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"Il verde di Palermo va ripensato ora": parla l'agronomo che valuta la stabilità dei nostri alberi

"Accanimento terapeutico", alberi al posto sbagliato, con Claudio Benanti abbiamo parlato della necessaria rivoluzione del verde, ma anche di sicurezza e incolumità

Marta Genova
Giornalista
  • 19 settembre 2022

La prima foto che vedete pubblicata racconta già tutto. Quest'albero è caduto pochi giorni fa, il 6 settembre, in una giornata di sole, senza vento. Siamo in piazza Verdi, davanti al teatro Massimo. Poteva finire davvero male.

I motivi sono diversi e riguardano, se non tutte, quasi, le piante di Palermo. Ne abbiamo parlato con l'agronomo Claudio Benanti che ha il gravoso quanto fondamentale compito di valutare la stabilità delle piante ad alto fusto delle città di Palermo. Gli alberi per intenderci.

E deve farlo con il metodo VTA (Visual Tree Assessment). È una metodologia di indagine che viene eseguita per la valutazione delle condizioni strutturali dell’albero. «La VTA basa il sistema di controllo visuale tradizionale su fondati principi biomeccanici e definisce i criteri di valutazione del pericolo di crollo o rottura - spiega l'agronomo a Balarm -. Si basa sulla identificazione degli eventuali sintomi esterni che l’albero evidenzia in presenza di anomalie a carico del legno interno;
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È possibile, attraverso il riconoscimento di tali sintomi, cogliere il segnale della presenza di difetti meccanici e fisici all’interno dell’albero anche laddove non esistano cavità o evidenze macroscopiche del decadimento in corso ad esempio, funghi che si sviluppano sui tessuti legnosi. Se vengono individuati dei sintomi di difetto, devono essere confermati da metodi di analisi approfonditi e devono poi essere dimensionati. Così, alberi sani vengono esaminati in modo non distruttivo - continua - e solo se i sospetti vengono confermati si procede ad un’indagine più approfondita dell’albero. L’analisi strumentale permette infatti, attraverso complesse strumentazioni, di appurare con certezza la presenza e l’individuazione di eventuali specie fungine, lo stato di degrado del legno e la percentuale di legno residuo.

Solo attraverso tali conoscenze si potranno stabilire le “classi di rischio” delle alberature e si potranno indicare le corrette operazioni colturali da adoperare per salvaguardare le piante esaminate».

Questa è la doverosa premessa, adesso torniamo alla fotografia. L'albero è caduto perché - presumibilmente a seguito di qualche lavoro di manutenzione stradale - sono stati tranciati di netto le sue radici principali. Cosa questa visibile e confermata dal fatto che la pianta cadendo non ha sollevato il suolo minimamente nonostante pesi circa sei tonnellate.
A questo si aggiunge che una pianta del genere ha necessità di un cercine molto più ampio».

Claudio Benanti non è un dipendente del Comune, ma ha vinto il bando dell'amministrazione relativo alla " Valutazione della stabilità di piante ad alto fusto secondo la metodologia V.T.A.”. ll Comune ha infatti un suo ufficio tecnico con i suoi agronomi "già molto preparati", ma - dice l'agronomo - che quello che manca sono i mezzi tecnici, non sono adeguati e il personale a disposizione è comunque poco ed è poco quello davvero qualificato e aggiornato.

Già l'aggiornamento, fondamentale per capire come pelare questa grossa gatta che è il verde della città.

«Noi paghiamo le conseguenze di quanto è stato fatto 40-50 anni fa. Va pensata una riqualificazione totale del verde che non significa radere al suolo, ma va pensato a un "cambio" senza stravolgimenti e solo per il bene di tutti, a partire dalle piante stesse. Sono "sbagliate" le essenze arboree messe in città 50 anni fa, in un contesto di campagna che si è andato urbanizzando. E anni fa non si aveva cognizione delle specie, e venivano piantati alberi in spazi radicali ridottissimi con condizioni ingestibili.

Quello che faccio io è gestire le rogne - dice sdrammatizzando -, intendo dire che i tecnici del Comune gestiscono al meglio quel che possono poi se ci sono alberature complesse con danni particolari o piante di prestigio da attenzionare maggiormente, allora intervengo io. Controllo circa mille alberi l'anno, su circa 70 mila, con una cadenza biennale o annuale, dipende».

Altri esempi di alberi nel posto sbagliato? «Le eritrine del Foro umberto I - dice l'esperto -, sono 32, le controlliamo ogni anno, sono fragili, molto fragili. Un'albertura che oggi è una follia mettere in una città. Vanno messe in parchi, con radice molto espanse, in luoghi dove non c'è una passeggiata come nel caso del Foro Italico. Il clima è invece corretto ma, come dicevamo, non più il luogo. Sono lì da 200 anni».

Le eritrine, esattamente di un'eritrina era il grosso ramo che si staccò nella notte del 4 dicembre 2009, proprio al Foro Italico. Morì un ragazzo di 27 anni, Stefano Canepa.

«L'errore a mio avviso - continua l'agronomo - è la poca formazione, che porta a grosse negligenze e anche per questo tante volte mi sono reso disponibile anche a formare, per fare corsi per potatore ecc. Inoltre bisognerebbe valorizzare al massimo i vivai comunali, se togli una pianta la sostituisci presto, non lasci un vuoto per anni ma nemmeno operi in "emergenza" piantando una pianta sbagliata».

