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I nonni amano i Pupi, i nipoti Kratos contro gli Dei: cosa c'entra la Sicilia coi videogiochi

La storia greca è parte integrante dell'Opera dei Pupi. Racconti che suscitano stupore in tante generazioni diverse, che ritroviamo dai kolossal alle console

Daniele Ferrara
Esperto di storia antica
  • 9 luglio 2023

Kratos che combatte contro un dio a Palermo

Una parte molto importante nel repertorio dell’Opera dei Pupi erano i cicli che a Catania si chiamavano collettivamente "Storia Greca": essa costituiva l’antichità del corpus di storie, corrispondeva alla fase della mitologia classica, intervallata anche da episodî di matrice biblica, incastrata con le imprese di Alessandro Magno e conclusa con pezzi di storia romana fino all’inizio del Cristianesimo (anche se quest’ultima parte non tutti i teatri rappresentavano).

La "Storia Greca" fu cominciata da Gaetano Crimi, patriarca della tradizione catanese, poi trasformata in romanzi “neo-cavallereschi” da Costantino Catanzaro catanese e Giuseppe Leggio palermitano, e ha poco a che fare con le leggende con le quali abbiamo più o meno dimestichezza: a fianco di Teseo, Perseo, Esone (Giasone), Ercole, Bellerofonte, Edipo e gli eroi del ciclo troiano, ne vediamo molti altri esclusivi di quest’epica siciliana, soprattutto nella tradizione catanese.
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La “Storia Greca” è importantissima anche perché nella Guerra di Troia sta la radice dei “Paladini di Francia”: Ettore di Troia è l’antenato del conte Orlando – che ne brandisce la medesima spada! – e dell’imperatore Carlo Magno, attraverso il figlio sopravvissutogli Astianatte, i cui discendenti fino a Costantino imperatore erano peculiari della tradizione palermitana.

Per approfondire le trame, “Il racconto e i colori: «Storie» e «cartelli» dell’Opera dei Pupi catanese” di Alessandro Napoli è un ottimo punto di riferimento.

Il ricco corpus della Storia Greca contiene veramente molte sorprese che possono suscitare stupore in tante generazioni diverse succedutesi nel tempo, dalla più anziana alla più giovane: dai kolossal alle console. Dimenticate i personaggi delle leggende greche per come li conoscete: sono totalmente rivisitati che non se ne salva uno!

In modo estremamente simile si svilupperanno i film peplum tra gli scorsi anni ’50 e ’70, che quasi sempre riprendevano la mitologia greca modificandola: basti pensare ai numerosi film su Ercole con imprese del tutto nuove.

L’unico vero precedente di questa pratica è proprio l’Opera dei Pupi: è il caso dello stesso Ercole, ma vi faccio l’esempio di Teseo nel romanzo catanzareo.

Teseo, Principe di Bellamarina (nazione immaginaria) recupera la spada appartenuta a suo nonno Grindo in un campo appartenente al igneo dio Vulcano venendo alle mani con lui, e perciò ne scaturisce faida; parte per salvare sua sorella Armelinda dal re Minosse di Creta che l’ha pretesa in tributo per darla alle voglie di suo figlio Chirone, un crudele centauro (e non minotauro!).

Teseo va a Creta, uccide Chirone e Minosse, ritorna a Bellamarina con Armelinda e con Arianna figlia del Re che ama riamato, e causa accidentalmente la morte di suo padre. Vulcano rapisce e uccide Arianna e sprofonda Teseo nelle viscere della terra; liberato da Ercole, viaggia con lui e si risposa con la regina amazzone Astenopea; la nuova moglie gli viene sottratta dal dio Bacco e Teseo giura di vendicarsi rapendo tutte le donne che gli piacciono, e ciò causa infine la sua morte.

L’incredibile varietà delle avventure di Teseo ed Ercole, spesso scollegate le une dalle altre, e il modo in cui gli eroi vengono più o meno tutti in contatto tra loro, potrebbe fare pensare anche al vasto mondo di “Hercules” e “Xena” nei recenti anni ’90, in cui i personaggi raggiungono culture ben differenti da quella greca: in effetti, i nostri eroi vanno anche in Persia, in Egitto, in India e in paesi apparentemente inventati, di dubbia collocazione ma che potrebbero essere molto lontani.

