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Era il "gigante invulnerabile" a due passi da Palermo: oggi rimane una vista mozzafiato

L'iconografia che hanno realizzato i disegnatori testimonia quanto doveva essere poderosa la difesa militare che si ergeva sulla rocca. Vale la pena raccontarne la storia

Roberto Tedesco
Architetto, giornalista e altro
  • 17 dicembre 2021

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Domina il Piano del Duomo e il golfo, un tempo aveva il compito di controllare e difendere la costa da Cefalù fino a Bagheria, ci riferiamo al Castello di Termini Imerese. Oggi, dell’antica fortezza non è rimasto nulla, esistono alcune piazzuole, realizzate in epoca moderna, raggiungibili da una serie di rampe e un'antica cisterna.

Una cosa è certa: chi raggiunge il punto più alto della struttura, potrà ammirare un panorama mozzafiato perché gli sembrerà di "volare"!

Di certo in tutti questi secoli l’iconografia che hanno realizzato i disegnatori testimoniano quando doveva essere poderosa la difesa militare che si ergeva sulla rocca di Termini.

Tra i reperti più interessanti rinvenuti nel maniero c’è un’epigrafe araba, risalente all’anno mille, un tempo incastrata in un muro della porta meridionale, oggi custodita al Museo civico di città.

La scritta, considerata una delle più antiche testimonianze dell’epoca della dominazione araba in Sicilia, ricorda la costruzione di un importante edificio ad opera del califfo al-Mu’iss. Essa venne realizzata in basso rilievo su blocchi di pietra porosa e in una prima decifrazione, a cura di Michele Amari nel 1875, sappiamo che i blocchi fino al 1860 erano posti nella porta meridionale del principale corpo del castello.



La fortezza di Termini Imerese ha subito una lunga serie di trasformazioni assumendo una configurazione quasi definitiva tra i secoli XVI e XVII fino a quando nel 1860, in occasione dei moti anti-borbonici, incominciò il declino con la successiva distruzione e trasformazione del sito in una “passeggiata panoramica”.

Ulteriori notizie, sempre nel periodo della dominazione araba, ci pervengono dal viaggiatore arabo Idrisi quando di ritorno da Palermo, quale ospite della corte di Ruggero II, nei suoi appunti risalenti al 1154, rivela che la città di Termini era munita di un castello di recente costruzione, aggiungendo che la città era fornita anche di antiche di fonti termali dove erano presenti due bagni sontuosi.

Tra i fatti storici, riguardanti il castello di Termini, quello più saliente risale all’assedio del 1338, sostenuto vittoriosamente dai termitani contro l’esercito angioino. A tal proposito Giuseppe Patiri nel suo libro dal titolo Termini Imerese, antica e moderna, edito nel 1899, così descrive quell’evento: "questo tenace baluardo dell’indipendenza siciliana, di fronte agli Angioini non mosse collo, né piegò sua costa. Come un gigante invulnerabile, combatteva e sopravviveva in mezzo all’affiggente eccidio delle patrie mura.

E quando, dopo appena due settimane, ricomparvero gli esuli cittadini, uniti alle forze regie, per ricacciare i francesi dalla città, quella eroica rocca termitana era ancora in istato di lottare e di arrecare danni ai nemici; tanto che costoro, stretti fra due fuochi, dovettero evacuare la città, o meglio quel mucchio di rovine, che non per tanto veniva sì accanitamente conteso! La fiera resistenza dei Termitani contro l’esercito di Carlo d’Artois, come bene fa osservare l’egregio scrittore Stefano Bozzo, assorbì tutte le forze nemiche e salvò la Sicilia per quella volta dalle unghie degli Angioini.”

Bisogna attendere i disegni realizzati dai geografi e militari del XVI secolo per avere maggiori dettagli costruttivi della struttura difensiva. Tra i più interessanti troviamo un disegno datato nel 1578 e realizzato dal cartografo militare Tiburzio Spannocchi, attualmente custodito presso la Biblioteca National di Madrid, dove si nota che il castello di Termini a quel tempo era costituito da diversi corpi di fabbrica che si ergevano nella rupe e si prolungavano fino a giungere al mare.

I disegni di Gabriele Merelli del 1677, attualmente conservati presso la Biblioteca Reale di Torino, rappresentano il castello sia in prospettiva che in pianta. In quest’ultimo disegno sono evidenziati, in legenda, i copri più importanti tra questi: gli spazi interni in cui si articolava la fortificazione.

Altre informazioni si hanno, tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700, dall’ingegnere Giuseppe Formenti autore di un manoscritto, rimasto per secoli nell’oscurità e reperito nella Biblioteca Nazionale di Vienna dalla studiosa Liliane Dufour che nel 1991 pubblicò una traduzione dallo spagnolo all’italiano.

La descrizione del castello da parte dell’ingegnere risulta essere particolare perché aggiunge notizie inedite: “il castello è situato nella parte più elevata, sopra una roccia protetta da alcune fortificazioni della città e da un dirupo inaccessibile che guarda il mare. Queste fortificazioni della città non sono molto buone perché sia le antiche che le moderne non sono certo costruite a regola d’arte. Siccome la città non possiede un porto, ma solo una baia di basso fondale e talmente battuta dalle onde che perfino le feluche ed i barconi sono per la maggior parte costretti a ritirarsi sulla spiaggia.”

Le rappresentazioni più dettagliate della struttura militare risultano quelle del XVIII secolo. In una di queste viene riportato il castello, con la casa del comandante, la caserma, i magazzini e la polveriera. I disegni del XIX secolo, sono quelle più numerose, e vengono proposti in diverse tecniche. Tra quest’ultime citiamo il dipinto ad olio di Ignazio de Michele, della metà dell’800, oggi esposto al Museo civico di Città e un acquarello del 1823 dello Schauroth, conservato all’Archivio Militare di Vienna.

Oggi, sono apprezzabile alcuni tratti della cinta muraria ed una cisterna di raccolta di acqua potabile posta alla sommità totalmente inglobata nell’attuale struttura, realizzata tra gli anni 30’ e ’50 del secolo scorso. Oggi quello che vediamo sono una serie di rampe di scale e terrazzamenti che consentono di raggiungere il punto più alto dove è possibile ammirare uno dei punti panoramici più straordinari della città.

Nella parte estrema, in direzione nord e oltre l’attuale strada, meglio conosciuta come il “Belvedere”, si conserva una struttura architettonica del sistema difensivo originario. Si tratta di un grande ambiente, un tempo adibito a magazzino, intervallato da pilastri centrali e volta botte, comunemente chiamata dai termitani la “casa dei cani”. Questo sito recentemente è stato recuperato e sono stati utilizzati degli spazi esterni adibiti a teatro all’aperto.

Per maggiori approfondimenti, sulla fortezza di Termini Imerese, vi suggeriamo di consultare il libro dal titolo Il castello di Termini di Rosario Nicchitta, edito da GASM nel 1999, dove sono raccolti tutti i materiali prodotti in occasione dell’apertura al pubblico degli spazi dell’antico castello.
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