L'eredità (viva) di Zichichi: "Con lui la Sicilia al centro del pensiero scientifico mondiale"
L'intervista al professore di Fisica Teorica di Unipa Bernardo Spagnolo, che ci racconta come l'idea di ricerca dello scienziato scomparso abbia plasmato intere generazioni
Lo scienziato scomparso Antonino Zichichi
È scomparso, lasciando un vuoto che va oltre il mondo della scienza. Mente aperta, visionaria e rivolta verso la pace, Antonino Zichichi è stato un fisico di fama mondiale, intellettuale dalla visione ampia, costruttore instancabile di luoghi e idee, un intellettuale capace di trasformare il pensiero in azione e il sapere in responsabilità, ma soprattutto un uomo convinto che la scienza non potesse mai essere neutrale di fronte al destino dell’umanità.
Zichichi, conseguita la laurea all’Università di Palermo, si dedicò alla ricerca in centri come il Firmilab di Chicago ed il Cern di Ginevra, successivamente oltre studi e scoperte il suo contributo più significativo fu la fondazione del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana a Erice. Fisico delle alte energie, protagonista delle grandi scoperte del Novecento, ha sempre concepito la ricerca non come esercizio solitario, ma come dialogo continuo tra generazioni, saperi e culture.
Una visione che ha inciso in modo duraturo anche sull’Università di Palermo e sulla formazione di intere generazioni di studiosi. A ricordarlo è Bernardo Spagnolo, professore di Fisica teorica all’Università di Palermo, che di quella visione è oggi uno dei testimoni più attivi. «Zichichi è stato un grande costruttore di istituzioni scientifiche perché ha voluto plasmare un’idea di Università fondata sulla ricerca viva, sul contatto diretto tra scienziati di altissimo livello e giovani ricercatori. Il suo obiettivo era accendere una luce, creare un confronto diretto che non fosse quello formale dei convegni, ma un dialogo autentico».
Questa idea prende forma nel 1963, quando nasce a Erice il Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”. Non un semplice luogo di incontri accademici, ma un laboratorio permanente di pensiero. «Le scuole di Erice - spiega Spagnolo - erano costruite con pochi docenti senior, di livello internazionale, e moltissimi studenti, dottorandi, post-doc. L’obiettivo era metterli allo stesso tavolo, annullare le distanze, creare una comunità scientifica vera». Un modello che ha fatto scuola nel mondo e che ancora oggi continua a generare effetti. «Questa è un’idea che ho capito, abbracciato e che cerco di portare avanti. Far venire grandi scienziati, anche premi Nobel, e metterli a contatto diretto con gli studenti non è mai una ricaduta marginale: è formazione pura».
Ma Zichichi non è stato soltanto un architetto della conoscenza. È stato anche un uomo che ha usato la scienza come strumento di pace, in uno dei momenti più tesi della storia contemporanea. Durante la Guerra Fredda, a Erice riuscì a far dialogare scienziati americani e sovietici impegnati nei programmi nucleari dei rispettivi Paesi. «Li metteva allo stesso tavolo - ricorda Spagnolo - e li faceva parlare. Da questi incontri nacquero documenti importanti, firmati da premi Nobel, che affermavano un principio chiaro: lo scienziato non può restare al balcone mentre il mondo si distrugge».
Un principio che ancora oggi guida l’attività del Centro Majorana, diventato punto di riferimento internazionale non solo per la fisica delle frontiere, dalla materia oscura al neutrino di Majorana, dalle nuove particelle oltre il Modello Standard alle ricerche ospitate nei Laboratori del Gran Sasso, ma anche per una visione etica della scienza. Zichichi è stato, inoltre, un grande divulgatore. Capace di parlare di fisica complessa al grande pubblico, ha portato la scienza nelle case degli italiani, senza mai rinunciare al rigore.
E ha difeso con forza una posizione spesso fraintesa, ma profondamente filosofica: l’assenza di contraddizione tra fede e scienza. «Non è un’affermazione religiosa - chiarisce Spagnolo - ma metafisica. Significa riconoscere che il piano della conoscenza scientifica e quello della fede non si escludono. Questa visione ha influito, forse per osmosi, sulla formazione di molti». Qual è, allora, l’eredità più viva che Zichichi lascia oggi a chi insegna e fa ricerca a Palermo? «Mettersi sempre in discussione. Non avere paura della verità scientifica. Sapere che la verità non è un luogo da raggiungere, ma qualcosa a cui ci si avvicina passo dopo passo».
Erice con il suo centro di Cultura “Ettore Majorana”, resta il segno tangibile della sua eredità e il suo lascito più alto e simbolico: un luogo che continua a generare futuro, a formare giovani manti, dove la scienza non è mai stata separata dall’umanità, dalla responsabilità, dalla pace. Antonio Zichichi ha portato la su terra nel cuore della scienza mondiale senza mai piegarla ad un ruolo marginale. Ha dimostrato che anche da qui, dal Sud, si può parlare al mondo intero con autorevolezza, visione e libertà di pensiero.
Zichichi non è stato uno scienziato chiuso nel proprio tempo, ma un uomo capace di guardare oltre, di interrogare il presente senza paura e di immaginare ciò che ancora non conosciamo. Per questo oggi non lo ricordiamo soltanto come un grande fisico, ma come un grande uomo, un orgoglio della nostra terra e una coscienza che continuerà a parlarci ogni volta che la conoscenza sceglierà il futuro.
