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"Ha fatto la donna di tutti": scoppia il caso per le parole di Chinnici su Argiroffi

A rendere ancora più pesante la vicenda è la versione fornita a Balarm dalla stessa Argiroffi prima della registrazione. La racconta nell'articolo: ecco il video

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 18 maggio 2026

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Ci sono frasi che non restano dentro una stanza, anche quando vengono pronunciate in una riunione chiusa, tra consiglieri comunali, lontano dall’aula e dai riflettori ufficiali. Escono, rimbalzano, diventano caso politico. Ma soprattutto mostrano qualcosa che va oltre il singolo episodio: il modo in cui, ancora oggi, una donna impegnata nelle istituzioni può essere attaccata non solo per le sue scelte politiche, ma attraverso parole che chiamano in causa il suo corpo, la sua reputazione e la sua identità.

È quanto accaduto a Palermo, durante una conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale, dove la consigliera Giulia Argiroffi, capogruppo di Controcorrente, sarebbe stata destinataria di una frase pronunciata dal consigliere Dario Chinnici, capogruppo di Lavoriamo per Palermo: «Hai fatto la donna di tutti, politicamente parlando». Una frase che ha immediatamente acceso lo scontro e provocato la reazione dei presenti.

In un video diffuso da Ismaele La Vardera si sente la tensione esplodere attorno a quelle parole. Argiroffi reagisce immediatamente, indignata, parlando di una «porcheria» e dicendo «mi ha dato della p…». In difesa della consigliera sono intervenute subito anche le altre consigliere presenti: Sabrina Figuccia, della Lega, e Teresa Piccione, del Pd. «Con un uomo non l’avresti detto», dice Figuccia. Chinnici, dal canto suo, ha provato a circoscrivere la frase al piano dello scontro politico: «Io parlavo di politica», precisa.

A rendere ancora più pesante la vicenda è la versione fornita a Balarm dalla stessa Argiroffi, che racconta come le parole più gravi sarebbero state pronunciate prima dell’inizio della registrazione video. «Prima che iniziassi a registrare quello che stava succedendo - il video è mio, andava documentato - mi ha detto cose gravissime», afferma la consigliera. Secondo Argiroffi, in quel primo momento Chinnici infatti non avrebbe usato alcuna precisazione riferita al piano politico, aggiunta invece soltanto dopo, quando la scena era già ripresa dal telefono.

«Secondo il consigliere sarei stata “la donna di Ferrandelli”, poi “la donna di tutto il M5S”, oggi “la donna di La Vardera”, fino ad affermare che “si è fatta tutto l’arco costituzionale”», aggiunge.

Per la consigliera non c’è spazio né per ambiguità né per minimizzazioni: «A nessun uomo sarebbe mai stata rivolta un’offesa simile», dice. Il punto, secondo Argiroffi, è proprio il modo in cui una donna impegnata in politica viene delegittimata: non contestando nel merito le sue scelte, ma insinuando che i rapporti politici o istituzionali derivino da relazioni personali o sessuali.

«L’ambiguità volgare e sessista contenuta nell’espressione “essersi fatta tutto l’arco costituzionale” ha un solo significato: dare della puttana a una donna che fa politica», afferma ancora. Parole che la capogruppo di Controcorrente definisce «indegne, vergognose e inaccettabili», perché non colpirebbero soltanto lei come donna e rappresentante delle istituzioni, ma finirebbero per offendere tutte le donne e per «avvelenare il clima democratico e istituzionale».

Da qui la decisione di non accettare, almeno per il momento, semplici scuse: «Non intendo accettare alcuna forma di minimizzazione né tantomeno scuse di circostanza», chiarisce, sostenendo che frasi di questa gravità rendano evidente «l’inadeguatezza del consigliere Chinnici a ricoprire ruoli istituzionali».

La richiesta è netta: dimissioni: «Non accetterò alcuna scusa che non sia accompagnata dalle sue dimissioni», spiega la consigliera. Solo un passo indietro, secondo Argiroffi, potrebbe rappresentare una reale presa di coscienza della gravità dell’accaduto.

Eventuali scuse, aggiunge, dovrebbero arrivare soltanto dopo e non essere rivolte solo a lei, ma «a tutte le donne che ogni giorno combattono contro linguaggi e comportamenti sessisti, umilianti e discriminatori». In parallelo arriva anche la presa di posizione di Ismaele La Vardera, che ha diffuso il video e chiesto un intervento immediato.

«Chiediamo le immediate dimissioni e la presa di distanza del sindaco», scrive su Facebook, legando l’episodio a un tema più ampio: il linguaggio usato contro le donne dentro le sedi della rappresentanza. «Se queste cose accadono all’interno dei luoghi delle istituzioni, come possiamo poi condannare la violenza contro le donne?», è l’affondo.