Caso emblematico è quello dei platani di via Libertà. Altri due alberi tra i più vecchi sono stati abbattuti il 15 settembre (vedi foto) a causa delle condizioni del legno ampiamente degradato e ancora di più al tronco, quindi il legno sano residuo che ha la funzione di tenere in piedi la pianta era marignale. Con ogni probabilità quello che farà l'amministrazione sarà piantare ancora una volta platani, come accade ogni volta.

«Questo avviene - spiega ancora - perché si opera in emergenza ma andrebbe fatta un'azione di ripianificazione generale del verde, coivolgendo tutti gli enti non solo il comune, la Sovrintenedenza ecc.va fatta una pianificazione a 360 gradi guardando le condizioni di oggi e quelle che dovranno essere tra 20 anni.

I platani non vanno ripiantati per vari motivi: per la loro grande dimensione (e vista l'affluenza enorme che c'è oggi su queste strade), andrebbe messo qualcosa di piu contenuto come grandezza ma cercando di ottimizzare con il grado di assorbimento della co2: si potrebbe pensare ai ligustri, ottima specie per i viali. Si tratta solo di ipotesi, ovviamente vanno verificate tantissime cose ed è necessario confrontarsi su più piani.

Altri motivi sono i cercicni di dimesioni piccolissime, le condizioni della strada che ormai è tutta asfalto e poi - aggiunge - c'è la Zeuzera pyrina che è un insetto, un lepidottero che scava e mangia le piante. L'infestazione all'interno delle piante è così diffusa che ce l'hanno tutte. Quando andiamo a mettere un nuovo platano in mezzo a 463 piante che lo hanno, il contagio è quasi scontato e quindi crescono già dalla fase giovanile con forme di allevamento errate».

Tutto va fatto con criterio e non è detto che un albero che cade o che viene abbattuto debba essere sostitutito con uno della stessa specie, l'errore sta proprio qui. «Bisogna pensare alla specie da mettere non solo contestualizzando rispetto alla dimesione ma a tantissimi altri fattori come gli allergeni ad esempio. È chiaro che in una villa storica dove faranno dei ricevimenti non metterò piante che hanno allergeni molto diffusi e lo stesso in una volla o un parco in cuoi vanno famiglie con bambini e anziani. Oppure va analizzata la chioma che serve in base a diversi fattori come lo smog. Bisogna aggiornarsi e ripensare la città a 360 gradi».

L'agronomo in 15 anni di attività serrata ha visto, come tutti, un cambiamento abissale nei fenomeni meteorologici e se c'è un cambiamento climatico è chiaro che serve anche una maggiore attenzione. Dovrebbero essere controllati tutti gli alberi ma la stessa cosa andrebbe fatta da parte dei privati. Inoltre, la legge prevede che le città con più di 15mila abitanti abbiano un censimento di tutti gli alberi. Palermo non l'ha. Per i privati non c'è un obbligo ma il dovere morale ed etico te lo impone, al nord lo fanno tutti. La prevenzione è fondamentale, sempre».

Adesso, secondo l'agronomo, stiamo andando verso un punto di non ritorno... prendiamo tutti gli tutti gli alberi di pino messi sessant'anni fa, hanno poca aspettativa di vita. Oppure le Melie di corso Calatafimi, che vanno cadendo e andrebbero sostitutite piano tutte e 600.

Una riflessione importante poi è quella che fa sull'albero anche come "sistema economico". «All'inizio ha dei costi elevati, che vanno dimunendo nel tempo per poi aumentare quando avranno bisogno della manutenzione. Ma la curca scenderà di nuovo successivamente, si deve pensare alla produttività dell'albero, all'ossigneo rilasciato ecc. Non capisco questo accanimento terapeutico di dover tenere una pianta a tutti i costi, anche una pianta che non sta bene. Mi sento molto più verde io di tanti che non sanno, non capiscono e non vogliono sapere. È chiaro che ogni caso a va a sè, prendiamo il caso di alberi come il Ficus di villa Garibaldi, ma sono casi sporadici».

Claudio Benanti ha le idee chiare per la città, per ripensare il verde e, per prima cosa, è necessario il censimento che non c'è solo per mancanza di volontà, non ci sono infatti difficoltà tecniche. Pensate che c'è chi, da solo, con la sua bicicletta, è andato in giro per Palermo e ha censito oltre 25 mila alberi.

Si chiama Enrico Russo, agronomo anche lui. E ha creato un'app, "Palermo TreeCityMap", una banca dati online del patrimonio alberato della città di Palermo nella quale possono interagire una serie di dati utili per la programmazione: se ad esempio si devono fare dei lavori in via Libertà, sappiamo qual è lì la situazione degli alberi e che vanno monitorati.

L'appello quindi è a chi si occupa del Verde e del Decoro urbano, di Qualità degli Spazi Pubblici e di Innovazione digitale, un appello affinché si muovano, con urgenza, in tal senso. Va inoltre evidenziato che non è solo Palermo città ad avere necessità di una riqualificazione generale del verde ma l'intera provincia.

Un'applicazione da cui partire e da ampliare, esiste già. Bastano solo la volontà e il buon senso di farlo.
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