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È stata solo annunciata e a Palermo già la criticano: scontro sulla ciclabile di via Roma

Inserita in un più ampio piano di riqualificazione, la ciclovia è stata contestata dalla Consulta della Biciletta per l'assenza del cordolo. La replica del progettista

Balarm
La redazione
  • 2 luglio 2026

Il render del progetto di riqualificazione di via Roma e piazza San Domenico (foto di Studio Volo Engineering)

È stata solo annunciata (e progettata) ma già ha generato critiche e malumori. La Consulta della Bicicletta del Comune di Palermo ha infatti contestato il progetto della nuova pista ciclabile in via Roma, inserita nel più ampio piano di riqualificazione di una delle vie più importanti del centro città.

Il progetto esecutivo dell’intervento di riqualificazione, firmato dall’ingegnere Salvo Volo e sviluppato da Volo Engineering, è pronto e interessa l’intero asse per circa 1,7 chilometri. Una delle trasformazioni più significative sarà proprio la realizzazione della ciclovia. Come ha spiegato a Balarm l'ingegnere Volo, le corsie ciclabili saranno due, monodirezionali, per ciascun senso di marcia: una verso la Stazione centrale, l’altra in direzione piazza Sturzo. La superficie complessiva sarà di 5.151,60 metri quadrati e la larghezza sarà di un metro e mezzo, con restringimenti a un metro in corrispondenza delle fermate Amat.

Le critiche della Consulta della Bicicletta si concentrano sull'assenza del cordolo che divide la pista ciclabile dalle corsie per i veicoli. «Con rammarico apprendiamo che il progetto esecutivo relativo alle piste ciclabili di via Roma non prevede la presenza di cordolo di separazione dal traffico veicolare - dichiara il portavoce Dario Stellino -. In tal modo verrà realizzata una infrastruttura ciclabile che non garantisce efficienza e sicurezza a chi utilizza la bicicletta come mezzo di trasporto».

«È noto - prosegue - che via Roma è tra le vie dove si registrano i più gravi e alti numeri di incidenti stradali. È per questo che la Consulta della Bicicletta ha più volte ribadito la necessità della presenza del cordolo su un asse viario di tale importanza. Chiediamo, pertanto, la variazione del progetto al fine di scongiurare la realizzazione di una infrastruttura inutilizzabile in sicurezza e, in tal modo, uno spreco di denaro pubblico».

Secondo chi l'ha progettata, invece, il modello di ciclovia scelto rispetta le norme e garantisce elevati standard di sicurezza. «Il progetto è stato redatto nel rispetto del del Codice della Strada aggiornato, del Regolamento di esecuzione (Decreto Ministeriale 30 novembre 1999, n. 557), che disciplina le caratteristiche tecniche delle infrastrutture ciclabili - replica l’ingegnere Salvo Volo -. Nessuna di queste disposizioni prevede l'obbligo di realizzare piste ciclabili delimitate da un cordolo continuo. La normativa demanda infatti al progettista la scelta della soluzione più idonea, sulla base delle caratteristiche della strada, dei flussi di traffico e delle condizioni di sicurezza».

«La sicurezza di un'infrastruttura ciclabile non dipende esclusivamente dalla presenza di una separazione fisica e non può progettarsi, pensando ad uno spazio ideale che non esiste - continua il progettista -. È il risultato dell'insieme delle soluzioni progettuali adottate: classe funzionale della strada, velocità dei veicoli, intensità del traffico, presenza di TPL, flussi ciclabili attuali e previsti, incidentalità, larghezza disponibile, sosta laterale, carico e scarico merci, intersezioni, accessi carrabili, visibilità, etc».

«Nel caso di via Roma sono stati previsti materiali ad elevata aderenza, segnaletica orizzontale ad alta rifrangenza ed elementi di delimitazione conformi alle norme vigenti, capaci di rendere il percorso ciclabile chiaramente identificabile e sicuro. Va inoltre ricordato – aggiunge l’ingegnere - che la presenza di un cordolo non rappresenta sempre la soluzione più sicura. In alcuni contesti urbani può costituire un ostacolo fisico, rendere più difficili le manovre di emergenza, le operazioni di manutenzione o l'accessibilità dei mezzi di soccorso. Per questo motivo la normativa nazionale e gli indirizzi tecnici europei non impongono una soluzione unica, ma richiedono che ogni progetto individui le misure più efficaci in relazione alle caratteristiche della strada, adattandole al contesto in cui si opera».

«L'obiettivo del progetto di via Roma – conclude l’ingegnere Volo - è proprio quello di incrementare la sicurezza di tutti gli utenti in una sede promiscua quale è via Roma, promuovendo una mobilità sostenibile attraverso un'infrastruttura moderna, conforme alle norme e progettata secondo i più aggiornati criteri tecnici».

L’assessore alla mobilità sostenibile Maurizio Carta dichiara che «l'Amministrazione Comunale non intende rinunciare al cambiamento a favore della mobilità sostenibilità. Non realizzare una pista ciclabile solo perché non presenta una separazione fisica rigida significherebbe condannare Palermo a restare indietro, costringendo i cittadini a rinunciare alla bicicletta per paura del traffico promiscuo. La soluzione adottata, invece, introduce e legittima, proteggendolo, l’uso ciclabile e persegue il migliore equilibrio delle esigenze. Consente, inoltre, in attesa di ridurre il traffico veicolare su via Roma attraverso l’entrata in esercizio dell’ampliamento della rete del trasporto su ferro, di introdurre una riserva di ciclabilità in ogni caso più sicura e utile».

«Non dimentichiamo - prosegue Carta - che il progetto consentirà il rifacimento di tutta la pavimentazione della strada concorrendo alla sua sicurezza e riqualificherà due parti importanti dello spazio pubblico, tornando a prendersene cura come infrastruttura sociale.
Nel prendere atto delle critiche – già note – della Consulta della Bicicletta, sono certo che oltre a tutelare e promuovere i legittimi diritti dei ciclisti a una estensione della ciclabilità in piena sicurezza, essa eserciterà sempre anche il suo ruolo propositivo e responsabile nel promuovere la mobilità sostenibile a partire dai vincoli e dalle condizioni di contesto, aiutando il Comune e tutta la cittadinanza, non sempre immediatamente pronta al cambio modale, a sperimentare soluzioni concrete, anche incrementali e adattive, non osteggiando pregiudizialmente interventi migliorativi immediati – conformi alle norme – che possano concorrere alla necessaria transizione».
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