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Fai lezione per strada (e conosci Palermo): il progetto "Lettere per la città" di Unipa

L’obiettivo del progetto è chiaro: occupare sedi pubbliche, biblioteche, musei e spazi simbolici del capoluogo siciliano, e portare lì il loro sapere

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • 17 aprile 2026

Studenti di Unipa al Foro Italico con i professori del Cuir

L’università, a Palermo, non si riduce soltanto a lezioni frontali, corsi ed esami. C’è un ateneo che prova a uscire dalle sue aule, a sperimentare, ad andare incontro alle esigenze della città e di chi la abita. Il corso di studi in Lettere dell’Università degli Studi di Palermo ha lanciato l’iniziativa “Lettere per la città”, un progetto di Terza Missione ideato dalla professoressa Elisabetta Di Stefano, delegata alle attività culturali, su nomina della coordinatrice del corso di laurea, Rosa Marchese.

L’obiettivo del progetto è chiaro: "occupare" sedi pubbliche, biblioteche, musei e spazi simbolici del capoluogo siciliano, e portare lì il loro sapere umanistico. Non come conferenza accademica, ma come una conversazione aperta a tutti.

L’iniziativa segna una svolta nel modo in cui il corso di laurea in Lettere dell’ateneo palermitano sceglie di presentarsi alla città: dare forma ad un contenitore comune - con un nome, un’identità e una regia – che possa raccogliere e valorizzare ciò che il corso di studi può dare alla città.

Il risultato? Un progetto che parla con una voce sola, quella di un’istituzione che sceglie di farsi sentire fuori dalle proprie mura. «L’idea era quella di valorizzare il corso di studi – racconta a Balarm la professoressa Di Stefano - uscendo fuori dall’accademia, per dialogare di più con i cittadini. Prendere spazio all’interno dei luoghi importanti per la città e incontrare la gente».

Il progetto si inserisce all’interno delle attività di Terza Missione dell’Università, che si aggiunge alle altre due attività che il professore universitario svolge: ricerca e didattica. Se le prime due sono confinate all’interno delle aule, la Terza Missione, invece, permette di conoscere lo spazio circostante: «La Terza Missione nasce per sopperire la chiusura dell’accademia rispetto al territorio – continua la professoressa Di Stefano -. Con questa viene segnata un’apertura verso il territorio, spingendo docenti e ricercatori a uscire fuori e comunicare i loro saperi in maniera più semplice e diretta alla gente».

Il progetto Lettere per la città diviene un catalizzatore di iniziative di apertura, di dialogo, confronto e contaminazione: non soltanto perché gli accademici escono fuori dalle proprie aule, incontrando associazioni culturali e persone di tutte le età, ma anche per le iniziative che verranno organizzate: «Lo spazio ci condiziona profondamente. È chiaro che un tipo di impostazione di una lezione pensata per degli studenti all’interno delle aule universitarie e di un programma definito, è pensata in un modo preciso.

Ma al contrario, una lezione su un tema "fuori programma" è sentito da giovani e non solo, perché ascoltata da un pubblico variegato fatto da universitari, ragazzi delle scuole o persino anziani. Questo incide sulla stessa performance del docente: ecco che cambia il linguaggio, il modo di porsi e si dà vita ad un dibattito che può essere fruttuoso proprio perché costruito sulla base di diversi stimoli culturali».

Uscire dalle mura dell’accademia vuol dire, per la professoressa Di Stefano, riflettere su temi di interesse comune e che possano anche spaziare rispetto a quelli individuati all’interno di un percorso formativo prestabilito: «Credo che il professore universitario debba scendere da quel piedistallo. Non si deve dimenticare che è un ruolo che si raggiunge con estrema fatica e che è importante anche mettersi in dialogo con il territorio. Questo può essere profondamente arricchente e produttivo».

In che cosa, però, "Lettere per la città" ha una finalità diversa rispetto alle altre iniziative di Terza Missione dell’università è presto detto: «È il voler sottolineare il ruolo del corso di studi come organismo "vivente" che raccoglie ricerca, prospettive disciplinari, formazione, da mettere in rapporto con la riflessione scientifica», dichiara la professoressa Rita Marchese, coordinatrice del corso di studi.

I luoghi che ospiteranno gli incontri del progetto "Lettere per la città" sono i più disparati: «Sicuramente possiamo individuare gli archivi, le biblioteche che a vario titolo operano nel nostro territorio, così come i musei. Ma quello che intendiamo fare è intercettare anche associazioni culturali o professionali che possono mettere in interazione con noi le loro proposte formative e culturali».

Iniziative come questa servono ad avvicinare l’accademia ai futuri studenti, a chi desidera (ma purtroppo non può) conoscere la dimensione universitaria e che tramite iniziative pubbliche e gratuite possa avvicinarsi a questo mondo: «Parte della vocazione antica di questo corso di studi è impegnarsi nella comunicazione di idee e ci contenuti.

Questo però non significa “divulgare”, ma imparare a mediare con consapevolezza il lavoro scientifico in una forma disseminativa che tocchi il più possibile la vita delle persone e la vita di tutti i partecipanti. Non solo futuri studenti, ma anche cittadini che non hanno vissuto un’esperienza universitaria. Può essere un'occasione preziosa parlare a tutti quelli che desiderano recuperare il contatto con il sapere».

Il progetto ha anche un’altra ambizione: contaminare l’accademia e modificarla nella struttura: «Un corso di studi ha bisogno di "respirare" fuori dei propri confini istituzionali per mettere alla prova del tempo, alla prova dei bisogni civici, sociali e in senso lato culturali, i propri obiettivi disciplinari.

Mi auguro – continua la professoressa Marchese - che questa dimensione di apertura veicoli anche una sensibile e produttiva reciprocità di ritorno, cioè aiuti tutti noi, come parte di questa istituzione, a essere pronti a una revisione fattiva e produttiva dei modi in cui affrontiamo i nostri temi di ricerca, poniamo delle domande di ricerca e soprattutto ci impegniamo a dare trasmissione ai saperi dei quali ci occupiamo».
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