Il mare di Sferracavallo "rischia grosso": perché la riserva potrebbe inquinarsi
La partita resta aperta, tra la messa in sicurezza di un territorio fragile e la richiesta sempre più forte di non sacrificare il mare: vi raccontiamo che succede
Sferracavallo
Qui, nello specchio d’acqua di Punta Matese, nel cuore dell’Area Marina Protetta di Capo Gallo - Isola delle Femmine, potrebbe arrivare lo scarico di reflui depurati e acque meteoriche previsto all’interno del progetto del collettore nord-occidentale. Un’opera pensata per risolvere criticità storiche del sistema fognario cittadino, ma che per residenti e comitati rischia di trasformarsi in una ferita ambientale irreversibile.
Tutto nasce da un piano più ampio di messa in sicurezza idraulica della fascia nord-occidentale di Palermo. Un sistema che prevede la realizzazione di canali di gronda, vasche di laminazione e nuove condotte per raccogliere e regolare le acque piovane che scendono da Monte Gallo, evitando allagamenti sempre più frequenti tra Mondello e Sferracavallo.
Sulla carta, il meccanismo è lineare: le acque vengono raccolte, convogliate nel collettore e indirizzate verso il sistema fognario cittadino per essere trattate. Ma è proprio nel passaggio finale che si concentra il punto più controverso. Secondo il comitato cittadino “Il mare di Sferracavallo”, infatti, il sistema non sarebbe in grado di reggere le portate in caso di piogge intense, rendendo di fatto necessario uno sbocco alternativo: lo scarico a Punta Matese.
Il nodo, quindi, è tutto qui: da una parte la necessità di mettere in sicurezza un territorio soggetto ad allagamenti e sotto pressione idrogeologica, dall’altra il timore che quella soluzione significhi spostare il problema, riversandolo in mare.
Secondo il comitato, il progetto attuale ripropone uno schema già bocciato in passato. Già negli anni ’80 e ’90, infatti, il collettore nord-occidentale prevedeva uno sbocco a mare proprio in questa zona, poi fermato anche per l’istituzione dell’Area Marina
Protetta nel 2002.
Oggi, spiegano, quella stessa ipotesi torna sotto nuove forme, «con il rischio di alterare la salinità dell’acqua e compromettere habitat delicati come la posidonia, oltre a incidere su pesca, turismo e qualità della vita nella borgata». Una storia lunga, fatta di cantieri incompiuti, soluzioni temporanee come il “pennello a mare” - per anni simbolo di inquinamento e divieti di balneazione - e tentativi mai del tutto conclusi di riorganizzare il sistema fognario.
Nel frattempo, anche le normative europee sono cambiate: oggi le acque reflue non sono più considerate solo un rifiuto da smaltire, ma una risorsa da recuperare e riutilizzare, soprattutto in territori esposti alla siccità come la Sicilia.
È dentro questo quadro che cresce la mobilitazione. Il comitato ha convocato un’assemblea cittadina per il 21 aprile alle 21.00 all’oratorio SS. Cosma e Damiano, invitando residenti e operatori a partecipare per chiedere di rimettere in discussione, “senza se e senza ma”, la delibera di giunta che ha aperto la strada al progetto e individuare soluzioni alternative che escludano qualsiasi scarico nell’area protetta. Una chiamata alla partecipazione che si traduce in parole nette: difendere il mare significa difendere lavoro, salute e identità di un’intera comunità.
Intanto la vicenda si sposta anche sul piano politico, con toni sempre più accesi. A intervenire sono il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Antonino Randazzo e i consiglieri della VII circoscrizione Simone Aiello e Giovanni Galioto, che trasformano il caso Sferracavallo in uno scontro diretto con la maggioranza.
Per loro non si tratta solo di un progetto contestato, ma di una scelta politica precisa: «Siamo stanchi di parate, strette di mano e lacrime di coccodrillo. Quello a cui stiamo assistendo è un tradimento politico in piena regola ai danni della borgata di Sferracavallo. Un gioco sporco fatto di incoerenza e doppia faccia».
E il timore, spiegano, non è solo teorico. «Nel 2023 - aggiunge Aiello - proprio in quell’area si è verificato un episodio di inquinamento nel tratto di mare dei cosiddetti “Scivoli”. Abbiamo presentato un esposto in Procura e, a seguito degli accertamenti della Guardia Costiera, è emerso che il punto critico si trovava in prossimità del collettore nord-occidentale».
Da qui la preoccupazione che il problema possa diventare strutturale: «Se quel sistema viene potenziato senza risolvere le criticità, il rischio è quello di trasformare quel tratto di costa in un punto di inquinamento permanente».
Nel mirino quindi finisce il via libera al progetto, con accuse che diventano ancora più dirette. «Le responsabilità hanno nomi e cognomi - attaccano -. Da una parte, il capogruppo Leopoldo Piampiano e il consigliere Massimo Vescovo recitano la parte dei “vicini al territorio”; dall’altra, sono i bulloni che tengono in piedi la maggioranza che ha partorito questo progetto scellerato. È finita l’epoca del piede in due scarpe: non si può protestare con i residenti la mattina e sostenere chi firma la condanna a morte del nostro mare la sera».
Parole che alzano ulteriormente il livello dello scontro e chiamano quindi in causa direttamente esponenti della stessa maggioranza. Tra questi, proprio Leopoldo Piampiano risponde respingendo le accuse e chiarendo la sua posizione.
«In queste ore leggo attacchi personali e ricostruzioni strumentali che respingo con decisione - afferma il capogruppo di Forza Italia -. La mia posizione è chiara e coerente: sono contrario al progetto che prevede lo scarico a Punta Matese, perché ritengo non offra adeguate garanzie per la tutela del mare, della salute dei cittadini e delle attività di Sferracavallo».
Il consigliere prende le distanze anche dal livello dello scontro politico: «Non accetto etichette né ultimatum da parte di chi prova a semplificare una questione complessa per fini politici. Il mio impegno è, e resterà, esclusivamente verso il territorio e i cittadini».
E rilancia sulla necessità di trovare una soluzione alternativa: «Non possiamo ignorare le forti preoccupazioni espresse da comitati e operatori economici - sottolinea -. C’è il rischio concreto di compromettere un’area marina di grande valore naturalistico e di danneggiare attività fondamentali come pesca e turismo».
Il punto, per Piampiano, non è bloccare gli interventi, ma evitare che il problema venga semplicemente spostato: «Non possiamo permettere che una criticità urbana venga trasferita in un contesto ambientale delicato senza risolverne le cause e per questo continuerò a chiedere con forza un ripensamento del progetto e soluzioni più sostenibili, attraverso un confronto serio, concreto e lontano da polemiche sterili».
È proprio su questo equilibrio che la partita resta aperta, tra la messa in sicurezza di un territorio fragile e la richiesta sempre più forte di non sacrificare il mare di Sferracavallo. Nel mezzo, una comunità che torna a mobilitarsi. Perché qui il mare non è solo paesaggio, e ogni scelta che lo riguarda finisce per raccontare che tipo di città vuole essere Palermo.
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