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Estetismo o turismo omoerotico: i modelli del Barone che fecero scandalo a Taormina

Sono immagini di un ambiente arcadico, di una "Taormina immaginaria e mitizzata" che diventerà dalla fine dell’Ottocento una meta turistica ricercata e particolare

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 15 aprile 2021

Uno dei modelli del Barone di Taormina

Tra i capelli avevano coroncine con fiori, nastrini e frutta, una leggera tunica, il più delle volte neanche quella, lo sguardo languido e sognante, altre volte furbetto con qualche sorriso accennato, oppure spiritato e intenso.

Sono i ”tableau vivants” del Barone Von Gloeden, che a distanza di anni continuano a far discutere: furono foto omoerotiche, o l’espressione artistica un po' al limite di un esteta?

Foto che nel 1909 ebbero una Medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione, inserite in guide turistiche, riviste internazionali e riprodotte in cartoline. Sono immagini di un ambiente arcadico, di una "Taormina immaginaria e mitizzata" che diventerà dalla fine dell’Ottocento meta turistica ricercata e particolare.

Nel corso del tempo stimatori e detrattori considereranno Gloeden, un artista che seppe promuovere la mediterraneità attraverso i suoi modelli ritratti “en plein air”, o il promotore di un turismo sessuale omoerotico per un pubblico europeo alla ricerca di tolleranza e libertà sessuale.



Leggere i contributi degli uni degli altri non aiuta, difficilmente si riesce a capire come fu vissuta questa esperienza dai ragazzi e dalle famiglie. Difficoltà che dovrebbe tenere conto di un periodo dove il nudo dei bambini era visto come simbolo d’innocenza e pudore, e che dovrebbe consigliarci di non giudicare con le categorie culturali di oggi.

Ricostruiamo i fatti.

Il Barone Wilhelm von Gloeden giunse a Taormina a 22 anni, dietro consiglio di un amico compagno nella scuola d’arte. Nato da famiglia nobile tedesca, malato di tisi, cercò “l'ultimo paradiso sulla terra” dove curarsi. Biondo, emaciato, eccentrico arrivò a Taormina, dove comprò una casa riempiendola di volatili, piante esotiche, oggetti e tappeti.

Taormina, lontana dagli antichi fasti, era una cittadina povera, oggetto di un’emigrazione costante. L’eccentrico Barone, lasciata la pittura, preferì dedicarsi alla fotografia, una passione che dopo il tracollo economico della famiglia in Germania, diventerà la sua attività, aprendo un negozio- studio a Piazza San Domenico.

Gli scatti attireranno l’intellighencija e nobiltà europea, nel libro d’oro degli ospiti, si poteva trovare il Kaiser con i figli, il Re di Spagna, D’Annunzio, Oscar Wilde, Conrad, Marconi, Strauss, Eleonora Duse, il magnate Krups, che seguendo la passione di Gloeden a Capri, provocò una tale scandalo in patria da preferire il suicidio, alla vergogna.

Allo scoppio della guerra, il Barone ritornò in Germania affidando la casa e i suoi animali al tuttofare Pancrazio Buciunì, assunto all’età di 14 anni. Ritornato dopo la guerra, trovò un clima ideologico e sociale completamente diverso, le sue fotografie non ebbero più mercato.

Il Barone morirà a Taormina nel 1931, lasciando il materiale fotografico, e le sue lastre a Buciunì che continuò per un certo periodo a riprodurre le foto, andando incontro durante il fascismo prima a una perquisizione, poi a un processo per pornografia che tra sentenze e ricorsi finirà con la sua assoluzione, nel 1941.

In uno dei vari gradi di giudizio fu riportato che: «Il materiale non poteva essere considerato lascivo, poiché il membro virile floscio non era in erezione, non suscitando sentimenti erotici…e lo sguardo non portava alla concupiscenza carnale».

È un dispositivo che disturba, specie perché non prende in considerazione che sono immagini di minori, l’attenzione è solo la “pervertita lascivia”.

Ma le foto furono una negoziazione equa senza sfruttamento e coercizione? Probabilmente sì, i ragazzi non furono obbligati, Il Barone rivendicò “bellezza, pudore ed emozione,sesso e corpo diventati poesia”.

Difficile però non considerare come elementi di persuasione, l’età dei modelli, la povertà, ignoranza, il generoso pagamento che ricevettero, l’affabulazione attraverso le storie dei miti, (che Gloeden chiamava “ipnotizzare i ragazzi”).

Questi si travestivano, anche in abiti femminili con parrucche e veli, per aumentare l'aspetto androgino e ambiguo, i loro corpi erano spalmati con una soluzione di latte, olio, glicerina per far risaltare il colorito della pelle.

Ad aumentare questa disponibilità alle foto di nudo, ci fu anche la curiosità, l’ambiente divertente che Gloeden creò, arrivando a travestirsi da leopardo, per giocare con loro. Prodigo benefattore, non ebbe mai denunce da parte dei ragazzi e delle famiglie. Stimatori dell’epoca hanno paragonato il comportamento del Barone a quello dei filosofi dell’antica Grecia dove i rapporti omosessuali erano parte integrante dell’insegnamento tra discepolo e maestro.

Ma Gloeden non era un maestro, il suo scopo non era insegnare. Altri hanno affermato che i giovani erano abituati a prendere il sole e fare il bagno nudi, dimenticando che parliamo di figli di pescatori, per i quali non c’era svago e il mare era duro lavoro.

Altra considerazione fu quella della naturale esplorazione sessuale da parte di giovani maschi, una specie d’iniziazione, dovuta anche all’impossibilità di frequentazione con le ragazze. Detrattori racconteranno di "particolari festini" a casa del Barone, per ospiti illustri, con la presenza dei modelli.

Tutte considerazioni che devono tener conto che i ragazzi una volta adulti, si sposeranno e avranno figli inserendosi in una vita sociale e cittadina normale senza evidenti segni di disagio.

C’è un ultimo punto di vista: e se i ragazzi, consapevoli, si fossero prestati a interpretare Pan, Bacco, Sileno o Caino, determinati a divertirsi e a cacciare piccioli all’artista? Forse con complicità avranno riso insieme con una punta di malizia, prendendo in giro il fotografo, non più oggetti ma protagonisti.

Non lo sapremo mai, non ci sono memorie o interviste dei modelli, la loro voce e verità resterà per sempre nascosta, da adulti preferiranno dimenticare e farsi dimenticare.
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