito sanitario pubblico ai luoghi privati che non prevedono spazi gender-neutral».
Nei luoghi si costruiscono identità e appartenenza, solidarietà e diritti civici. Senza luoghi da poter abitare, anche i diritti restano sotto attacco. Le battaglie LGBTQIA+ chiamano in causa l'intera società e tutte le lotte per la libertà e l'autodeterminazione delle persone, per questo non possiamo smettere di dare spazio alla memoria. Il Pride dura un mese, ma è un orgoglio di essere che si rivendica tutto l'anno, un esercizio di lotta e di speranza che ci insegna come la libertà porterà sempre l'arcobaleno anche nella città più nera.
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