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È la patria degli spaghetti: la pasta più nota al mondo fu creata a due passi da Palermo

Oltre un secolo prima che Marco Polo descrivesse la filiforme pasta nella sua famosa opera "Il Milione", Al Idrisi, geografo arabo di Ruggero II, raccontava di questa bontà

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 9 luglio 2020

Non sono mai riuscita a capacitarmi come mai un paese così ridente e ricco di bellezze naturali, storiche ed artistiche sia così poco valorizzato. Trabia dista da Palermo una trentina di chilometri, meno di mezz'ora di autostrada. È famoso per il suo mare e per il suo castello; ma un pò meno per la sua storia, le sue tradizioni e la sua arte.

Cominciamo dalla sua strategica posizione: fu proprio questa che, nell'anno 827, indusse gli arabi ad occupare un casale già esistente per conquistare Termini Imerese. Già esistente, proprio così, perché i primi insediamenti umani, provati da rinvenimenti archeologici, affondano le radici nella notte dei tempi.

Ma è molto probabile che la costruzione fosse stata voluta, nel territorio allora appartenente a Termini Imerese, similmente ad altre rocche poste a difesa del territorio. Il casale ha un'importanza estrema nella storia del paese perché intanto dalla sua forma probabilmente deriva il nome "Trabia": infatti "At Tarbiah" significa "la quadrata". Ed inoltre fu esattamente su di esso che in seguito sorse il castello dei Lanza.



Ricco di acqua, il paese si può assolutamente ritenere la patria degli spaghetti. Oltre un secolo prima che Marco Polo descrivesse la filiforme pasta nella sua famosa opera "Il Milione", Al Idrisi, geografo arabo di Ruggero II d'Altavilla, raccontava che a Trabia si produceva ed esportava in tutto il regno Normanno una pasta sottile chiamata "Itrya".

La posizione geografica del paese è davvero privilegiata, fra il mare cristallino e le sue campagne e montagne ricche di verde e di prodotti tipici eccellenti, come le olive o le famose nespole locali. In questo rigoglioso e produttivo luogo nel XV secolo si verificò una svolta storica. A seguito delle nozze tra Blasco della nobile famiglia dei Lanza ed Aloisia Di Bartolomeo, nipote ed unica erede di Leonardo Di Bartolomeo protonotaro del regno, il feudo di Trabia passò nelle mani dei Lanza che vi costruirono il loro castello sulla preesistente struttura del succitato casale.

L'aristocratica famiglia, devota di Sant'Oliva, vi fece anche realizzare una cappella a lei intitolata. Ma nel tempo, essendo questa divenuta insufficiente rispetto all'accrescimento numerico della popolazione, i Lanza fecero erigere la chiesa di Sant'Oliva subito dopo la porta d'ingresso del paese, Porta Palermo, in cui si trova il prezioso altare proveniente dalla primitiva cappella omonima, oltre a due pregiate opere pittoriche.

La Porta Palermo è stata ricostruita in cima in tempi recenti, in quanto venne danneggiata dagli alti carri armati americani durante la II guerra mondiale. Su di essa si trovano due lapidi che ricordano i caduti in guerra del paese e due in latino risalenti al periodo di realizzazione delle mura, fatte edificare nella prima metà del Seicento da Ottavio Lanza II, una volta ottenuta la licentia populandi da Filippo IV per costruire le abitazioni per il popolo nel feudo di famiglia.

Altre chiese importanti esistono a Trabia. Innanzitutto la cosiddetta "Matrice", ossia la chiesa madre intitolata a S. Petronilla voluta da Giuseppe Lanza alla fine del Settecento e rimaneggiata successivamente. Seguono la settecentesca chiesa del SS. Sacramento in Corso Giuseppe La Masa, eroe garibaldino trabiese, in cui si respira un'atmosfera semplice ed adorante e nella quale è protagonista il meraviglioso tabernacolo.

Una nota a parte merita la seicentesca chiesa della Madonna delle Grazie, edificata dai cittadini di Termini Imerese per delimitare il confine fra i due territori e che per lungo tempo fu causa di dispute di possesso fra i due paesi. Al suo interno si trova una pregevole opera di Pietro Novelli raffigurante S. Calogero e il Beato Agostino, protettori di Termini Imerese. Nella parte più antica del paese si innalza la cappella del Calvario, presumibilmente costruita su una precedente torre di guardia.

Dalla sua privilegiata posizione, infatti, i trabiesi potevano sorvegliare la costa. Presso la cappella, annualmente, si svolge una delle tappe della suggestiva processione del Venerdì Santo. Nella parte della costa sottostante si eleva la Cappella di S. Rosalia, fatta realizzare dal devoto trabiese Salvatore Gurgiolo con stalattiti e stalagmiti provenienti dalle grotte del castello Lanza. Al di sotto di essa una fontanella dono al paese della principessa di Trabia e sugli scogli la colorata statua del pescatore seduto mentre regge la lenza.

In paese la prova della ricchezza d'acqua del territorio è data dai 10 cannoli della grande fontana di piazza Lanza e da quella più piccola adiacente ad essa, senza dimenticare i sottostanti antichi lavatoi. Il castello Lanza di Trabia è posizionato su un punto strategico, da cui si può ammirare il golfo di Termini Imerese. Non appartiene più all'aristocratica famiglia, ma possiede sempre l'antica torre ed alcuni resti del ponte levatoio.

In questa dimora probabilmente passarono, nei secoli, tutti i componenti dei Lanza; e forse anche Laura, poi divenuta baronessa di Carini per scontrarsi con il suo triste destino. Ma sicuramente vi abitò Raimondo Lanza, personaggio poliedrico e controverso, che rivestì anche la carica di presidente della Palermo calcio. L'attigua tonnara, di sua proprietà, era molto attiva e proficua. Qui esiste ancora una cappella e sui magazzini dei pescatori è stato costruito l'Hotel Tonnara. Dopo questi cenni, non rimane che a voi scoprire le attrazioni di Trabia che spaziano in tutti i settori: da quello artistico/storico a quello naturale e tradizionale. Ma rimane anche a tutti i residenti trabiesi il compito di realizzare appieno quanto sia meravigliosa la loro terra per divenire un prezioso, produttivo e meritatamente apprezzato punto di riferimento turistico.
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