Due trapianti (e tre vite), l'invenzione di Paolo: dalla Sicilia speranza a chi è in attesa
Chi vive la malattia e ce la fa può restituire a volte una parte di ciò che ha ricevuto grazie alla propria professionalità. È la storia dell'ingegnere nisseno di 29 anni
L'ingegnere siciliano Paolo Mattina
Un cardiologo locale disse ai genitori che non gli restava molto tempo. Partirono per Genova, dove tentarono due interventi prima di candidarlo al trapianto. Quella notte del 6 gennaio entrò nel suo sterno il primo cuore, che in famiglia chiamano ancora oggi Andrea. «Senza quel bambino, senza Andrea, non sarei qui. Lo ricordiamo ogni 6 gennaio con un brindisi, perché tutto è partito da lì», dice Mattina. A 10 anni arrivò un'altra battaglia, un linfoma Non-Hodgkin, conseguenza degli immunosoppressori assunti per anni.
«Sei cicli di chemioterapia. Scene pesanti per un bambino di prima media: persone che morivano al tuo fianco, la perdita dei capelli». Paradossalmente, quella chemioterapia si rivelò anche benefica: «Azzerando il mio sistema immunitario, abbassò il rischio di rigetto cronico. Ma dall'altra parte danneggiò le pareti cardiocircolatorie». Andrea, il primo cuore, ha battuto nel petto di Paolo per più di vent'anni. «Non ci dobbiamo dimenticare che Andrea è stata la scintilla che ha innescato tutto. Ne saremo per sempre grati», dice con la voce rotta dall'emozione.
A marzo del 2024, durante un controllo di routine emergono segnali preoccupanti. «Venne il nostro medico di famiglia e disse ai miei genitori: a Paolo rimane una settimana di vita». Paolo viene così trasferito all'Ismett di Palermo. «Il dottor Vincenzo Nuzzi mi disse con serenità: Paolo, ci prepareremo anche alla sostituzione per un terzo cuore. E io risposi: va bene, ci prepareremo». Quella consapevolezza, maturata fin da bambino, lo accompagna da sempre: «La vita di un trapiantato è una sinusoide, abbiamo dei punti di massimo e dei punti di minimo. Siamo un po' abituati a questa altalenanza, fa parte della nostra identità».
Il secondo trapianto viene eseguito dal professor Sergio Sciacca. Il cuore proviene da Salerno, da una ragazza di 20 anni. «L'ho chiamata Gennarina. Quando mi sono svegliato in terapia intensiva con la musica di Gabbani sottofondo, "Eternamente ora", le ho fatto due promesse: riportarla simbolicamente a casa sua e non farla mai stressare per cose futili».
La sua prima invenzione, il Progetto Andrea: un elettrostimolatore per cuori artificiali che porta il nome del suo primo donatore. È nato per migliorare la qualità della vita dei pazienti cardiopatici, questo dispositivo ha segnato il debutto di Paolo come inventore, oggi iscritto all'Albo nazionale degli inventori.
L'idea nacque nel 2019, durante un controllo al Bambino Gesù. «Vidi una ragazzina con un cuore artificiale che si strappò il cavo sottocutaneo che collegava la pompa alla batteria. Poi incontrai Diego, un ragazzo su una sedia a rotelle con dietro un camion di batterie per alimentare il suo cuore meccanico». Mattina pensò che dovesse esserci un modo per produrre energia elettrica dentro il corpo umano per autoalimentare le pompe. «Il corpo assorbe e rilascia energia. Perché non riconvertire l'energia dinamica in energia elettrica per alimentare questi cuori artificiali?».
La seconda invenzione viene ideata assieme al professor Ugolino Livi, già direttore della Cardiochirurgia dell’Azienda sanitaria universitaria Santa Maria della Misericordia. Si chiama sistema Total cardio block surgery e collega il generatore Andrea (heart energy) al nuovo cuore artificiale Gennarina (iron heart). Il progetto sarà sviluppato dalle università di Udine, Bologna e Siena. «Non miriamo ad aumentare il tempo tra bridge e trapianto, ma a migliorare la qualità della vita dei cardiopatici in attesa. L'attesa con dignità è il 50% della riuscita del trapianto», spiega l'ingegnere.
L'ospedale Molinette di Torino sta già lavorando allo sviluppo del primo prototipo di un sistema di perfusione permanente che si autoalimenta, senza vincoli di batterie.
Mattina è presidente Aido (Associazione italiana per la donazione di organi) di Sutera e sta fondando l'associazione "L'Italia nel cuore", progetto futuro per proporre un nuovo disegno di legge sulla donazione. «Vogliamo il modello inglese: tutti donatori dalla nascita, con possibilità di opporsi a 18 anni. Chiedere al rinnovo della carta d'identità è troppo breve per una scelta così importante. Nessuno pensa che può morire o essere trapiantato». Insieme al cardiologo Vincenzo Nuzzi e ad alcuni giuristi sta lavorando a una proposta da presentare alla Camera.
La lezione più grande? «Ho imparato a dare le giuste priorità nella vita, a non stressarmi per cose che non fanno parte della mia sfera vitale. Prima del secondo trapianto facevo politica, spendevo tempo ed energie per cose che non mi interessavano davvero. Ora vivo per tre: per me, per Andrea e per Gennarina».
«Io amo la mia vita per quello che è e non farei nulla per cambiarla», confessa. Quando i medici gli hanno chiesto della donazione degli organi, Paolo non ha avuto dubbi: «Le mie cornee sì. Non c'è cosa più bella di continuare a guardare la vita e i colori attraverso gli occhi di un'altra persona». Oggi Mattina, vivendo "per tre", dimostra che la vita di un trapiantato, pur nella sua alternanza tra massimi e minimi, può diventare una missione per il bene comune.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|
GLI ARTICOLI PIÚ LETTI
-
CINEMA E TV
Montalbano "vince" agli ascolti ma divide il pubblico: come dice addio a Livia
28.051 di Maria Oliveri










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




