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L'antimafia vissuta tra le mura di casa: Pietro Grasso ci chiede "Da che parte stai?"

La moglie scomparsa è la protagonista silenziosa del libro a fumetti dell'ex magistrato. Dentro anche i ricordi del figlio. Ma parla anche di referendum e Mondello: l'intervista

Vincenza Cammareri
Laureata in Giurisprudenza
  • 10 marzo 2026

La professoressa Maria Fedele con il marito Pietro Grasso

Quando Pietro Grasso parla del suo nuovo libro a fumetti “Da che parte stai?”, il titolo non è solo una domanda: è una chiamata diretta alla coscienza, con cui ognuno di noi si ritrova prima o poi a dover fare i conti. La prima volta che ha sentito davvero di dover scegliere da che parte stare, racconta Grasso, è stato ascoltando le storie che gli raccontava suo padre, in particolare quella con cui inizia il fumetto: la storia di Giuseppe Letizia, un bambino che, mentre era a pascolare con il suo gregge, assistette involontariamente all’omicidio mafioso del sindacalista Placido Rizzotto ed essendo testimone scomodo fu ucciso dalla mafia due giorni dopo. Suo padre ripeteva sempre: «Non è colpa del ragazzo che si è trovato nel posto sbagliato, è la mafia che è sbagliata».

Questa frase ha segnato profondamente la vita di Grasso e ha influenzato la sua scelta di stare dalla parte giusta. La storia di quel bambino resta impressa nella sua memoria e da quell’evento tragico nasce la consapevolezza che scegliere da che parte stare è un gesto quotidiano, ma anche profondamente personale, un’eco che attraverserà tutta la sua vita.

Come racconta Emiliano Pagani, l’idea del fumetto è nata quasi per caso: «Il direttore della fondazione Scintille di Futuro, Alessio Pasquini, grande appassionato di fumetti, ha pensato che questo linguaggio potesse raccontare storie complesse di legalità e lotta alla mafia in modo diretto e trasversale. Pasquini, grazie a una serie di fortunate coincidenze, aveva scoperto che la figlia di un membro della scorta di Grasso andava a scuola con la figlia dell’editore. Dopo aver preso contatti, l’editore del volume mi ha coinvolto per dare forma alla sceneggiatura, con i disegni di Loris De Marco».

Pagani sottolinea che l’obiettivo era creare personaggi tridimensionali, con le lore vite, gli affetti e non solo un elenco di eventi in ordine cronologico: «Si tratta di raccontare un pezzo di storia del nostro paese ma vista attraverso le emozioni e la vita dei protagonisti ovvero le persone più vicine al dottor Grasso: la moglie, il figlio, gli amici e i colleghi».

Il progetto segue la storia tragica del Paese attraverso gli occhi di Maurilio, il figlio quattordicenne, che vive in parallelo la sua vita quotidiana e le conseguenze indirette della mafia: il padre inghiottito dai lavori del maxi-processo, le vacanze in famiglia che improvvisamente diventano ricordi lontani. La storia pubblica della lotta alla mafia si intreccia con la dimensione privata, facendo emergere difficoltà e paure e permettendo ai giovani lettori un’immedesimazione profonda.

Grasso ce lo restituisce così: «Raccontare la vita privata, i sentimenti, l’affetto per mia moglie e la mia famiglia, e renderla pubblica, è stato un momento intenso. Il fumetto è uno strumento di comunicazione con una potenza eccezionale in quanto unisce un linguaggio sintetico, adatto ai ragazzi, alla capacità di entrare subito nel vissuto dei lettori».

La graphic novel racconta la storia pubblica di Grasso – le stragi, il maxi-processo e i cosiddetti “colpi eccellenti” della mafia – attraverso la lente della vita privata: il figlio che cresce tra paure, minacce e quotidianità, e la moglie Maria, custode silenziosa e guida della famiglia. Grasso parla della moglie Maria, scomparsa nell’aprile del 2025, con profonda commozione: «ha supervisionato le bozze del fumetto affinché il racconto rimanesse autentico. La sua discrezione e il pudore gentile hanno reso il fumetto più credibile e intenso, trasmettendo affetti, ansie ed emozioni senza scadere nella retorica».

Ricorda come abbia condiviso con lui ogni sfida e ogni momento di pericolo, sia nella carriera da magistrato sia durante la presidenza del Senato. «Durante la realizzazione del fumetto leggeva le bozze, annotava osservazioni per evitare che il racconto così intimo della nostra storia famigliare si trasformasse in una sceneggiatura romanzata». Maria non ha visto il lavoro finito: se n’è andata silenziosamente nel sonno, ma continua a essere viva nella memoria anche nei ricordi quotidiani di Grasso: «A volte mi sembra ancora di sentirla nella stanza accanto, pronta a una battuta sarcastica e a illuminare tutto con il suo sorriso».

