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Farina di insetti e fichi d'india tra i 6 progetti siciliani selezionati da Eit Food: quali sono

La tappa virtuale svolta in Sicilia è l’unica in Italia della call su food e agricoltura organizzata in collaborazione con Eit (organismo indipendente dell’Unione Europea)

Balarm
La redazione
  • 17 dicembre 2020

La Call for solution di quest'anno era dedicata a una delle grandi sfide per le imprese agroalimentari, specialmente per chi sceglie di dedicarsi a produzioni di qualità: la sostenibilità economica.

"Come possiamo usare innovazione, tecnologia e reti umane e sociali per generare flussi di cassa integrativi e a cascata per l’impresa agricola in un’ottica circolare e rigenerativa?" era la domanda cui rispondere presentando il proprio progetto per la nuova edizione di Challenge Lab di EIT Food, la call dedicata al Cibo e alla Sostenibilità, alle innovazioni nel settore a favore dell’agricoltura circolare e rigenerativa.

Imprese produttrici, industria per la trasformazione del cibo, consorzi, istituti di ricerca, professionisti e ricercatori specializzati, agricoltori, founder di startup innovative di settore, mondo accademico, formatori, investitori, consumatori hanno proposto il proprio progetto o la propria idea progettuale e nuove soluzioni innovative e ad alto impatto.



L’iniziativa è organizzata e promossa da Impact Hub Siracusa che in collaborazione con Eit (organismo indipendente dell’Unione Europea che si muove parallelamente a Horizon 2020 su tematiche specifiche tra cui il Food) e con il supporto del progetto Enisie e del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania.

Sono sei i progetti siciliani selezionati tra i diciotto presentati.

Il primo progetto è "Ittinsect", nato dall'idea di combattere la sovrappesca modificando un passaggio chiave della filiera ittica usando in Europa farina di insetto al posto della farina di pesce.

Cosa sono? Direte voi. Ve lo spieghiamo: le farine di pesce "sono importanti alimenti utilizzati in zootecnia (è parte integrante del pastone di suini e pollame) e nell'acquacoltura (allevamenti di orate, trote e altri pesci). Sono inoltre l'ingrediente principale del mangime comunemente in commercio per i pesci d'acquario".

Anche l'alimentazione umana prevede consumo di farina di pesce, ma sono utilizzate solo parti di prima qualità del pescato e il prodotto finito è privo di additivi e conservanti che impediscono l'irrancidimento dei grassi (consentiti solo nei mangimi per cani e gatti).

Con il progetto Ittincesct si potrebbe ridurre la pesca di 8 milioni di tonnellate all’anno e, di conseguenza, l’emissione di anidride carbonica equivalente a 1.7 milioni di tonnellate l’anno.

Altro progetto selezionalto è il "Potabilizzare l’acqua con le piante di Fico d’India" che sfrutta le capacità depurative della pianta che assorbe l’acqua, e trattenendo i metalli potrebbe renderla potabile; incidendola se ne estrae la mucillagine interna. Da quest’ultima è possibile filtrare acqua.

Poi c'è "Your local nature", una mappa utile per arrivare direttamente al produttore, permettendo attraverso esperienze dirette anche la sharing economy tra privati. In pratica è una piattaforma che consente di localizzare un eco villaggio diffuso composto da spazi e prodotti naturali.

"Ecodomus", vuole unire edilizia sostenibile e agricoltura sviluppando nuovi prodotti e processi agricoli per poi destinarli all’edilizia appunto.

"Forno principe" invece è il progetto che mira all’auto produzione di grano e di altre materie prime disponibili al pubblico grazie a un punto vendita locale, un forno. L’azienda agricola viene vista come base di partenza per ottenere energia pulita, sviluppare lavoro etico e valorizzare il territorio.

"Dissemina" infine è un progetto che punta alla diversificazione delle produzioni e all’offerta di prodotti e servizi con la creazione di un’azienda agricola didattica diffusa sul territorio etneo.
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