Sul caso interviene anche il presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo: «Esprimo la mia più totale solidarietà alla collega Giulia Argiroffi, vittima di un gravissimo insulto da parte di un altro consigliere», afferma. Per Tantillo, il Consiglio comunale di Palermo, «così come ogni istituzione democratica», non può diventare un luogo in cui trovano spazio «insulti e aggressioni verbali». Offese ancora più gravi, aggiunge, quando sono rivolte a una donna, perché feriscono la persona colpita e ledono «la dignità e l’immagine dell’intero Consiglio comunale».

Il presidente richiama quindi tutti al rispetto del confronto politico, anche quando le divergenze sono forti. «È necessario che il confronto politico, anche nelle divergenze più accese, resti sempre fondato sul rispetto reciproco e sulla tutela della dignità delle persone», dice.

Arriva però anche la replica di Dario Chinnici, che in un video pubblicato sui social respinge l’accusa di sessismo e parla di un «manganello mediatico» nei suoi confronti. Secondo il consigliere, sarebbe stata diffusa soltanto una parte del video, estrapolata da una discussione che lui definisce «privata», senza mostrare l’intero contesto. Chinnici sostiene infatti che, nel corso dello stesso confronto, Argiroffi gli avrebbe rivolto parole pesanti, dandogli del «ladro», del «delinquente» e della «persona poco perbene».

Il consigliere ammette che la frase sia stata «infelice», ma nega che avesse un contenuto sessista. «Il riferimento era donna politicamente di tutti», afferma, spiegando che il senso delle sue parole sarebbe stato legato ai «continui cambi di casacca» della collega e non alla sua persona. Poi attacca anche Ismaele La Vardera, accusandolo di avere rilanciato il video proprio perché, sostiene Chinnici, sarebbe lui a subire politicamente l’ultimo passaggio di Argiroffi.

Parole che per Controcorrente non bastano a chiudere il caso. A intervenire in difesa di Argiroffi è infatti Ugo Forello, che parla di un episodio «inaccettabile» e aggiunge che «le parole rivolte alla consigliera Giulia Argiroffi non sono una caduta di stile: sono la fotografia nitida di una cultura sessista, misogina e profondamente offensiva, che colpisce una donna soltanto perché donna».

Forello mette poi l’accento sul diverso trattamento riservato alla collega rispetto a lui, nonostante le stesse scelte politiche degli ultimi giorni. «Perché il consigliere Chinnici - che ho sempre stimato, fino ad oggi - non ha mai mosso una sola critica nei miei confronti, pur avendo io compiuto le stesse identiche scelte politiche della collega Argiroffi?», dice. Per l’ex candidato sindaco, la risposta è nel carattere stesso dell’attacco: non una contestazione politica, ma una delegittimazione rivolta a una donna.

Da qui la richiesta al sindaco Roberto Lagalla e al presidente del Consiglio comunale di non limitarsi a formule di circostanza. «Non possono tacere né rifugiarsi dietro dichiarazioni di circostanza - afferma Forello, chiedendo una condanna - netta e durissima» e un isolamento politico di comportamenti definiti «ignobili» e «indegni di un’istituzione democratica».

La tensione, adesso, rischia di spostarsi dall’episodio alla tenuta dei lavori del Consiglio. Forello lo dice apertamente: «Se necessario, bloccheremo i lavori in aula. Impediremo qualsiasi attività, se questa vicenda non si concluderà con un fermo intervento del sindaco e del presidente del Consiglio».

La frase pronunciata in conferenza dei capigruppo, dunque, non resta più confinata alla stanza in cui è stata detta. Diventa un caso politico che rischia di pesare sui prossimi lavori d’aula e sui rapporti già tesi dentro Sala delle Lapidi.

Dopo la solidarietà espressa da Tantillo, arriva infatti anche la risposta del sindaco Roberto Lagalla: «Quanto accaduto durante la conferenza dei capigruppo impone a tutti una riflessione sul livello del confronto politico e istituzionale in città. Ritengo doveroso stigmatizzare l’espressione infelice utilizzata dal consigliere Dario Chinnici nei confronti della consigliera Giulia Argiroffi, così come considero importante prendere atto del chiarimento e delle scuse che sono già state rivolte personalmente.

Questa amministrazione - prosegue Lagalla - ha sempre mantenuto una posizione chiara di rispetto nei confronti delle donne e, più in generale, verso ogni espressione democratica, politica e istituzionale. Palermo ha bisogno di un confronto serio, anche acceso nei contenuti, ma sempre rispettoso delle persone.Allo stesso tempo, credo sia necessario che tutti, nessuno escluso, abbassino i toni del dibattito pubblico e politico. Il richiamo a “disarmare le parole”, più volte espresso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, deve rappresentare un riferimento per tutte le forze politiche e per chiunque abbia responsabilità istituzionali.

È un principio che vale sempre, per maggioranza e opposizione.L’auspicio - conclude il sindaco - è che, con senso di responsabilità da parte di tutti, il confronto possa essere riportato sui temi e sugli interessi della città, che restano la priorità assoluta dell’amministrazione comunale».
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