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Fece la storia di Palermo durante Italia '90: la rivoluzione (gentile) del "Ristorantino"

Nacque in una Palermo in subbuglio, in una zona della città che stava per cambiare volto per sempre. Vi raccontiamo la storia di Pippo Anastasio e della sua "creatura"

Valentina Frinchi
Freelance in comunicazione e spettacolo
  • 27 settembre 2023

Pippo Anastasio

«In una piazza in costruzione, in una Palermo dei Mondiali '90, nasceva Il Ristorantino».

C'era una Palermo in subuglio e quella città stava per cambiare per sempre. Le casupole di via Croce Rossa non ci sarebbero piu' state e quella grande piazza, piazzale De Gasperi stava per prendere forma.

C'era poco, quasi nulla, e al posto di quello che era stato uno sfascio, o meglio un posto per ricambi di mezzi pesanti, arriverà Pippo Anastasio, classe 1948, frequentatore di ristoranti importanti come il "Charleston", il "Caprice", la "Muciara", "La Scuderia" e amante della cultura del bello.

Si lancerà in un'operazione alquanto rischiosa ma che, come vedremo, sarà storia in una nuova zona di Palermo in un momento culturale splendido nell'angolo del palazzo più alto di quella piazza in costruzione: in piazza Alcide De Gasperi 19.

«Una ristorazione che era una evoluzione, riproduzione della Belle Epoque degli anni '60 e '70», afferma Anastasio, direttore del "Centrale Palace Hotel" e docente presso l'istituto Alberghiero -. Era un momento particolare dell'ospitalità. Si passava da una fase della ristorazione tradizionale ad una rivoluzione dei costi di sala».
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All'Istituto Alberghiero nacquero i corsi di cucina con il fine di sdoganare la fama "se non vuoi studiare puoi andare all'Alberghiero" e rivoluzionando la vita di tanti giovani, insegnando loro l'empatia e l'ambizione.

Nei primi anni Ottanta, grazie alla conoscenza del cavaliere Francesco Paolo Cascino e alla passione per la rivista "Grand Gourmet" nasce l'idea della bellezza di un ristorante elegante.

«La tradizione, i monsù, la cucina francese, raffinatezze culinarie del secolo scorso - ricorda con ironia Anastasio -. Cosa c'è di più bello di un ristorante che ti coccola con gratificazione e che ti educa al comportamento?».

È il 1987 quando Pippo Anastasio tornando da un viaggio a Stoccolma dove prevaleva l'assoluta semplicità del gusto decide di mettere in piedi un ristorante, di quelli belli, nuovi, all'avanguardia, moderni. Infatti il 19 dicembre 1989 inizierà una bella storia per Palermo e per i palermitani del buongusto.

Anastasio nella nuova realtà darà occupazione a quei giovani dell'Alberghiero che aveva formato con una nuova prospettiva. La sera dell'inaugurazione coincise con l'inizio dei lavori per "Italia 90" e quella sera, pur tra scavi e fanghi della piazza, il ristorante si riempì tutto anche se con qualche disagio.

Nelle prime sere di apertura Pippo Anastasio ricorda tra gli ospiti il dottor Ettore Cittadini e consorte (con la pelliccia danneggiata dal fango) che occuparono l'ultimo tavolo rimasto libero.

«La ristorazione è una cultura complessa - aggiunge il proprietario -. Il mio fu uno dei prmi ristoranti ad avere i calici per il vino da servire al tavolo accompagnati dalla Carta dei vini con 700 eccellenti etichette, tra cui lo Chateau D'Yquem».

Ma non solo. Tanto altro come l'attenzione al cliente, climatizzazione dei locali, anche in cucina.

In quel tempo «avere un ristorante era il sogno di un grande imprenditore» si inorgoglisce Anastasio. Nella sala del nuovo ristorante ci sarebbero state solo donne: un ambiente al femminile a cui Anastasio disse sin dall'inizio: «Non voglio cameriere, voi dovete essere addette di sala».

