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È stato bellissimo finché è durato: chiude Giglio, la storica gioielleria di Palermo

Oltre un secolo di attività. Sono tanti i ricordi che ruotano attorno ad uno dei negozi più belli della città che cessa l'attività a fine anno. A regalarceli sono direttamente i proprietari

Marta Genova
Giornalista
  • 20 dicembre 2021

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Mentre scrivo indosso un paio di orecchini di oro e corallo. Sono un regalo, mia suocera per il mio matrimonio ha voluto donarmi questi preziosi che suo marito, il suocero che purtroppo non ho conosciuto, le aveva regalato per i loro 25 anni di matrimonio.

Non vi rendo partecipi di questo per raccontarvi i fatti miei, lo faccio perché ci sono gioielli che raccontano una storia; questi orecchini ad esempio ne racchiudono ben tre, quella dei miei suoceri, la mia e quella di Giglio, la storica gioielleria di Palermo da cui furono acquistati tanti anni fa.

E su quest’ultima si concentra il mio articolo, perché Giglio chiude. Purtroppo alla fine di quest’anno cesserà l’attività.

Mi accolgono con un sorriso e un velo di tristezza. La percepisco, la leggo nei loro sguardi e la leggerò nei loro silenzi durante la nostra intervista. Sarebbe stato strano il contrario, ogni bella storia che finisce mette tristezza. Soprattutto se si tratta di una storia iniziata oltre un secolo fa, la storia di un'attività, la storia di una famiglia.



Mi accolgono dicevo, ci sono Giuseppe Giglio e sua figlia Alessandra, Giuseppina Giglio e Francesco Mazzola, "l’ultimo dipendente".

Era il 1912 quando Giuseppe Giglio (senior, ndr) aprì la fabbrica. Già, prima ancora di diventare negozio, Giglio era fabbrica. Il laboratorio era in via Cavour al civico 48. La scelta di passare dal laboratorio al negozio per la vendita al pubblico potremmo dire che fu per amore; il padre della sua amata non vedeva di buon occhio la professione di orafo e così lui decise di aprire il primo storico Giglio gioielleria in "piazza Massimo".

«Mio nonno faceva gioielli – racconta il titolare che porta lo stesso nome -. Mio padre invece no, anche se facevamo qualche cosa anche nostra di design. Trattavamo le pietre per lo più, lui fu tra i primi in Sicilia e tra i pochi in Italia, ad andare ad Anversa e a comprare direttamente i brillanti. L’attività, dopo la morte di mio nonno – continua il signor Giuseppe – rimase per qualche tempo nelle mani di mia nonna, Giuseppina Conti, e poi passò a mio padre, Mario e alle sue sorelle, Maria e Antonella. Il primo negozio fu aperto in via Maqueda, e lì rimase fino all’85. Io entrai nel '75 subito dopo il diploma, con mia sorella Giuseppina e nell’83 venne aperto il negozio, su tre piani, di via Libertà che rimase poi l’unico».

La signora Giusi, 50 anni passati in questo luogo, sta in disparte. Non ha molta voglia di parlare, ascolta, ogni tanto interviene soprattutto quando si parla del padre, il signor Mario: «lui amava il suo lavoro, era la cosa che amava di più e sono felice che non stia vedendo e vivendo questo momento». Chiedo quando il padre abbia lasciato l’attività e lei precisa, con forza, «aveva 75 anni, ma non ha lasciato, ha dovuto lasciare. Non stava bene ed è stato l’unico motivo, perché se avesse potuto non lo avrebbe mai fatto».

Il negozio andava alla grande. Il salto, se così possiamo dire, lo fecero proprio aprendo in via Libertà, con l’arrivo delle liste nozze. «Venivano da tutta la provincia – continua il signor Giglio -, Piana degli albanesi, Monreale, Cefalù, Altofonte, ma anche da Agrigento. Eravamo un negozio storico e la gente aveva fiducia. Mio padre si è evoluto acquistando l’immobile e “aprendo” agli articoli da regalo e liste nozze. Fece una scelta strategica e ponderata, comprando i locali piano piano. Una cosa faticosa e dispendiosa ma ebbe i suoi frutti».

Alessandra, ascolta, capisco che vorrebbe dire tante, tantissime cose, ma lascia spazio alla "memoria storica", lei rappresenta la nuova generazione dei gioiellieri Giglio, ha 32 anni e a 19 lavorava già al fianco del padre: «Mi sono sempre immaginata qui, venivo al negozio da bambina, giocavo coi carrelli e ballavo davanti a mio nonno Mario. Sono cresciuta pensando sempre che questo sarebbe stato il mio posto, il mio lavoro. Ho potuto anche io notare i cambiamenti. Le persone avevano una mentalità diversa anche nell’acquisto del gioiello, nel tempo è cambiato tutto. Hanno “paura”. Non comprano il gioiello perché non hanno quando indossarlo».

I racconti e i ricordi si susseguono e un negozio storico come questo, un negozio di gioielli, è lo specchio dei tempi e dei tempi che cambiano. «Mio padre – continua il titolare - mi raccontava che prima di andare al teatro Massimo si andava a comprare il gioiello e lo mettevano uguale al colore del vestito, parliamo di smeraldi ecc.. Era un’epoca diversa».

