INNOVAZIONE

HomeMagazineSaluteSanità

Hanno inventato le "lenti della mente": la startup palermitana da 1 milione di euro

La loro invenzione, che ha ricevuto un investimento di 1 milione e 75 mila euro, è stata giudicata come lo strumento più innovativo e completo, nel panorama europeo, in ambito medicale

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 2 ottobre 2020

Massimiliano Oliveri, CEO di Restorative Neurotechnologies

La loro invenzione “Mindlenses” (lenti della mente) è stata giudicata come lo strumento più innovativo e completo, nel panorama europeo, in ambito medicale e nel 2019 si è aggiudicata il primo posto nella competizione “Headstart” di Lisbona guidata dall’European Institute of Innovation & Technology (EIT).

L’idea nasce dalla ricerca universitaria e ad averla sviluppata è la startup palermitana Restorative Neurotechnologies che adesso ha ricevuto un investimento di un milione e 75 mila euro per portare avanti il promettente sviluppo del prodotto.

Da oltre vent’anni Massimiliano Oliveri, professore ordinario di Neuroscienze Cognitive presso l'Università Degli Studi di Palermo e CEO della giovanissima società, si occupa di capire come riabilitare il cervello dopo le malattie neurologiche che possono colpirlo.

E quello che ha scoperto, a partire dai dati della ricerca scientifica, è che un paio di occhiali dotati di lenti prismatiche influenzano l’attività cerebrale, potenziando le funzioni cognitive come l'attenzione, la memoria e il linguaggio e permettono miglioramenti nei pazienti con patologie neurologiche.



Le “Mindlenses” stimolano selettivamente alcune aree del cervello senza ricorrere a pratiche chirurgiche invasive o all'utilizzo di correnti elettriche o magnetiche, garantendo un beneficio cognitivo in caso di ictus, malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e malattie del neuro sviluppo, come la dislessia o il disturbo da deficit di attenzione.

«Le lenti prismatiche - spiega Oliveri - creano una distorsione, tecnicamente è una deviazione del campo visivo, che non ci fa vedere le cose dove realmente si trovano ma spostate verso destra o verso sinistra. Nel momento in cui una persona indossa questi occhiali e tenta di afferrare un oggetto, quindi, raggiunge il punto sbagliato.

Abbiamo scoperto che per correggere questo errore il cervello attiva delle zone specifiche e si adatta in pochi secondi come se gli occhiali non ci fossero più. E questo meccanismo di correzione dell’errore rappresenta uno stimolo che lo potenzia, non a caso, ma in maniera piuttosto specifica: se ho deviato il capo visivo verso sinistra vado a far funzionare di più la parte sinistra del cervello, quella che per esempio ha a che fare con il linguaggio o con il calcolo, mentre se ho deviato il campo visivo verso destra potenzio la parte destra del cervello, quella che ha a che fare con lo spazio, con il tempo e le emozioni».

Da prototipo, le “Mindlenses”, grazie al Consorzio Arca, l’incubatore d’impresa dell’Università di Palermo e al programma di accelerazione di SocialFare, sono diventate un prodotto affiancato da un’app di giochi - serious games - che servono a stimolare in modo ancora più specifico le funzioni cognitive, l’attenzione, la memoria o il linguaggio.

Al momento le “Mindlenses” sono un dispositivo medico certificato dal Ministero della Salute destinato agli specialisti , psicologi o medici che si occupano di riabilitazione neurologica. C’è però in programma di metterli a disposizione direttamente dei pazienti, con una terapia - che può durare anche solo dieci giorni - da fare a casa e anche di soggetti sani che vogliono ottenere un potenziamento cognitivo. Sono già stati individuati due ambiti: quello dello sport di alta prestazione per potenziare per esempio le abilità spaziali e temporali e quello del neuromanagement per il potenziamento di attenzione o capacità decisionali di persone che svolgono lavori particolarmente impegnativi e devono prendere decisioni complesse in breve tempo.

Un bell’esempio di ricerca che esce dalla torre d’avorio dell’università e di impresa al sud con impatto internazionale. «Molti colleghi mi dicono ah ma sei stato coraggioso, in Sicilia chissà come andrà, in bocca al lupo, stai attento - racconta Oliveri che si è specializzato a Palermo, ha proseguito a Roma e ad Harvard per poi tornare nella sua città. - Io sono convinto del fatto che con le imprese moderne il luogo non sia così determinante. Bisogna sì magari spostarsi inizialmente per attrarre capitali - anche se le trattative per l’ultimo round di investimento le abbiamo portate avanti, a causa del covid, tutte da remoto - ma restare nel territorio di origine è possibile eccome, con ricadute economiche sulla Sicilia».

E infatti l’anima scientifica di Restorative Neurotechnologies è tutta palermitana, i primi assunti della società sono stati dei neolaureati dell’Università di Palermo e tutto il team ha un’età media di trent’anni.
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci:
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

ARTICOLI RECENTI