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I fantasmi delle operaie tra i saloni: la storia dell'ex Manifattura Tabacchi di Palermo

È pura archeologia industriale l'ex Manifattura Tabacchi di Palermo: sorto sulle ceneri di un lazzaretto lo stabilimento fu in uso fino al 2001 (no, non ci sono fantasmi)

Balarm
La redazione
  • 16 ottobre 2018

Lo stabilimento dell'ex Manifattura Tabacchi di Palermo

Si trova in via Simone Gulì a Palermo ed è un vero esempio di archeologia industriale: l'ex manifattura Tabacchi è nata verso il 1880 sulle ceneri di un ospedaletto creato nel Seicento ampliandosi e adattandosi utilizzando il deposito, la scuderia e creando un inceneritore con un camino ancora esistente e una cappella.

Tra queste stanze spettrali e oggi abbandonate la manodopera era prevalentemente quella femminile fino al 2001, quando lo stabilimento venne chiuso a causa della crisi che colpì la manifattura dei tabacchi.

Oggi è un gigantesco monumento al lavoro (oltre due ettari) che giace in abbandono ma che è visitabile grazie alla manifestazione "Le Vie dei Tesori".

Le manifatture Tabacchi in Italia nacquero dopo l'unificazione delle regole sul tabacco, con la legge 710 del 13 luglio 1862 (proposta da Quintino Sella) che riservava allo Stato il privilegio di fabbricazione, importazione e vendita dei tabacchi: la Sicilia si allineò nel 1876.
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All'interno di queste fabbriche le donne operaie sottostavano a un lavoro pesante ma sicuro: fu proprio in questi luoghi che si formarono molti dei movimenti in difesa delle condizioni di lavoro delle donne.

In una lettera conservata all'Archivio di Stato di Palermo si legge: "Presso la Manifattura dei Tabacchi attualmente lavorano 688 donne tutte superiori agli anni 29 poche nubili e la maggior parte maritate o vedove, delle quali 634 a cottimo e con un guadagno medio giornaliero di lire 1,65 con la mercefe media giornaliera di lire 1,59. L'orario di lavoro è quello stabilito dal regolamento e non eccede le 8 ore al giorno".

La Manifattura Tabacchi di Palermo nasceva dopo secoli in cui il tabacco veniva lavorato in piccoli spazi quando non addirittura in case private (illegalità a go-go).

Si hanno notizie anche di un complesso settecentesco vicino piazza Marina e noto come Manifattura Tabacchi che fu quasi interamente distrutto durante la Seconda guerra mondiale.

Il complesso di via Simone Gulì all'Acquasanta vedeva le scuderie adattate a laboratori per il confezionamento di sigari e il cortile come spazio dedicato all'essiccazione e alla fermentazione delle foglie di tabacco.

Nell'edificio semicircolare si produceva l'energia e le attrezzature venivano sostituite con l'evolversi della tecnologia.

L'inceneritore veniva usato per bruciare i prodotti di scarto delle lavorazioni e la ciminiera, come le tante altre che in quell'epoca sorsero in varie zone della città, divenne uno dei simboli della produttività.

Dopo la seconda guerra mondiale, con il boom economico, la manifattura Tabacchi di Palermo ebbe un periodo di grande lavoro e crescita: vennero aggiunti edifici ed abbattuti altri, per questo non possiamo vedere l'edificio semicircolare dell'antico lazzaretto.

La chiusura nel 2001: fu causata dalla crisi generale del settore e in alcune città d'Italia i complessi industriali sono stati riutilizzati e modificati pur di non farli andare persi (qui no).
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