Il suo sostegno è stato fondamentale non solo nella vita privata, ma anche nel rendere possibile l’impegno pubblico e la narrazione del fumetto. Grasso ricorda alcuni aneddoti divertenti legati alla figura della moglie. Durante la revisione della stesura iniziale, il ricordo di alcuni momenti dolorosi fatti rivivere nel fumetto, come una conversazione con Francesca Morvillo, in cui entrambe avevano confidato di non voler sopravvivere ai propri mariti, è stato subito alleggerito da una sua battuta ironica, scherzando sul fatto che il disegnatore in quel vignetta l’avesse ritratta con una figura particolarmente slanciata che metteva in evidenza il suo “lato B”. Maria resta, così, la protagonista silenziosa della storia, un filo emotivo che attraversa tutta la narrazione.

In quella che definisce la terza fase della su vita, Grasso porta queste storie nelle scuole e in eventi pubblici tramite la fondazione Scintille di Futuro, per trasmettere ai giovani la responsabilità della cittadinanza attiva. «Molti rischiano di perdere la percezione di ciò che è accaduto pochi anni fa. Raccontare storie come queste crea un filo generazionale, stimola curiosità, partecipazione e impegno civile».

Secondo Grasso, la scuola diventa il primo luogo di prevenzione, dove la memoria storica incontra la formazione di cittadini consapevoli. «Le storie rimangono nell’immaginario più della cronaca: le notizie del giorno dopo vengono sostituite, ma una storia ben raccontata resta». Attraverso il fumetto, i ragazzi si confrontano con le scelte quotidiane e comprendono che il coraggio non è eroismo, ma decisione consapevole: dire no alla mafia, partecipare e difendere la legalità. Raccontare la storia in questo modo permette di ricostruire un filo tra generazioni e stimolare l’impegno civile, mantenendo viva la memoria collettiva.

L’incontro con i giovani nelle scuole rappresenta un momento di riflessione sull’attualità: «Anche oggi la mafia è presente, agisce in maniera silenziosa, infiltrandosi nell’imprenditoria e nell’economia; è una mafia che vuol far credere che non ci sia più, ma in realtà si attua attraverso forme di corruzione e collusione, infiltrandosi sempre di più nelle amministrazioni pubbliche: ha cambiato strategia ed è ormai la mafia degli affari. Ancora oggi gode del consenso di cittadini, si infiltra nelle amministrazioni pubbliche e può condizionare la politica. Ecco che, oggi, la vicenda della Italo Belga - conclude Grasso - è una assoluta novità perché il mancato rinnovo di una concessione era qualcosa che aspettavamo da tempo». Grasso ricorda con speranza le parole di Giovanni Falcone: «la mafia è un fenomeno umano, quindi ha avuto un inizio e avrà una fine, ma questo può avvenire solo se si riduce il consenso esterno».

L’ex magistrato affronta il tema caldo del referendum che riguarda la riforma sulla giustizia contestando in primis il titolo stesso. «Una riforma che va contro la magistratura, in realtà, va contro i cittadini. Indebolendo la magistratura attraverso la separazione delle carriere e l’introduzione di forme inopportune di controllo come il sorteggio, per un organo di rango costituzionale come il CSM, di fatto, comporterà una negazione della democrazia stessa».

La storia del figlio di Grasso raccontata nel fumetto in realtà mostra quanto le scelte quotidiane possano avere un valore enorme. Dopo aver vissuto tensioni e intimidazioni, decide di entrare in polizia: prima fa il militare, poi il concorso da funzionario, fino a trovarsi a proteggere uomini che avevano minacciato la sua famiglia. Questo incontro drammatico e simbolico dimostra che non servono supereroi: servono decisioni consapevoli e coraggio nel compiere scelte quotidiane, anche piccole, che tracciano il percorso della vita. Raccontare queste vicende, attraverso il fumetto, la scuola e gli incontri pubblici, serve a mantenere viva la memoria collettiva e a formare cittadini responsabili. Le storie non sono solo cronaca: restano nell’immaginario, aiutano i giovani a comprendere il valore delle scelte e il significato del coraggio come decisione consapevole, insegnando che stare dalla parte giusta non è un gesto straordinario, ma un impegno costante e personale.
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