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Da area dimenticata a piccolo bosco urbano: una rotatoria "prende vita" a Palermo

Un intervento di riqualificazione dell'associazione Metropolitree, col supporto di Regione, Comune e Reset. Un'area di passaggio diventa uno spazio verde della città

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 24 marzo 2026

Un volontario di Metropolitree durante la messa a dimora degli alberi nella rotatoria alle porte dello Zen

Ci sono pezzi di città che non guardiamo mai davvero. Li attraversiamo, ci giriamo intorno, li superiamo mentre siamo già concentrati altrove. Le rotatorie sono tra questi: luoghi di passaggio, di fretta, di traiettorie che si incrociano senza fermarsi. Spazi neutri, spesso spogli, che sembrano non appartenere a nessuno: con terra battuta, qualche erbaccia, a volte nemmeno quella.

Alla rotatoria tra via Lanza di Scalea e via Besta, davanti al quartiere Zen 2, fino a qualche giorno fa era così: una grande isola di terra nuda, larga, rimasta vuota. Poi, a un certo punto, qualcuno ha deciso che anche lì poteva succedere qualcosa. Prima le buche nel terreno, poi le piante allineate, infine le persone: volontari, tecnici, agronomi. In poche ore quella superficie anonima ha preso forma. Oggi, al posto del vuoto, c’è un piccolo bosco.

A metterlo lì è stata Metropolitree, un’associazione nata poco più di un anno fa a Palermo, con un’idea semplice e insieme ambiziosa: riportare alberi dove gli alberi non ci sono più. «Siamo partiti da 37 soci fondatori, oggi siamo circa 70», racconta il presidente Dario Scalia. «Il primo anno è servito a costruire tutto: il comitato tecnico-scientifico, gli accordi con il Comune, le collaborazioni con i vivai. Poi abbiamo iniziato a piantare».

All’inizio erano interventi piccoli, quasi discreti. Tredici alberi in piazza Bottego, dietro il Teatro Biondo, qualche messa a dimora al lungomare di Barcarello, altre in via Boris Giuliano. Una presenza che è cresciuta senza fare rumore. Fino a questo progetto, arrivato quasi all’improvviso. «Non ci speravamo neanche in un progetto così grande - dice Scalia - Ci abbiamo lavorato due mesi e siamo riusciti a realizzarlo».

Le piante - più di cento, tutte specie mediterranee - arrivano dal vivaio forestale regionale, con il supporto dell’assessorato regionale all’Agricoltura, sviluppo rurale e pesca mediterranea. Il Comune, attraverso l’Ufficio Aree Verdi, ha seguito l’iter e le autorizzazioni. La Reset ha curato il trasporto e si occuperà dell’irrigazione. Metropolitree, insieme ai volontari, ha fatto il resto: non solo piantando gli alberi ma anche creando una rete che tiene insieme istituzioni e cittadini, ognuno con una parte di responsabilità.

La scelta del luogo non è stata casuale. «Volevamo intervenire in una periferia - spiega Scalia - Questa rotatoria è grande, il terreno è buono perché è di riporto, ma era completamente spoglia. Non c’era niente». Un vuoto evidente, di quelli che spesso si accettano senza farci caso.

Eppure non basta piantare alberi. Qui ogni elemento è stato pensato: la distanza tra le piante, le specie scelte, l’altezza, la disposizione. «Essendo una rotatoria, la visibilità per gli automobilisti è fondamentale - dice - Abbiamo progettato tutto rispettando il codice della strada». Un equilibrio tra natura e infrastruttura, tra crescita e sicurezza.

C’è poi un altro aspetto, meno visibile ma decisivo: quello che succede dopo. Perché piantare è solo l’inizio. Nei primi due anni gli alberi hanno bisogno di acqua, cura, attenzione. È lì che molti progetti si perdono. Metropolitree prova a lavorare proprio su questo, coinvolgendo i cittadini e rendendoli parte attiva e responsabile di quello spazio.

È anche da qui che nasce una riflessione più ampia, che riguarda Palermo nel suo insieme. «Si dice spesso che qui la gente “odia” il verde», osserva Scalia. «In realtà il problema è che per anni sono stati piantati alberi sbagliati nei posti sbagliati. Radici che sollevano l’asfalto, rami che invadono le case. Così le persone si arrabbiano. Noi cerchiamo di fare il contrario: scegliere specie adatte, progettare bene, evitare conflitti».

È una questione tecnica, ma anche culturale. Perché il verde urbano non è qualcosa da aggiungere a caso, ma qualcosa da pensare. E in una città come Palermo, sempre più esposta al caldo e alla mancanza d’acqua, diventa anche una forma di adattamento.
Ombra, umidità, biodiversità: elementi che cambiano la qualità della vita, anche se non si vedono subito. Basta attraversare certe strade d’estate per accorgersene; dove ci sono alberi si respira, dove non ci sono si scappa.

Per questo la trasformazione di una rotatoria può dire più di quanto sembri. Non è solo un intervento di riqualificazione, ma un cambio di sguardo. Un modo diverso di considerare anche gli spazi più marginali, quelli che di solito restano fuori da ogni progetto o immaginazione. E mentre il traffico continua a scorrere intorno, senza fermarsi, al centro qualcosa cresce. Piano, quasi in silenzio, ma abbastanza da farsi notare comunque.
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