Le nuove assunte avrebbero indossato un completo di camicia bianca, un tailleur in "principe di galles" di colore grigio, e dei collant anche d'estate. Secondo Pippo Anastasio la donna era dotata di un portamento e una diplomazia che consentiva di far stare a proprio agio i clienti.

«Servire al tavolo era considerato un lavoro medioevale e quindi doveva essere trasformato in altro, in una vera professione» ricorda Anastasio che faceva alternare in due turni distinti le sue dipendenti perchè «lavorare non doveva essere schiavitù».

Le "assistenti di sala" congedavano il cliente porgendo il soprabito custodito nel guardaroba del locale a cui il cliente puntualmente rispondeva "Buonasera signora". Quel "signora" era "rispetto". In quel ristorante non c'era nessuna cameriera e i clienti erano "ospiti".

«Ho lavorato per 11 anni nel paese magico» - ricorda Antonella Lanzi, ex dipendente de "Il Ristorantino". C'è poi chi, come Mario D'Arcamo spiega con malinconia che adesso «per mangiare una buona minestra di spaghetti spezzati con le aragostelle, o le seppie su crema di piselli, si deve fare il giro del mondo».

Oppure, Antonio Alfonso: ֿ«Il Ristorantino, un'invenzione unica per il grande rispetto per i clienti, per la cucina, per l'impeccabile servizio e soprattutto per la discreta e amichevole figura di Pippo sempre presente con professionalità, stile, garbo e affetto».

E ancora Fabio Citrano afferma: «Quando c'era Renzo Barbera, uno dei primi clienti e lo Stadio era ancora la Favorita».

«Un periodo iniziato nel 1989 e che rimarrà indelebile nel tempo - aggiunge Manuela Pellegrino - in ricordo di una Palermo altera e superba, un conviviale luogo di incontri tra cibi raffinati e degustazioni pregiate, un crocicchio di idee, intuizioni e rinnovamenti tra un brindisi ed un accordo, un ristorantino che ha segnato la storia, e che per tale non può essere dimenticato".

L'arredamento era un contesto molto elegante, semplice e lineare. Primeggiava solo un grande pannello che rappresentava "i miti siciliani", opera di Loretta Surico artista romana. Anastasio volle delle "poltroncine" che dessero un certo senso di benessere a chi si sarebbe seduto.

Tutto realizzato quindi con grande cura e comfort, tutti dettagli rivolti al cliente. L'ingresso de "Il Ristorantino" era una doppia porta; il cliente non entrava immediatamente nella sala principale ma in un antingresso.

«Nel mio locale si bussava ed io andavo ad aprire», riceveva così i suoi clienti Pippo Anastasio da ottimo padrone di casa. Nei bagni brillavano dei rubinetti luxury e degli spazzolini da denti monouso per i clienti.

«Frequentava Il Ristorantino la Palermo vincente» ricorda così Anastasio definendo la sua attività un "club esclusivo" frequentato da politici e imprenditori.

«Il successo di quel ristorante l'ho avvertito subito» ricorda il Professore, così chiamato da chiunque visitasse quella moderna attività. Secondo l'imprenditore palermitano «il successo avviene nei primi cinque minuti di ingresso del cliente».

L'accoglienza è determinante. Dario Fo, Valeria Marini, Margerita Hack, Piero Angela, Ugo Tognazzi, il Conte Tasca d'Almerita, Giorgio Albertazzi sono stati tra i "visitatori" de "Il Ristorantino" nella primavera di Palermo.

C'erano delle aspettative e un canale carico di liquidità. Un primo piatto firmato "Il Ristorantino" riportato sul "Grand Gourmet" è stato "Bavette al nero di seppie e ricci". In cucina gli chef Clemente Bartolo e Francesco Inzerillo.

Una paralisi totale della città, l'ingresso dell'euro, e l'impossibilità a sostenere l'aspetto economico totalmente rivoluzionato ha provocato un collasso definitivo e la chiusura di un'isola felice nel 2011 durata poco piu' di vent'anni.
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