Fino a 15 anni fa, mi dicono, le liste nozze erano tantissime. Ora i giovani amano roba più “spartana”. Chi vuole un piatto o un vaso d’argento al giorno d’oggi? Nessuno. C’è Ikea o negozi simili, di certo i giovani non si cerca più l’oggetto prezioso e difficilmente lo gradiscono come regalo.

«Il "prodotto è crollato" - proseguono, -. Tutto diverso. Ora al posto delle liste nozze ci sono i viaggi e le "buste". Questo per quanto riguarda l’articolo da regalo. Per quanto riguarda la gioielleria manca la vendita dell’oggetto importante. Rimane quella media del gioiello per le comunioni, il battesimo o qualche regalo agli sposi. Prima c'era il regalo per il giorno dei morti, quello per Pasqua. Il cliente affezionato veniva quasi ogni mese. Anche il regalo dei 18 anni è stato sostituito dalla tecnologia, il cellulare rispetto all’orologio, al gioiello».

Quando chiedo se ci sia un problema economico la risposta è un “no” secco. «Chi si rivolge alla gioielleria il denaro l’ha, sa cosa andrà a trovare, sa dove sta entrando. Ma oggi la gente ha una certa “paura” di comprare il gioiello prezioso, perché non può indossarlo, usarlo. Perché dovrebbero acquistarlo? Per metterlo dentro casa? O in cassaforte? ».

Come dicevamo, cambiano i tempi, cambia il modo in cui passare il tempo libero, manca la “soirée”. Ma di certo a non essere cambiato nel tempo è stata l'identità di Giglio e quello che i clienti trovavano: il gioiello deve dare emozione, il cliente deve affidarsi e fidarsi e la storicità di una gioielleria e la sua continuità negi anni, sono sinonimo di serietà.

A un certo punto una voce entra nella conversazione: «Questo era uno negozio tra i più belli della Sicilia».
Era stato in silenzio fino a quel momento Francesco Mazzola, finché anche in lui le emozioni hanno preso il sopravvento e ha sentito di voler raccontare. Io, in fondo, ero li che lo aspettavo.

«Ho lavorato qui per 39 anni. Non avrei mai pensato che potesse succedere. Che chiudesse. Eravamo 12 impiegati, 4 ogni reparto, non si stava mai fermi. Tanto lavoro, si entrava alle 4 e passavano le ore e non ce ne accorgevamo. Tutto funzionava che era una meraviglia. La ditta Giglio non ha mai licenziato nessuno – dice orgoglioso – siamo stati sempre gli stessi, qualcuno è andato via per scelta propria, qualcuno in pensione, calava un po’ il lavoro e non si rimpiazzava quindi, tutto è stato fisiologico».

Ricorda con emozione ogni giorno passato in negozio, il clima che si respirava, «Noi per il Natale iniziavamo a lavorare già a metà novembre tanto era il lavoro. C’erano due impiegati che uscivano e stavano tutto il giorno fuori a fare consegne. Ancora sono incredulo, ricordo le parole del dottor Mario che diceva sempre “Non ci sarò io, ma ci saranno i figli dei miei figli e saremo sempre qui». Ed è stato così finché è stato possibile. E avevamo la più bella clientela di Palermo, soprattutto in via Maqueda».

Tra i tanti nomi che fa, c’è anche quello del Generale Dalla Chiesa. Nel frattempo il signor Giuseppe si allontana un attimo e torna con un oggetto in mano, sono i nastrini firmati, che il generale regalò a suo padre, il signor Mario.

Ogni tanto il silenzio, poi Alessandra aggiunge: «Chiudiamo non per fallimento ma per cessazione di attività - dice e ci tiene a precisarlo -, sono due cose ben diverse, è una scelta ponderata. Dimostra quello che si è fatto e raccolto negli anni, senza sperperi, con intelligenza. Si è lavorato bene, seminato bene a partire dal rispetto per i clienti».

"La Gioielleria Giglio è stata al servizio dei Palermitani per 100 anni, da fine anno vi saluteremo, è stato un piacere ". Così scrivono sulla loro pagina fb. E sui social sono tanti i commenti dei palermitani, dei clienti affezionati.

«Era il gioielliere di fiducia della mia famiglia: lì ho fatto la lista di nozze, lì abbiamo comprato le fedi. Mi dispiace tantissimo», oppure si legge «Un negozio che nobilita via libertà,sempre vetrine eccellenti. Una lunga storia di bellezza, da Piazza Massimo a via della Libertà».

Qualcuno ha ricordi legati all’infanzia, ricordi di famiglia, «I gioielli più belli che mamma ha ricevuto da mio padre. una vetrina da mito del buon gusto,dei sogni preziosi che ogni donna desidererebbe possedere! Dove si poserà lo sguardo di chi passeggiando ama la bellezza? Sono molto dispiaciuta, come donna, come palermitana». E c’è chi, semplicemente, li ringrazia, «Grazie per essere stati con noi tutto questo tempo».

La famiglia Giglio ha preso una decisione sicuramete sofferta, facendo le opportune valutazioni. Palermo intanto perde un altro pezzo della sua storia. Entro fine anno si chiude. Poi chissà…
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