160 nuovi alberi, una microforesta allo Zen 2: il sogno verde di Metropolitree a Palermo
L'impegno di una giovane associazione palermitana nella riforestazione urbana. Con l'aumento delle temperature gli alberi sono vitali nelle città mediterranee
Piantumazione di Metropolitree a Palermo
In una città sempre più esposta alle ondate di calore e agli effetti della crisi climatica, gli alberi stanno assumendo un nuovo significato: non decorazione, ma infrastruttura urbana essenziale. È da questa idea che nasce "Metropolitree", giovane associazione palermitana impegnata nella riforestazione urbana partecipata. Un progetto che mette insieme volontari, agronomi, cittadini e quartieri con un obiettivo preciso: riportare la natura dentro la città e costruire una nuova cultura del verde pubblico.
A guidare l’associazione c’è Dario Scalia, presidente di Metropolitree, che racconta come la scintilla sia arrivata dopo gli incendi devastanti dell’estate 2023, quando il fuoco circondò Palermo annerendo la cintura montuosa dell’ex Conca d’Oro. «In quei giorni ero angosciato da quello che stava subendo la natura. Nei mesi successivi la “cintura" montuosa che delimita l’ex Conca d’Oro è rimasta nera fino alla primavera successiva. Questa fu una delle scintille che nella mia testa ha iniziato a scatenare la voglia di fare qualcosa, la voglia di riportare un po’ di natura dove è stata distrutta e devastata». Da quell’esperienza, insieme ad altri volontari provenienti dal mondo dell’attivismo ambientale, è nata l’idea di creare una realtà interamente palermitana dedicata al verde urbano. Un progetto che affonda le radici anche nell’esperienza maturata con Plastic Free, realtà attraverso cui il gruppo aveva già costruito una rete di cittadini attivi.
«Munizza e alberi in città sono due facce della stessa medaglia e questo ci ha permesso di comprendere che il tema della riforestazione urbana poteva essere un’idea vincente per una nuova associazione e per il nostro territorio». Ma il lavoro di Metropolitree non si limita alla semplice piantumazione. L’obiettivo è creare un rapporto diretto tra le persone e gli alberi, trasformando i cittadini in custodi del verde urbano. Ogni pianta viene seguita dai volontari durante la delicata fase iniziale di crescita, attraverso irrigazione e cura costante.
Un processo lento che costruisce senso di appartenenza e responsabilità collettiva. «Fare bene è contagioso e siamo sicuri che questi comportamenti virtuosi, come prendersi cura di un albero che porta il proprio nome, possa essere un’idea vincente e dal forte impatto», spiega Scalia. «Perché vedere crescere e sviluppare un albero che tu stesso hai piantato ti rende, a mio avviso, custode di quell’essere vivente per tutta la vita».
In appena un anno e mezzo l’associazione è passata da 37 soci fondatori a 75 associati, raccogliendo centinaia di manifestazioni di interesse da parte di cittadini e volontari. Prima ancora di mettere a dimora il primo albero, Metropolitree ha lavorato sulla costruzione di una rete tecnica e organizzativa, creando un comitato scientifico composto da agronomi e botanici e avviando il dialogo con il Comune per autorizzazioni e logistica. Il risultato è arrivato pochi mesi dopo: oltre 160 alberi piantati in diverse aree urbane della città.
Tra gli interventi più simbolici c’è quello realizzato nella grande rotatoria di via Lanza di Scalea, di fronte allo Zen 2, trasformata in uno spazio verde di circa 2.800 metri quadrati definita "microforesta urbana" come avevamo scritto qui. Ma anche la piantumazione di: 3 esemplari Chamaerops Humilis, detta Palma nana, presso Barcarello, angolo via Tritone, 2 esemplari Quercus ilex, presso Villetta Florio, 1 Morus alba "fruitless", presso Viale Piemonte, 3 Hibiscus syriacus, presso Via Boris Giuliano, 2 esemplari Citrus aurantium, presso Via Leonardo Da Vinci, 1 Platanus orientalis, presso Via Marchese di Villabianca, 3 Koelreuteria paniculata, presso Via Giorgio Castriota, la piantumazione di un platanus orientalis di 5 metri in via Marchese di Villabianca angolo Via Cordova e tanti altri progetti.
Un’azione che racconta bene la visione dell’associazione: portare alberi dove il cemento domina il paesaggio urbano e dove il verde può diventare occasione di aggregazione sociale oltre che strumento climatico. «La creazione di nuovi spazi verdi, la messa a dimora di alberi e la conversione del suolo da asfalto in terreno permeabile, sono chiare azioni che producono effetti positivi sulle persone sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psicologico», sottolinea Scalia. «La comunità scientifica ormai ha affermato saldamente che una maggiore presenza di alberi e vegetazione all’interno delle aree urbane determina benefici sulla salute respiratoria e un miglioramento della qualità dell’aria».
E poi c’è la questione delle temperature urbane, sempre più centrali nelle città mediterranee. «Provate a passare sotto il cavalcavia di Villa Trabia di mattina in piena estate, oppure in viale Diana durante il mese di luglio. La differenza di temperature in poche decine di metri può essere percepita anche di 3-4 gradi in meno». Il modello a cui guardano realtà come Metropolitree è quello delle grandi città europee che negli ultimi anni hanno trasformato il verde in un elemento strategico della pianificazione urbana.
Palermo, però, continua a vivere una contraddizione: possiede enormi patrimoni naturali come il Parco della Favorita, Monte Pellegrino o il Parco Uditore, ma spesso fatica a valorizzarli pienamente. «La natura non è un ornamento, non è un soprammobile», dice Scalia. «La natura ha un suo equilibrio che noi dobbiamo cercare di comprendere e rispettare». Ed è forse proprio qui il punto più interessante del progetto: cambiare il modo in cui i palermitani guardano agli alberi e agli spazi pubblici. Non più elementi marginali della città, ma parte integrante della vita quotidiana, della salute e persino delle relazioni sociali. Per questo l’associazione punta molto anche sui giovani e sulla comunicazione digitale, costruendo una comunità di volontari motivati e partecipi.
Nessuna adesione forzata, ma persone che scelgono spontaneamente di dedicare tempo alla cura del territorio. Guardando al futuro, il sogno è espandere il progetto in altre zone della città, soprattutto nella costa sud tra Brancaccio e Sperone, aree dove la presenza di verde urbano è ancora estremamente limitata. E magari, un giorno, esportare il modello anche nel resto della Sicilia. Perché oggi piantare un albero a Palermo non significa soltanto abbellire una strada. Significa immaginare una città diversa. Più fresca, più vivibile, più umana.
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