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Il suo nome significa "mandata da Dio": la storia di Osas in un corto girato a Palermo

Lo short film che racconta la rinvicita delle donne vittime di tratta, scritto e diretto da Gabriele Gravagna, è in concorso alla 41esima edizione del Torino Film Festival

Balarm
La redazione
  • 24 novembre 2023

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Tra il 2011 e il 2014 un'ondata di violenza colpisce la città di Palermo: tre ragazze nigeriane appena ventenni vengono uccise a distanza di poco tempo l’una dall’altra e i corpi vengono ritrovati tra i cassonetti dell’immondizia. Uno è carbonizzato.

L'opinione pubblica dirà che si trattava solo di “prostitute”. Osas Egbon, 42 anni, le ricorda ancora bene. Nei suoi occhi la resistenza e la trasformazione di una donna che da oppressa ha saputo ergersi a fondatrice dell'associazione Donne di Benin City, la prima associazione in Italia a contrasto della prostituzione, interamente formata da ex vittime di tratta.

Come abbia fatto a ribellarsi è lei stessa a raccontarlo in un’intervista diretta. Il corto, che la vede protagonista, si chiama "Osas e le donne di Benin City". Scritto e diretto dal regista palermitano Gabriele Gravagna, è in concorso alla 41esima edizione del Torino Film Festival.
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Una storia che parte dal presente e procede al passato, fino alle radici coraggio di Osas, alle sue motivazioni più intime e profonde che fanno di lei un’eroina pervasa da un preciso bisogno di giustizia e legalità.

«La vicenda personale di Osas Egbon è esemplare e incarna in sé la battaglia alla violenza contro le donne - spiega Gravagna - Opporsi allo sfruttamento della prostituzione, denunciare i propri oppressori ed esporsi pubblicamente come Osas ha fatto e continua a fare in una città come Palermo, ha dell’eroico».

Nigeriana, da oltre vent'anni vive in Italia. Il suo nome significa "mandata da Dio" e tra le strade di Palermo ha capito quello che la sua profetessa le aveva predetto: aiutare le altre donne a essere libere dalla schiavitù della tratta a scopo sessuale.

«È lei stessa a raccontarci la sua storia, guardando dritto negli occhi lo spettatore - continua il regista palermitano - Non ci sono elementi di distrazione, fiction e ricostruzioni sono ridotte al minimo, perché volevo che fosse subito chiaro che il centro della narrazione è Osas e tutto quello che viene fuori dai suoi pensieri, dai suoi ricordi».

La sua voce è la prima vera colonna sonora del film. Il suo sguardo l’unica scenografia possibile.
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