Via Roma cambia volto, il progetto è pronto: tra ciclabili e isole "salvagente" a Palermo
Completato il progetto esecutivo di riqualificazione dell'antica via dello shopping. L'intervista all'ingegnere Salvo Volo, che ha curato la progettazione
Il render del progetto di riqualificazione di via Roma e piazza San Domenico (foto di Studio Volo Engineering)
È stato completato il progetto esecutivo dell’intervento di riqualificazione, firmato dall’ingegnere Salvo Volo e sviluppato da Volo Engineering, che interessa l’intero asse per circa 1,7 chilometri.
Una strada storica, commerciale e monumentale, percorsa ogni giorno da traffico privato, mezzi pubblici, pedoni, residenti e turisti, ma anche segnata dalla presenza di attività economiche, sottoservizi e vincoli che obbligano a misurare ogni scelta progettuale.
«Via Roma è una sezione urbana complessa», spiega Volo. Un contesto in cui lo spazio è già tutto impegnato: carreggiata, autobus, marciapiedi, fermate, attraversamenti e pavimentazioni storiche convivono in pochi metri. Per questo, aggiunge l’ingegnere, «la sfida non era realizzare una semplice pista ciclabile», ma inserire una nuova infrastruttura «senza rompere il rapporto tra tutte le funzioni presenti e garantendo al contempo sicurezza, accessibilità e continuità dei percorsi».
Le corsie ciclabili saranno due, monodirezionali, per ciascun senso di marcia: una verso la Stazione centrale, l’altra in direzione piazza Sturzo. La superficie complessiva sarà di 5.151,60 metri quadrati e la larghezza sarà di un metro e mezzo, con restringimenti a un metro in corrispondenza delle fermate Amat. «Dato che la sezione stradale è limitata, non saranno piste separate da cordoli, ma corsie integrate nella carreggiata, realizzate in conglomerato bituminoso rosso, con segnaletica dedicata e pittogrammi sull’asfalto», chiarisce Volo.
Il nodo più delicato riguarda le fermate degli autobus. Oggi i mezzi si accostano direttamente al marciapiede. Con la nuova configurazione, invece, tra il marciapiede e la fermata passerà la corsia ciclabile. «L’autobus - spiega Volo - dovrà fermarsi oltre quel metro e cinquanta della pista, perché non deve interferire con i ciclisti. Per questo sono state previste delle isole salvagente, pensate per consentire ai passeggeri di salire e scendere dal mezzo in sicurezza e raggiungere il marciapiede attraverso un punto di attraversamento definito».
Le isole saranno quindici e saranno collocate in corrispondenza delle fermate. «Qui la ciclabile - chiarisce l’ingegnere - salirà alla quota del marciapiede e dell’isola, evitando ai pedoni continui saliscendi e rendendo più chiaro il punto di contatto tra chi aspetta il bus, chi scende dal mezzo e chi passa in bicicletta».
Anche gli attraversamenti pedonali saranno rivisti. Lungo l’asse passeranno dagli attuali 33 a 24, con l’obiettivo di trasformare una sequenza oggi molto fitta in un sistema più ordinato e sicuro. «Via Roma negli anni ha accumulato tanti attraversamenti, anche molto ravvicinati - spiega il progettista - ma quando si attraversa una strada è meglio concentrare i passaggi in punti pensati e ragionati, sia per evitare incidenti sia per ridurre i rallentamenti di autobus, mezzi privati e traffico ordinario».
La possibilità di attraversare da un lato all’altro non sparirà, ma sarà organizzata diversamente. Gli attraversamenti saranno quindi collocati in punti strategici, coordinati con la ciclabile, valorizzati cromaticamente e, dove previsto, potenziati da pali smart di illuminazione. «Saranno attraversamenti luminosi - spiega ancora Volo - con doppi flussi di luce che illumineranno il pedone durante l’attraversamento, rendendolo più visibile agli utenti della strada e aumentando la sicurezza».
La nuova configurazione della strada diventa anche l’occasione per intervenire su alcuni spazi urbani oggi frammentati o poco valorizzati. È il caso di Piazzetta Due Palme, di fronte alla Rinascente, dove il progetto prevede il recupero delle basole di Billiemi, l’inserimento di nuove lastre coerenti per materia e finitura, alcune sedute, verde, arredo urbano e sistemi di drenaggio.
«È l’intervento più corposo sul paesaggio urbano», spiega Volo. Qui, aggiunge, «si recuperano le basole storiche e si rifà anche una parte della pavimentazione», con l’obiettivo di trasformare quello che oggi è vissuto come uno slargo di passaggio in un luogo di sosta, incontro e piccola socialità.
Un altro intervento riguarda il fronte di piazza San Domenico, dove l’area con le palme convive oggi con pali, quadri tecnici e diversi elementi disordinati. «Si è pensato di razionalizzare l’area - racconta Volo - renderla un po’ più verde, pulita e darle decoro, perché oggi è trascurata». Il verde esistente sarà recuperato e il fronte sarà ricucito con maggiore ordine e continuità.
La misura dell’intervento è tutta qui: non grandi opere isolate, ma una serie di ricuciture che provano a rendere più leggibile il funzionamento della strada. L’importo dei lavori resta inferiore al milione di euro, una cifra contenuta per un progetto che tiene insieme mobilità ciclabile, sicurezza pedonale, trasporto pubblico e qualità dello spazio urbano. Non la trasformazione definitiva di via Roma, ma una prima riscrittura del suo uso quotidiano.
Resta però aperto il tema della continuità con il resto della rete ciclabile: le corsie, infatti, copriranno l’intero percorso, ma i collegamenti con gli altri tracciati cittadini non rientrano nell’intervento finanziato. «Come progettista ho voluto ragionare fin da subito su come connetterle al resto della rete ciclabile, perché lasciarle sospese avrebbe riproposto una criticità già emersa spesso negli anni», racconta Volo. Le ipotesi riguardano possibili sbocchi verso la Stazione centrale e via Lincoln da un lato, e verso via Emerico Amari dall’altro, ma per realizzarle serviranno altre risorse e nuovi passaggi progettuali.
Al netto di questo limite, il progetto indica una direzione chiara: usare via Roma non solo come direttrice da percorrere, ma come spazio urbano da riorganizzare. Per Volo, l’intervento può diventare un primo laboratorio in cui mobilità dolce, accessibilità e vita quotidiana trovino un equilibrio più ordinato. Una strada, conclude l’ingegnere, che possa tornare a essere «un luogo vissuto dalle persone e non soltanto attraversato dai veicoli».
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