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È grande come la punta di uno spillo: la nuova specie scoperta nel porto di Palermo

Un nuovo organismo che è stato trovato anche nel porto di Licata, nell'agrigentino. Studiarla fa capire lo stato di salute del Mediterraneo. Che sappiamo

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 21 maggio 2026

Il porto di Palermo

Come sappiamo benissimo, la Sicilia è circondata da un mare speciale e ricco di vita: il Mar Mediterraneo. In queste acque vivono tantissimi organismi diversi, grandi e piccoli, che insieme formano diversi ecosistemi, alcuni dei quali ancora misteriosi. Anche nei porti di Palermo e di Licata, dove passano barche e navi ogni giorno, la natura riesce a trovare spazio.

Tra corde, moli e rocce sommerse si nascondono infatti creature minuscole ma molto importanti. Alcuni scienziati dell’Università degli studi di Palermo hanno per esempio studiato – insieme ad alcuni loro colleghi baresi e coreani - gli organismi presenti nei porti siciliani di Palermo e Licata e hanno fatto una scoperta sorprendente.

Dentro le ascidie (animali marini chiamati anche "sacche di mare", facente parte del gruppo dei Tunicati) pescate in queste aree, vivevano strani minuscoli crostacei chiamati dagli scienziati copepodi. Questi esseri sono così piccoli che spesso passano inosservati, ma svolgono un ruolo fondamentale nell’equilibrio del mare. I copepodi possono vivere in tanti modi diversi: alcuni nuotano liberi nell’acqua, altri vivono vicino al fondale, mentre alcuni stringono relazioni molto strette con altri animali marini.

Nel loro studio, pubblicato successivamente sulla rivista The European Zoological Journal, i ricercatori hanno trovato però diverse nuove specie. Alcune usavano le ascidie come rifugio, altre come luogo sicuro dove crescere e deporre le uova, formando delle relazioni simbiotiche che non erano mai state viste nei nostri mari.

Gli autori di questo studio – Sabrina Lo Brutto, Antonina Badalucco, Francesco Mastrototaro e Il- Hoi Kim – hanno anche dichiarato che la scoperta più emozionante è stata quella di trovare per la prima volta l’Haplostomides magnus. Questo minuscolo animale appartiene a una nuova specie ed è stato trovato all’interno di una colonia di ascidie della specie Polyclinum aurantium.

Il nome "magnus" significa "grande", perché questo copepode è molto più massiccio rispetto ad altre forme di vita simili, ma non dovete pensare che si tratta di una creatura gigantesca. L’esemplare più grande trovato misura infatti 4,4 millimetri. Poco più grande di una capocchia di spillo. Anche se è piccolissimo, questo animale racconta verità emergenti molto importanti.

La sua scoperta significa che il Mediterraneo custodisce ancora tantissimi segreti e che molti organismi non sono ancora noti, in particolare tra gli invertebrati e negli ambienti considerati meno naturali come i porti. Il suo rinvenimento dimostra inoltre che in ambienti urbanizzati è possibile trovare ecosistemi imprevisti, di cui non avremmo sospettato l’esistenza fino a qualche anno fa.

Gli scienziati hanno anche osservato che nei porti siciliani vivono spugne, molluschi, alghe, vermi marini, ascidie e molti altri esseri viventi. Tutti questi organismi formano una rete di relazioni importantissime per la salute del mare.

Alcune di queste specie si aiutano, altre condividono lo stesso spazio, e insieme mantengono l’ambiente in equilibrio. Non è difatti un caso se dove mancano le specie endemiche è possibile trovare specie aliene, come avvenuto qualche anno fa al porto di Catania. I ricercatori ribadiscono inoltre che studiare queste creature in apparenza insignificanti, almeno all’occhio dell’inesperto, è molto importante perché ci permette di capire lo stato di salute del mare Mediterraneo.

Quando smetteremo di trovare organismi endemici ciò vorrà dire che l’inquinamento, il traffico delle navi, l’arrivo di specie aliene e i cambiamenti climatici hanno distrutto gli ecosistemi naturali o semi naturali della nostra regione e non solo. Proteggere gli ecosistemi mediterranei, conoscendo meglio le specie meno appariscenti, non equivale solo a diffendere i pesci e i delfini. Solo conoscendo anche le creature invisibili e talvolta difficili da raggiungere potremo vantarci di aiutare il mare a restare vivo.
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