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In Sicilia c'è un posto in cui i bambini vanno a scuola nel bosco: era un sogno, ora è realtà

Rossella ci ha creduto e ci è riuscita. Qui non suona la campanella ma tutto è ben programmato. Qui si sta in mezzo al verde, si va allo stagno a fare la lezione di scienze. Ecco la scuola diffusa

Vanessa Motta
Guida turistica
  • 15 aprile 2022

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Anche voi avete sempre pensato alla scuola come a un edificio? E se una classe di bambini non fosse necessariamente un’aula? Qualcuno ha già immaginato una scuola che si muove insieme alla curiosità, che osserva il mondo per poterlo raccontare meglio, e l’ha fatta diventare realtà.

Rossella Alessandrini è una maestra catanese, ma non siede in cattedra; nella scuola dove insegna, lei, le sue colleghe e i bambini dividono e scambiano continuamente gli spazi, che non sono solo stanze, ma anche prati, cortili e boschi.
Dopo gli studi in Lettere, pensando già di voler fare la maestra, lei è riuscita a declinare la sua formazione professionale in modi diversi e talvolta inaspettati.

Alla ricerca del suo posto nel mondo, ha trascorso un periodo in Tunisia come educatrice interculturale, lì l’associazione con cui collaborava si occupava anche di costruire un dispensario medico, soprattutto per madri e figli: Rossella, come tanti ragazzi siciliani, era sicura che il suo futuro sarebbe stato altrove, lontano dalla sua isola.



La sua interpretazione poco tradizionale del ruolo di maestra aveva già incuriosito molti durante la sua esperienza come Tagesmutter (letteralmente “mamma di giorno”), idea importata dal Trentino. Tornata nella sua città, dopo un periodo di viaggi, Rossella diventa una mamma vera: nasce sua figlia, insieme alla inattesa tentazione di restare per non andare più via.

Guardando la sua bimba crescere, come tutti i genitori, si augura il meglio per lei ed è proprio questa la molla che la spingerà a progettare con coraggio: il passo successivo per Rossella, dopo aver fantasticato sulla scuola che avrebbe voluto per la figlia, è realizzare il desiderio, almeno per i figli di qualcun’altro.

Le esperienze maturate lontano dalla Sicilia e non solo, insieme alle nuove idee suggerite dalla maternità e alla complicità di alcune compagne di avventura, danno presto dei frutti. Nasce così, meno di due anni fa, una scuola nel bosco, ai piedi dell’Etna, immersa nel verde, nei pressi di uno dei paesi sul fianco del vulcano, una “scuola diffusa”.

Al mattino i bambini si incontrano, vengono accolti dalle maestre e giocano fuori, saltando e arrampicandosi, fino alle nove: il momento del “cerchio”. Alcuni aspettano impazienti questo momento, seduti insieme infatti, alunni e maestre si confrontano e condividono esperienze e idee.

Non si sente suonare nessuna campanella, tuttavia le attività sono scandite e organizzate, ogni materia trova il suo spazio, ma quasi sempre attraverso il “fare”, attraverso l’esperienza diretta. Oggi, per esempio, le equazioni si studiano al mercato e i bambini si metteranno alla prova con la “matematica applicata”, calcolando prezzi e quantità su un pallottoliere d’eccezione… e di stagione. Dopo la merenda invece i piccoli alunni dovranno cimentarsi con la poesia.

Potranno trovare un loro angolo prediletto e comporre dei versi ispirandosi a ciò che li circonda: le ombre sempre diverse proiettate sul terreno dai rami degli alberi o semplicemente un dente di leone che ondeggia leggero al vendo. Come si racconta facessero William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge, passeggiando per le brughiere del Lake District da loro tanto amato, anche i bambini oggi, da novelli poeti romantici, si lasceranno guidare dalla natura e dalle piccole meraviglie che la campagna regala ogni giorno. Rossella ama concludere ogni sua giornata da maestra con una “esplorazione”.

Questa volta andranno allo stagno per completare la lezione di scienze; lei e i suoi bambini osserveranno le rane, cercheranno di individuare le uova che galleggiano appena sotto la superficie dell’acqua e guarderanno i piccoli girini mentre nuotano. I segreti del cerchio della vita si sveleranno nella loro maestosa semplicità e sarà facile poi intuire le dinamiche del ciclo vitale di ogni essere, anche il nostro.

La scuola diffusa non solo permette un ritorno alla natura e alla naturalezza dell’apprendimento, ma consente di farlo seguendo la curiosità. Si può imparare ovunque e, nonostante ci sia ovviamente una sede fisica privilegiata, la scuola può essere in ogni luogo. Anche qui spesso l’inverno bagna le giornate e, seppure non sia proibito giocare con le pozzanghere, le mattine di pioggia diventano il momento per le storie da raccontare sul divano, tutti seduti in cerchio come sempre.

Infatti, in questa scuola, la frontalità tradizionale di insegnanti e alunni non esiste, Rossella nel raccontare riprende spesso il concetto di “circolarità”, si sta seduti insieme guardandosi l’un l’altro. Lei ci spiega inoltre come i tempi lenti e naturali, che caratterizzano la didattica all’aperto, rendano sereni i ragazzini, non solo i più piccoli, e di quanto questa serenità possa diventare un valore aggiunto e un vantaggio in termini di apprendimento. Le regole naturalmente ci sono anche qui e si rispettano, sono solo diverse.

Se la scuola diffusa, in questo caso immersa in un incantevole scenario bucolico, resta una scelta precisa e al momento per pochi, l’esperienza si sta dimostrando talmente positiva da incoraggiare le famiglie coinvolte a sperare nella possibilità di un percorso simile anche per le scuole medie.

Sarebbe confortante immaginare un futuro imminente in cui ogni scuola possa almeno occasionalmente trasformarsi nella scuola vissuta da Rossella. Immaginate se ogni classe raccogliesse, anche solo per qualche lezione, la sfida di un insegnamento attraverso l’esperienza, di un abbraccio intellettuale dei bambini al mondo che li circonda…
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