Per come minuziosamente descritte dal Catanzaro, la discesa di Ercole per liberare Proserpina da Plutone in un Inferno d’ispirazione dantesca, enorme e irto di mostri, e la spedizione di Perseo sull’Isola Perigliosa un rarissimo fiore in grado di guarire qualunque male, tra una moltitudine di diverse minacce e trappole, assomigliano ai letali dedali incantati che regolarmente s’incontrano e si esplorano in videogiochi odierni quali la serie "God of War" e "Dante’s Inferno", che proprio della mitologia greca fa una rivisitazione sostanziale e una riproposizione brutale.

Gli Dèi dei pupi, proprio come nei titoli televisivi e videoludici già citati e nel nuovo "Scontro fra Titani", sono esseri sì superiori e potenti, ma non onnipotenti, e mortali, bisognosi delle preghiere dei popoli per alimentare il proprio potere, e infatti fanno di tutto per tenere l’umanità in uno stato di sudditanza concedendo i loro favori in cambio di sacrifici addirittura umani, puntualmente sventati e aboliti da eroi ribelli e poco riverenti come Perseo ed Ercole.

Sopra l’Olimpo c’è un’entità sconosciuta e onnipotente, quella delle “religioni rivelate”, che si mostrerà solamente più avanti e gradualmente.

Proprio come il cruento Kratos in "God of War", l’Astianatte della composita tradizione catanese, sopravvissuto alla distruzione di Troia e cresciuto, dopo una lunga serie d’imprese inseguendo la vendetta, si fa nemico degli Dèi che ritiene responsabili meschini delle sue sventure, sale sull’Olimpo e ne compie uno sterminio! Rappresenta l’atto supremo di ribellione.

Nemmeno la storia romana scampa alla creatività di Catanzaro, diventando anch’essa una "mitologia fantasy" a parte, analogamente a come avviene in film come "Ercole contro Roma" e giochi come "Spartan: Total Warrior" e “Ryse: Son of Rome".

Oggi la “Storia Greca” non si fa più, ma chissà… aumentando il pubblico dell’Opera dei Pupi… Questi collegamenti tra l’antico e il nuovo sono sorti per me istintivi, come un ponte tra la mia esperienza con le nuove forme d’arte e lo studio della letteratura “puparesca”, suscitandomi lo stupore che proverebbe qualunque persona cresciuta proprio tra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo secolo.

Come spiegare tali incredibili paralleli? Innanzitutto bisogna ricordare che il genere peplum aveva il più importante caposaldo nel cinema italiano, che fu pioniere con film di produzioni e regie italiane e cast internazionale arricchiti dai primi effetti speciali, dunque non è da escludersi che una qualche influenza anche indiretta ci sia stata, dato che comunque il cinema doveva soddisfare un pubblico molto simile a quello che fino a poco tempo prima, nel caso siciliano, affollava i teatri dei pupi.

E quanto alle arti più recenti, le serie televisive e i videogiochi? Sappiamo per certo che molti artisti siciliani portavano i pupi anche in America e v’impiantavano teatri, e che i libri neo-cavallereschi circolavano nelle comunità siciliane immigrate.

Possibile che i figli, nipoti, di famiglie siciliane negli Usa, imbevuti di quella cultura, radicandosi e muovendosi nella nuova società, abbiano tracciata con parole e opere una scia ch’è entrata anche nella televisione e nella videoludica?

Dirlo con certezza è impossibile, ma la pista è plausibile, e sarebbe una bella ricerca da fare. Sicuramente tutte queste curiosità possono intrigare un pubblico moderno, e sospingerlo a ricercare nuovamente antichi suoni e visioni.

Non è un discorso questo di quelli che abitualmente si fanno quando si parla di tradizioni e forse può risultare anche visionario, ma ho voluto farlo, proprio per evidenziare quanto attuali siano certe cose che vengono ritenute antiquate.

Sarebbe stato divertente vedere nello stesso momento assieme in Sicilia un bisnonno che si emozionava vedendo un Astianatte di legno sul palco e un bisnipote entusiasmato da un Kratos vivido sullo schermo, compiere la stessa cruenta battaglia. Chissà cosa si sarebbero detti, antenato e discendente, a ritrovarsi così simili!
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