La vita del professore Antonio Zichichi è stata proprio una vita spesa non solo a capire il mondo, ma a prendersene cura. Con la sua scomparsa, la Sicilia perde uno dei suoi interpreti più profondi e visionari, capace di portare la Sicilia e un piccolo borgo come Erice al centro del pensiero scientifico internazionale.
Zichichi, conseguita la laurea all’Università di Palermo, si dedicò alla ricerca in centri come il Firmilab di Chicago ed il Cern di Ginevra, successivamente oltre studi e scoperte il suo contributo più significativo fu la fondazione del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana a Erice. Fisico delle alte energie, protagonista delle grandi scoperte del Novecento, ha sempre concepito la ricerca non come esercizio solitario, ma come dialogo continuo tra generazioni, saperi e culture.
Una visione che ha inciso in modo duraturo anche sull’Università di Palermo e sulla formazione di intere generazioni di studiosi. A ricordarlo è Bernardo Spagnolo, professore di Fisica teorica all’Università di Palermo, che di quella visione è oggi uno dei testimoni più attivi. «Zichichi è stato un grande costruttore di istituzioni scientifiche perché ha voluto plasmare un’idea di Università fondata sulla ricerca viva, sul contatto diretto tra scienziati di altissimo livello e giovani ricercatori. Il suo obiettivo era accendere una luce, creare un confronto diretto che non fosse quello formale dei convegni, ma un dialogo autentico».
Questa idea prende forma nel 1963, quando nasce a Erice il Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana”. Non un semplice luogo di incontri accademici, ma un laboratorio permanente di pensiero. «Le scuole di Erice - spiega Spagnolo - erano costruite con pochi docenti senior, di livello internazionale, e moltissimi studenti, dottorandi, post-doc. L’obiettivo era metterli allo stesso tavolo, annullare le distanze, creare una comunità scientifica vera». Un modello che ha fatto scuola nel mondo e che ancora oggi continua a generare effetti. «Questa è un’idea che ho capito, abbracciato e che cerco di portare avanti. Far venire grandi scienziati, anche premi Nobel, e metterli a contatto diretto con gli studenti non è mai una ricaduta marginale: è formazione pura».
Ma Zichichi non è stato soltanto un architetto della conoscenza. È stato anche un uomo che ha usato la scienza come strumento di pace, in uno dei momenti più tesi della storia contemporanea. Durante la Guerra Fredda, a Erice riuscì a far dialogare scienziati americani e sovietici impegnati nei programmi nucleari dei rispettivi Paesi. «Li metteva allo stesso tavolo - ricorda Spagnolo - e li faceva parlare. Da questi incontri nacquero documenti importanti, firmati da premi Nobel, che affermavano un principio chiaro: lo scienziato non può restare al balcone mentre il mondo si distrugge».
Un principio che ancora oggi guida l’attività del Centro Majorana, diventato punto di riferimento internazionale non solo per la fisica delle frontiere, dalla materia oscura al neutrino di Majorana, dalle nuove particelle oltre il Modello Standard alle ricerche ospitate nei Laboratori del Gran Sasso, ma anche per una visione etica della scienza. Zichichi è stato, inoltre, un grande divulgatore. Capace di parlare di fisica complessa al grande pubblico, ha portato la scienza nelle case degli italiani, senza mai rinunciare al rigore.
E ha difeso con forza una posizione spesso fraintesa, ma profondamente filosofica: l’assenza di contraddizione tra fede e scienza. «Non è un’affermazione religiosa - chiarisce Spagnolo - ma metafisica. Significa riconoscere che il piano della conoscenza scientifica e quello della fede non si escludono. Questa visione ha influito, forse per osmosi, sulla formazione di molti». Qual è, allora, l’eredità più viva che Zichichi lascia oggi a chi insegna e fa ricerca a Palermo? «Mettersi sempre in discussione. Non avere paura della verità scientifica. Sapere che la verità non è un luogo da raggiungere, ma qualcosa a cui ci si avvicina passo dopo passo».
Erice con il suo centro di Cultura “Ettore Majorana”, resta il segno tangibile della sua eredità e il suo lascito più alto e simbolico: un luogo che continua a generare futuro, a formare giovani manti, dove la scienza non è mai stata separata dall’umanità, dalla responsabilità, dalla pace. Antonio Zichichi ha portato la su terra nel cuore della scienza mondiale senza mai piegarla ad un ruolo marginale. Ha dimostrato che anche da qui, dal Sud, si può parlare al mondo intero con autorevolezza, visione e libertà di pensiero.
Zichichi non è stato uno scienziato chiuso nel proprio tempo, ma un uomo capace di guardare oltre, di interrogare il presente senza paura e di immaginare ciò che ancora non conosciamo. Per questo oggi non lo ricordiamo soltanto come un grande fisico, ma come un grande uomo, un orgoglio della nostra terra e una coscienza che continuerà a parlarci ogni volta che la conoscenza sceglierà il futuro.
La vita del professore Antonio Zichichi è stata proprio una vita spesa non solo a capire il mondo, ma a prendersene cura. Con la sua scomparsa, la Sicilia perde uno dei suoi interpreti più profondi e visionari, capace di portare la Sicilia e un piccolo borgo come Erice al centro del pensiero scientifico internazionale.
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